La ripresa economica è una balla e l’egemonia tedesca fa male all’Europa

di FABRIZIO DAL COL

Ieri il Financial Times ha pubblicato un testo, “il monito degli economisti” (“The Economists’ Warning”), un documento ispirato e promosso da due italiani, Emiliano Brancaccio e Riccardo Realfonzo (Università del Sannio) e sottoscritto da alcuni tra i principali esponenti della comunità accademica internazionale, appartenenti a varie scuole di pensiero, e  tra questi Philip Arestis (University of Cambridge), Wendy Carlin (University College of London), Giuseppe Fontana (Leeds and Sannio Universities), James Galbraith (University of Texas), Mauro Gallegati (Università Politecnica delle Marche), Eckhard Hein (Berlin School of Economics and Law), Alan Kirman (University of Aix-Marseille III), Jan Kregel (University of Tallin), Heinz Kurz (Graz University), Alfonso Palacio-Vera (Universidad Complutense Madrid), Dimitri Papadimitriou (Levy Economics Institute), Pascal Petit (Université de Paris Nord), Dani Rodrik (Institute for Advanced Study, Princeton), Willi Semmler (New School University, New York), Engelbert Stockhammer (Kingston University), Tony Thirlwall (University of Kent).ed anche: Georgios Argeitis (Athens University), Marcella Corsi (Sapienza University of Rome), Jesus Ferreiro (University of the Basque Country), Malcolm Sawyer (Leeds University), Sergio Rossi (University of Fribourg), Francesco Saraceno (OFCE, Paris), Felipe Serrano (University of the Basque Country), Lefteris Tsoulfidis (University of Macedonia).

La crisi economica continua a mordere, e la ripresa economica prevista dagli addetti ai lavori, politici e industriali, con tanti saluti alle cornacchie di governo, non ci sarà nemmeno per il 2014. Il giornale L’Indipendenza ha sempre tenuto la sua linea di scetticismo e si è sempre distinto per aver ribadito, in tempi non sospetti, che la possibilità di salvarsi dell’Europa e dell’euro era da considerarsi vicino allo zero. Oggi “ il monito degli economisti” conferma ciò che su questo giornale si è sempre detto e scritto, ovvero motiva nei dettagli la politica fallimentare europea, e rileva invece come le politiche del rigore si siano dimostrate una vera e propria catastrofe. Come una parte della comunità accademica aveva previsto, la crisi sta rivelando una serie di contraddizioni nell’assetto istituzionale e politico dell’Unione monetaria europea. Nel giugno 2010, ai primi segni di crisi dell’eurozona, una lettera sottoscritta da trecento economisti (http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/lettera-degli-economisti/#.UkB6NjVH7ct ) lanciò un allarme sui pericoli insiti nelle politiche di “austerità”: tali politiche avrebbero ulteriormente depresso l’occupazione e i redditi, rendendo ancora più difficili i rimborsi dei debiti, pubblici e privati. Intanto, non paghi del disastro avvenuto, i burocrati europei continuano ancora oggi a sostenere la via sbagliata, e credono che l’applicazione delle riforme strutturali, richieste ai PIIGS, sia sufficiente a far ripartire il Sud Europa. In molti profetizzano veri cambiamenti, ma fino a quando non si deciderà di modificare completamente la politica economica europea, tali cambiamenti non potranno concretizzarsi.

Le politiche deflattive, praticate nel corso degli anni dalla Germania, hanno determinano una montagna di squilibri  tra i paesi della zona euro,  e adesso la Germania vuole che a farsi carico del problema siano i soli paesi periferici, con il conseguente rischio concreto di nuove crisi bancarie e di una desertificazione produttiva di intere regioni europee, quando invece sarebbe necessario un coordinamento di tutti gli Stati Europei. L’Idea di costituire una Europa politica partendo dalla moneta si è dimostrata una idea fallimentare e gli squilibri determinati dalle scelte sbagliate altro non hanno fatto se non incentivare le differenze tra gli Stati interessati.  E adesso la Germania dovrà rivedere la sua politica egemone sull’Europa, altrimenti sarà legittimo che gli Europei inizino a sospettare che i tedeschi abbiano ancora intenzione di formare il quarto Reich.

