La rivoluzione? Mandela aveva detto: studiate!

di BE. BA.


L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo.

Di Mandela tutti celebrano la memoria utilizzando le sue frasi come fossero dei Baci Perugina o degli aforismi per facebook.

Ma questa frase, più di tutti, colpisce come arma della rivoluzione, un po’ gramsciana, ma tra tutte la migliore, che parte dalla cultura ed è il presupposto, la condizione per fare politica, per costruire i partiti. Il mondo si cambia studiando. Oggi vogliono dirci che cambia solo facendo le primarie dei partiti. Magari, fosse questa la via più breve.

Serve il coraggio, serve la dedizione, non il populismo. Non serve neppure comperare i giornalisti e i giornali per assecondare il corso degli eventi e vincere i congressi. Né calunniare il nemico scomodo con la violenza verbale degli irascibili tronfi di sé.

Serve conoscere l’Arte della guerra, “avendo pochi uomini mentre il nemico ne ha tanti, posso usare i miei pochi per colpire i molti perché essi sono divisi”. O  il De bello gallico di Cesare e la sua divisione della Gallia, che ci ricorda chi siamo e chi ci aveva conquistato, trattandosi di rispolverare  la Gallia Cisalpina, Cispadana e Transpadana a seconda che fosse a Sud o a Nord del Po e che contiene in parte gli spazi della nostra Lombardia, del Nord Ovest. Perché lì eravamo stati occupati.

O si tratta di ricordare ogni tanto von Mises e i suoi studi di economia, per raccomandare ai governi cosa non fare. Serve ricordare il discorso della montagna citato da Matteo, “Il vostro parlare sia sì sì o no no”.  E se il parlare è stolto, oggi ci pensa la polizia postale a recuperare il dio di turno che sentenzia. D’altra parte il Censis spiega bene che il Paese è diventato sciapo, privo di speranza, inidentitario, senza direzione. La direzione è quella indicata dalla casta: non cambiare, assumere nelle scuole un’istruzione che assecondi il nuovo ordine del meticciato citato anche da Scola.

Siamo stati diseducati, possediamo sempre meno parole di prima. Le abbreviamo e storpiamo per messaggiare più in fretta. Poi accorciamo gli spazi del pensiero distribuendo le poltrone non per sapere ma per potere. Il vuoto che ha creato così la politica, circondandosi di nullatenenti cerebrali nei grattacieli di Lombardia, che nulla lasceranno dopo il loro passaggio, tranne che le consulenze, impone di cantare l’inno che un amico già schernito per la sua indipendenza, aveva di recente rilanciato sul web. Lo condivido e lo canto anche io, perché tutto si può comperare, tutto si può mettere in vendita, come diceva Tacito e chi era viziato da questa consuetudine,  pensava che come se stesso  anche tutti gli altri fossero parte del mercimonio. Non tutto. E non tutti. Non ci sono valori che si vendono.

Ecco, ci sono partiti e giornalisti che si alleano con i partiti che dipendono dai poteri forti. Sono insomma degli “indipendenti” al soldo di chi è già al soldo. Una sottocategoria di partiti e di informazione. Hanno azzerato e desertificato “chiamando questo pace”, per non dimenticare ancora Tacito.

Mandela, che non parlava di primarie ma di coraggio, sapeva che la conoscenza e la formazione erano i pilastri della libertà. Dell’uomo libero dalla schiavitù del denaro facile e delle poltrone facili. Noi lo affianchiamo a Bertolt Brecht, in questi giorni di primarie e nulla più.

L’analfabeta politico

Il peggiore analfabeta

è l’analfabeta politico.

Egli non sente, non parla,

né gli importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,

il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,

dell’affitto, delle scarpe e delle medicine

dipendono dalle decisioni politiche.

L’analfabeta politico è così somaro

che si vanta e si gonfia il petto

dicendo che odia la politica.

Non sa, l’imbecille, che dalla sua

ignoranza politica nasce la prostituta,

il bambino abbandonato,

il delinquente e il peggiore di tutti i banditi,

che è il politico imbroglione,

il mafioso corrotto,

il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

 

Bertolt Brecht

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Va ben, lo sanno tutti ormai perche’ la ripeto spesso:
    io ho vinto contro i POTENTI ma ho perso contro l’IGNORANZA.
    Quest’ultima, non abita solo nei bassi, e pazienza perche’ non fa danni visto che loro non decidono NULLA, MA PROPRIO NULLA; essa abita e purtroppo nei PALAZZI, e i danni sono PALPABILI.
    Aggiungiamo poi, per consolarci, che: il PALAZZO POGGIA DA SEMPRE VERSO IL BASSO..!
    Domandina facile: chi abita nel PALAZZO..?
    Quando si aprira’ la caccia in Piazza Loreto, dite: chi fara’ la parte della selvaggina..?
    Seconda domanda: ma ci sara’ l’apertura della caccia..?
    Ai posteri l’ardua sentenza.
    Amen

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