Se la Russia è una grande opportunità per l’Europa, ma non per i media italici

di GIORGIO CALABRESI

Sabato 5 ottobre, all’Hotel cavalieri di Milano, si è svolto il convegno su “Identità versus Ius soli”, organizzato dalla Fondazione federalista per l’Europa dei Popoli, presieduta dall’onorevole Borghezio. Al termine dell’affollato convegno, si è svolto un dibattito sulla “svolta di Putin” e sulla Russia attuale che, a detta dei relatori (i giornalisti Gianluca Savoini, Max Ferrari e Alberto Rosselli), non gode di buona stampa da noi in quanto “politicamente scorretta” su argomenti quali immigrazione, sovranità nazionale, politica estera, diritti civili alle minoranze. Ma che invece dovrebbe rappresentare una grossa opportunità per un’Europa in piena crisi non solo economica, ma anche e soprattutto di identità e prospettive.

Pubblichiamo una sintesi dell’intervento di Gianluca Savoini, da sempre attento agli sviluppi geopolitici dell’area russa.

“Non passa giorno senza che  qualche giornalone italiano presenti ai suoi lettori la raffigurazione di una Russia pericolosamente vicina alla riedizione della vecchia URSS: libertà di stampa in pericolo, avversari politici spediti in galera in Siberia o addirittura eliminati fisicamente, dissidenti mandati in campi di lavoro forzato e via elencando.

Sembra che il tempo si sia fermato agli anni Settanta o Ottanta, a leggere simili articoli. Invece, per fortuna, il tempo è passato e siamo nel 2013. E, sempre per fortuna, di quell’URSS non resta più traccia, se non nei libri di storia.

Eppure assistiamo ad una nemmeno tanto subdola forma di propaganda anti-russa alimentata a regola d’arte evidentemente da potentati economico-finanziari occidentali che guardano di cattivo occhio le politiche del presidente  Vladimir Putin, deciso a restituire alla Federazione Russa un ruolo importante all’interno dello scacchiere internazionale.

Che Putin possa essere un nostalgico dell’Unione sovietica, come da alcuni è stato dipinto, è assolutamente una fola ridicola. Che invece ben determinati gruppi di potere rimpiangano il predecessore di Putin, il defunto Boris Eltsin, è cosa appurata. Quando c’era lui, il “buon Boris”, logica emanazione del “buon Gorby” (Gorbaciov, il liquidatore dell’URSS), gli esegeti del Nuovo Ordine Mondiale post-Guerra fredda dormivano sonni molto tranquilli. La Russia infatti non contava pressoché più nulla; e le vicende delle guerre all’Iraq di Bush padre, il conflitto balcanico degli anni Novanta e l’aggressione della Nato alla Serbia per la difesa del Kosovo (e adesso ne vediamo i bei risultati) lo hanno dimostrato.

Dal 2000 le cose però hanno cominciato a cambiare, con la prima presidenza di Putin. La Russia poco alla volta si è risollevata dalle macerie della “più grande catastrofe geopolitica del XX secolo” (Putin dixit) e ha cominciato a riattivare i reticolati diplomatici e i rapporti commerciali con i Paesi vicini e lontani, senza sottostare troppo ai diktat di chi avrebbe preferito aver per sempre a che fare con una Russia debole e frastagliata, in piena crisi economica e demografica, attraversata da conati di terrorismo separatista musulmano.

Ma è dallo scorso anno, dalla rielezione di Putin alla presidenza della Federazione, dopo la parentesi di Medvedev, che si è acuita la propaganda antirussa sui mezzi di comunicazione occidentali. La crisi economica mondiale e l’indebolimento degli Usa, le turbolenze nordafricane sponsorizzate dal disastroso intervento di alcune nazioni europee e degli immancabili americani, il Medio oriente nuovamente sul punto di incendiarsi a causa della questione siriana (e grazie proprio alla Russia si è evitato un intervento militare americano), hanno riportato in auge, mai come prima negli ultimi 25 anni, la politica estera russa.

Di qui la necessità, per chi ancora vorrebbe restare il “padrone del vapore”, di ingigantire alcune vicende  e alcuni interventi dell’amministrazione di Mosca per convincere l’opinione pubblica occidentale ad aver ancora una volta paura dell’orso russo, non più sovietico, ma quasi.

