La rivoluzione mancata. Se l’Istria avesse resistito…

OTTOCENTO: Il 1848STORIE ISTRIANE
La costituzione della repubblica di Venezia, per opera di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, aveva destato non poche simpatie da parte degli istriani, che auspicavano la rinascita dell’antica Serenissima, il cui ricordo era ancora vivo.
Si attendeva una sollevazione generale dell’Istria per il 25 aprile 1848, giorno in cui si celebra il patrono di San Marco, che avrebbe rappresentato una sorta di “dedizione” di questa terra alla città lagunare.
Non si hanno però elementi che confermino se esistesse veramente un’intenzione di insurrezione, bloccata, poi, all’ultimo momento.
Si parlava comunque dell’istituzione di una “legione istriana” pronta a sbarcare sulle coste della penisola.
Il governo di Vienna, per precauzione, inviò nuove truppe a Pirano e a Rovigno.
Con lo scoppio delle ostilità con il regno di Sardegna, gli austriaci pubblicarono un annuncio in lingua slovena e croata, dal tono fortemente anti italiano.
Quest’ultimo invitava la componente slava della regione a rimanere fedele alla corona e al contempo di opporsi con tutte le forze ai piani separatisti degli italiani colà residenti.
Il testo ricordava poi “che il Litorale prima che i Veneziani se ne impossessassero era tutto slavo, e che Venezia lo aveva in parte italianizzato” (sic).
Questo fu uno dei primi tentativi atti a falsificare la storia dell’Istria, misconoscendo la popolazione italiana dell’Adriatico orientale, presentando questa regione come una terra slava “ante litteram”.
Non si teneva conto, invece, dell’eterogeneità della composizione etnica della penisola, con le sue peculiarità, che in buona parte rispecchiavano ancora gli aspetti delle comunità della fase finale dell’antico regime.
La rivoluzione del 1848 portò in Istria alcuni cambiamenti di fondamentale importanza, come, ad esempio, l’abolizione del sistema feudale.
Con il venir meno di quest’ultimo, nell’Istria cosidetta “veneta” scomparvero 16 possedimenti feudali, ed un numero ancor maggiore, invece, nell’ex Contea di Pisino.

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