La Serenissima si guardò bene dal vendere le armi agli arabi. L’Italia, invece…

repubblica-venetadi GILBERTO ONETO –  Venezia ha tenacemente combattuto gli aggressori islamici per un millennio, ma non ha mai cercato di invaderne le terre,
di conquistarne i territori, o di imporre i suoi modi di vita o il suo dominio politico. Venezia aveva costruito la sua potenza e la sua ricchezza sul commercio
marittimo e aveva bisogno della massima libertà di movimento per le sue navi e per i suoi mercanti. Aveva costellato il Mediterraneo orientale di
basi, di colonie commerciali, di fondachi e di depositi per le merci, di punti di convergenza di carovane, di porti sicuri di imbarco delle merci. Ogni volta che i suoi soldati sono intervenuti è stato solo per difendere queste basi commerciali e diplomatiche e per garantirsi la libertà di movimento. Quando ha occupato territori o isole di una certa consistenza (la Morea, Cipro, Candia o Negroponte) lo ha fatto per difendere i suoi interessi in qualche modo compromessi dal disfacimento dell’Impero d’Oriente e dall’inesorabile avanzata turca. Ogni volta che è stata attaccata si è difesa con energia e determinazione: tutte le sue guerre mediterranee sono state provocate da aggressioni musulmane alle sue basi o alla sua libertà di movimento.

 

Salvo alcuni periodi limitati, Venezia non ha però mai smesso di intrattenere rapporti commerciali con tutti i possibili interlocutori, Turchi compresi. Proprio in virtù dell’energica difesa dei suoi interessi consolidati, la Serenissima ha potuto continuare a vendere, comperare e trasportare merci dall’Oriente all’Europa con grandi vantaggi per la sua economia ma anche di quella dei suoi partner, compresi quelli con cui spesso si prendeva a cannonate. In questo spirito non ha mai posto alcun limite all’intraprendenza della sua gente, né ai generi che venivano commerciati con una sola e significativa eccezione: non si potevano esportare agli islamici armi, tecnologie e materiali bellici. Il divieto era fatto rispettare con rigorosa severità: i segreti dell’Arsenale erano puntigliosamente difesi, ogni fuga di informazioni era punita con durezza, ogni contrabbando di armi costava carissimo a chi ci aveva provato. Anche questa severità ha contribuito a fare di Venezia una potenza militare di prim’ordine sia per l’abilità dei suoi soldati e marinai, che per la straordinaria qualità dei suoi armaioli e del prodigioso sviluppo tecnologico dei suoi laboratori. Questa sua attitudine alla difesa della sua libertà commerciale è testimoniata anche dal tipo di capacità militare degli uomini imbarcati sulle sue navi, proprio di quella “Fanteria di marina” da cui i Lagunari si vantano di discendere. Si trattava di soldati – in genere Schiavoni dalmati – abili sia nell’arte della navigazione che in quella delle armi (ma che non disdegnavano neppure di arrotondare la paga effettuando piccoli commerci in proprio), che combattevano sul mare, ma anche – all’occorrenza – sulla terra.

 

Il termine stesso di “Fanteria di marina” è significativamente diverso dalla denominazione di “Fanteria da sbarco” che è invece caratteristica di altri
corpi degli eserciti moderni, primi di tutti i famosi Marines (sia inglesi che americani), che sono essenzialmente impiegati come truppe d’assalto e di occupazione.
Il mondo moderno e l’Europa in particolare non hanno saputo trarre beneficio dall’insegnamento storico veneziano e, invece di limitarsi a difendere
la propria libertà di commercio, hanno cercato di occupare e appropriarsi delle fonti di ricchezza altrui. Ma hanno fatto di peggio: hanno venduto (quando non regalato) armi e tecnologia bellica ai musulmani. Due errori che stiamo tutti pagando molto caro. A questo punto, in un rigurgito di saggezza, l’Occidente (almeno quello europeo) dovrebbe cercare di riprodurre l’oculata politica veneziana nei confronti della mai sopita e ora rinnovata aggressività islamica: costruire una solida rete di rapporti economici e commerciali con i Paesi arabi ma evitare in maniera molto scrupolosa di mettere il naso nei loro affari e a casa loro e – ovviamente – impedire che loro lo facciano a casa nostra. Dovrebbe poi porre un rigidissimo embargo su tutti i prodotti bellici e strategici: oggi tutte le armi automatiche, i missili, i sistemi d’arma, gli esplosivi, i marchingegni elettronici che usano gli islamici sono importati da fuori. I Veneziani non hanno mai commesso errori del genere. I Veneziani non si sono poi neppure mai fatti invadere né violentemente, né pacificamente:
con gli islamici intrattenevano rapporti, i loro mercanti venivano a Venezia e vi tenevano fondachi, ma non pretendevano di importare oltre alle
merci, usi, leggi e religione. Ci stavano il tempo necessario per fare i loro affari e basta. Oggi, oltre agli altri guai, l’Occidente si è fatto invadere.

 

A Venezia c’erano solo pochi discreti e sorvegliatissimi mercanti che evitavano di creare problemi di convivenza culturale. Otello è stata una esemplare eccezione.

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3 Comments

  1. Giancarlo says:

    Infatti è deplorevole se non colpevole che sia l’italia, in primis, che l’Europa non abbiano fatto tesoro della storia del passato e guardato alla Serenissima come esempio da seguire e perseverare.
    Chi non rispetta sé stesso è destinato a soccombere. Il mondo non è ancora maturo per certe visioni che molti politici italioti continuano a propinarci senza nemmeno valutare quale futuro ci aspetta.
    Direi a questo punto che forse tutti questi sbarchi in Italia sono benvenuti dalla grande industria e a molti professionisti sia della politici che dei sindacati stessi, perché solo creando un’enorme bisogno di lavoro si possono abbassare le paghe e i diritti sin qui conquistati dai lavoratori italiani.
    Il debito pubblico e i fallimenti bancari li pagheranno gli italiani piaccia loro o non piaccia.
    E’ una politici sporca perché il fine ultimo e quello di salvaguardare le varie caste e castine italiote a danno di tutti gli italiani estranei ai giochetti di potere e dei loro tornaconti.
    Ci sono più di 3 + 3 milioni di italiani disoccupati o che hanno persino rinunciato a cercare un lavoro da tanto poco, pochissimo che ce né, eppure si continua a mantenere una politica a favore dell’immigrazione selvaggia e senza alcun riguardo se chi viene ( parlo non dei rifugiati veri, ma di quelli economici) ha o non ha titoli per poter un domani lavorare in italia. Tutta manodopera a basso, bassissimo costo, anche in nero, soprattutto in nero e ciò è strategico per tenere a galla l’italia.
    Ma sino a quando ?
    WSM

  2. caterina says:

    e come vinsero i turchi nella battaglia di Lepanto dopo due anni di alterne vicende? in tutta segretezza costruirono nel vecchio arsenale di Venezia navi innovative fornite di cannoni laterali… e fu la trappola mortale per la flotta turca!
    I grandi alberi maestri li issarono alle foci del Tronto dove erano fatti arrivare fluitando nelle acque da Spelonca… vi salirono poi più di cento marchigiani per ingrossare le fila veneziane.
    Ne tornarono diciannove, e in memoria del sacrificio dei loro compaesani a Spelonca fu consegnato il vessillo strappato alla flotta turca e lì si commemora ogni due anni la vittoria…
    Questa era la Serenissima! Intelligenza, strategia, lungimiranza, equanimità… non sarebbe durata tredici secoli se così non fosse stato… Dovremo esserne consapevoli eredi quando saremo nuovamente liberi!

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