 

Anche perché Putin sta diventando sempre più l’alfiere del “politicamente scorretto”. L’ultimo suo intervento pubblico in materia di immigrazione, ad esempio, la dice lunga sulla distanza siderale tra il pensiero del Presidente russo e quello che serpeggia nei “think-tank” euro-americani (ma assai meno tra i popoli d’Europa). Mentre i governanti di Italia, Francia, Inghilterra, Usa eccetera non perdono l’occasione di esaltare l’immigrazione di massa, eliminando o cercando di eliminare qualsiasi legislazione che possa controllare il flusso migratorio, sentite cosa ha dichiarato Putin poche settimane fa: “Gli Europei si stanno estinguendo, non lo capite? Ogni diritto delle minoranze deve essere rispettato, ma il diritto della maggioranza non può essere messo in discussione”.

Come a dire: i sociologi, i filosofi, i politologi che rappresentano ben determinate correnti di pensiero, non sono la maggioranza della popolazione che invece certi problemi li patisce quotidianamente sulla propria pelle.

E ancora: “Ogni nazione approva le leggi che ritiene, ma lasciate fare alla Russia le proprie scelte secondo il nostro modo di vedere”. Alla faccia di chi invece sostiene che i “valori” occidentali sono i migliori e vanno esportati in tutto il resto del mondo, anche con la forza, se necessario.

Ecco quindi il vero motivo di tanta acrimonia contro la Russia di oggi, che fino a prova contraria è un paese democratico, in cui si svolgono regolari elezioni ed è previsto il diritto di manifestare contro le politiche governative, proprio come in tutti i Paesi occidentali. L’unica differenza (e che differenza!) sta nel fatto che in Russia sono tornati di moda, grazie all’amministrazione Putin, termini quali sovranità nazionale, difesa delle identità culturali, critica della globalizzazione a senso unico. E si capisce che è molto più facile veicolare il timore anti-russo in Occidente prendendo spunto da vicende quali la condanna delle  “Pussy Riot” o l’arresto dei militanti di Greenpeace nel Mare Artico che non dicendo le cose come stanno: che una Russia tornata a svolgere il suo ruolo di potenza mondiale non piace a chi l’aveva frettolosamente ridotta a caricatura di se stessa.

Ma questa Russia rappresenta invece una grossa opportunità per l’Europa, non soltanto a livello commerciale ed economico. Rinsaldare ulteriormente i rapporti con quel grande Paese, peraltro tradizionalmente legato alle vicende europee da secoli e molto vicino per cultura e credo religioso ai  popoli europei, potrebbe rappresentare una grande speranza di sviluppo e di rinascita del Vecchio Continente, alle prese con una delle più grandi crisi della sua storia.

 

 

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5 Comments

  1. Jesse James says:

    L’intervento di Savoini è semplicemente perfetto. Speriamo che la Lega possa stringere seriamente rapporti con gli ambienti politici russi.

  2. pippogigi says:

    Ho conosciuto diversi russi, l’unica cosa che rimpiangono del comunismo è l’ordine pubblico (ma anche mia nonna che fascista non lo era di certo diceva che sotto il fascismo i lazzaroni, gli sfaticati, le teppe venivano manganellati e trovava la cosa positiva). Gli unici in Russia a rimpiangere il comunismo sono i nullafacenti, modello dipendente pubblico italiano, che abituati a fare nulla dal mattino alla sera, senza alcuna capacità, con il crollo del comunismo hanno perso tutto, lavoro in primis.
    La popolazione russa è di 150 milioni di abitanti, una terra piena di risorse prime, petrolio, gas, diamanti oro.
    Se anche solo l’1% della popolazione russa fosse milionaria, sarebbero 1,5 milioni di persone. Immaginatevi di intercettarne solo il 10%, sarebbero 150.000 russi che potrebbero investire, acquistare, spendere in Padania.
    Infine con l’indipendenza e l’uscita dall’Unione Europea una partnership con un paese così vasto, pieno di materie prime, bisognoso di tecnologie ma con tecnologie da offrire (pensate al lancio di satelliti, non potrebbe essere che positiva ed affrancarci dall’influenza americana che alla fine ho il sospetto che sia ancora l’unica a manovrare per farci restare sotto l’occupazione italiana.

  3. Diego Tagliabue says:

    Alle ZECCHE ROSSE brucia il fatto di aver perso la vecchia URSS, che aveva fatto ben peggio di Putin, ma nessun COMUNISTA di Fallimerdaglia osò protestare!

    Al contrario, PORCI come Napoletame innegiarono alle REPRESSIONI di BUDAPEST e PRAGA, definendo gli insorti come “teppisti” o “terrore bianco”.

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