La Scozia fa il pieno! Indipendenza più vicina. Trionfa Johnson nel voto britannico

Prima breccia nel muro rosso del Nord dell’Inghilterra. Passa al Tory Iain Levy lo storico collegio minerario laburista di Blyth Valley, in mano alla sinistra dal 1950, ma pro Brexit e preso di mira apertamente da Boris Johnson. Restano invece al Labour i collegi ugualmente rossi di Newcastle, dove è stata confermata deputata con netto vantaggio Chi Onwurha, e di Sunderland, dove comunque i laburisti perdono un 12% di voti a vantaggio dei conservatori, il cui candidato è secondo a un’incollatura, e Brexit Party.

Trionfo a valanga per Boris Johnson: il voto delle elezioni britanniche, secondo l’exit poll di Ipsos Mori diffuso dalla Bbc, assicura stasera una larga maggioranza assoluta Tory alla prossima Camera dei Comuni inseguita dal primo ministro per sigillare la Brexit e portare formalmente il Regno Unito fuori dall’Ue il 31 gennaio. Secondo questi dati, il partito conservatore ha incassato 368 seggi su 650, mentre al Labour di Jeremy Corbyn ne vengono attribuiti solo 191 (peggio delle attese) e all’intero fronte pro referendum bis 260 circa.

 Il risultato laburista segnalato dagli exit poll (191 seggi), se confermato, è da considerarsi un tracollo per il partito guidato da Jeremy Corbyn. Deludenti anche i numeri attribuiti ai Lib-Dem, che otterrebbero soltanto 13 seggi, mentre 55 seggi andrebbero agli indipendentisti scozzesi (Snp). Da questi dati la nuova formazione guidata da Nigel Farage, il Brexit Party, non registra alcun seggio. In particolare il risultato del Labour è il peggiore dal 1935. Il politologo Michael Thrasher afferma che Corbyn sarà ricordato tra “i peggiori leader laburisti della storia”. Il cancelliere dello Scacchiere ombra, John McDonnell, braccio destro di Corbyn, rinvia da parte sua le decisioni su eventuali dimissioni ai risultati ufficiali. Ma ammette che il voto “è stato dominato dalla Brexit”. Nelle scorse elezioni, nel 2017, il partito laburista ottenne 262 seggi. Nella consultazione elettorale di due anni fa i conservatori, allora guidati da Theresa May, ottennero 317 seggi, sotto i 326 necessari per avere la maggioranza ai Comuni. I Tory guidati da Boris Johnson, stando a queste indicazioni, ne otterrebbero 50 in più. E’ considerata, poi, buona l’indicazione relativa agli indipendentisti scozzesi: gli exit poll vi attribuiscono 55 seggi, sul totale di 59 seggi scozzesi. I Lib-Dem, invece, nelle scorse elezioni di seggi ne ottennero 12 e in questa tornata speravano in un risultato migliore, sull’onda del dibattito sulla Brexit e della nuova leadership affidata a Jo Swinson.

 

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2 Comments

  1. Adesso abbiamo l’esempio di come si deve procedere.
    Visto che nemmeno un referendum sulle autonomie è servito, dobbiamo servire su un piatto freddo la nostra determinazione a farla finita con le ipocrisie di roma.
    Con partiti indipendentisti che arrivino ad avere la maggioranza assoluta nelle proprie regioni la strada per l’indipendenza è aperta.
    Lo stato centrale e la stessa Consulta non possono ignorare cosa accadrà alla Scozia se riuscirà ad ottenere l’indipendenza dalla Gran Bretagna. L’autodeterminazione dei Popoli avanza e questo è un fatto anche se non ancora concretizzato al 100%.
    Il futuro è delle piccole nazioni e non dei mega store globalisti. Di ex URSS non c’è né bisogno.
    WSM

  2. In Scozia e Catalogna chissa’ cosa penseranno del fatto che in Italia tutti i partiti in Parlamento sono contro o indifferenti alle autonomie e all’indipendenza anche in altri Stati e che l’opposizione e’ rappresentata dalle sardine bravi nel dire chi non gli piace ma incapaci di dire da chi vogliono essere governati.I leghisti federalisti ci sono ancora e si ritrovano ogni Sabato alle 17.00 a Varese nel prato fuori il Municipio,venga chi non rinuncia all’autoterminazione dei popoli .

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