 

 

 

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16 Comments

  1. giuliano says:

    X il sig Tagliabue, non credo sia solo il veneto e la lombardia ha pagare, e non e’ vero che quando le cose vanno bene e’merito vostro e quando vanno male e’ colpa di altri. Io sono marchigiano e le cose funzionano bene almeno come da voi, ma non chiediamo l’indipendenza,o come alcuni dementi alto atesini di tornare allo stato della chiesa. Cerchiamo invece di dividere di unire questo paese iniziando a non votare piu i soliti partiti, e le solite persone, non e’ un teritorio che ci penalizza ma la classe politica ,al sud espressione della mafia, e al nord di mafia e interessi economici .

  2. Il problema, come sempre, è che si è predicato bene, e razzolato male. L’austerità non c’è mai stata né qui, né altrove. Per i governi canaglia come quello italiota, “austerità” vuol dire aumentare le tasse, senza toccare le spese, cosa ovviamente inutile, anzi suicida. “Austerità” significa tagliare drasticamente le spese non necessarie, o comunque non vitali, per provare a diminuire il carico fiscale o per dirottare le risorse liberate su scenari più produttivi, in modo da innescare il ciclo di crescita. Di certo politiche inflazionistiche o di spesa pubblica non servono a un benemerito, in quanto sono quelle che hanno portato alla crisi, così come quelle di inasprimento e polizia fiscale.

    • Paul Brembilla says:

      concordo su tutto

      fino a che non ci liberiamo del fardello itaglia, non potremo MAI trattare a testa alta con tutto il resto del mondo a partire dall’Europa

    • Albert Nextein says:

      Austerità per la gente comune.
      Spesa incontrollata, privilegio sfacciato, malagestione per il sistema pubblico.

  3. Silvia says:

    E se i tedeschi si rivolgono ad altri mercati, come la Cina, l’India, ecc. Avranno fatto 2 conti, prima, no?

    • Fabrizio says:

      Infatti. Bastava guardare ieri sera piazzapulita per capire il motivo. I tedeschi ormai comprano tutto in Cina e Giappone. Quindi, se non esportano tutto per loro diventa difficile.

  4. Diego Tagliabue says:

    Strana “egemonia”, visti i versamenti di 270 miliardi (dei totali 500) nel fondo salvastati EFSF e i 190 miliardi nel MES, più tutti i contributi alla UE (vedi grafico già dal 2009, cioè prima dela crisi del debito).

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d2/Nettozahlerundempfaenger2009.png

    La Lombardia d’Europa ne ha anche un po’ piene le palle di pagare e di beccarsi pure insulti da chi ha truccato conti, scroccato e, ora, esige pasti gratis.

    Comunque, auspico che Fallitaglia (ancora Paese contribuente per via di Lombardia e Veneto) esca dall’Eurozona insieme a tutti gli altri PIGS. Così potra attuare le tanto invocate manovre espansive.

    Quando, poi, i fallitaglioti si ritroveranno a fare la fila con carriole piene di carta straccia davanti a panetterie vuote, allora – forse – si ricorderanno di chi invocava la svalutazione e la MERDA SOVRANA, detta Lira 2.0.

    O forse anche no: sarà sicuramente ancora colpa del “Quarto Reich”, che non avrà voluto sobbarcarsi il peso del debito dei PIGS e della loro iperinflazione.

    • Fabrizio says:

      Infatti, è proprio strana. La Germania versa i soldi che ottiene grazie ak vantaggio economico ottenuto col cambio e con l’unificazione. Quando si accorgeranno che non potranno più vendere la loro tecnologia, saranno i primi a voler adottare una moneta alternativa. Intanto, potrebbero mettere a posto i bilanci truccati e trascrivere i debiti accomulati con le banche regionali, altro che impartire ordini idioti alla Grecia.

      • Paul Brembilla says:

        in itaglia chi vende forte sono Cina, Corea del Sud e Giappone

        le ultime auto tedesche sono auto blu, le restanti sono parcheggiate nei piazzali delle concessionarie

  5. LucaF. says:

    Emiliano Brancaccio (http://it.wikipedia.org/wiki/Emiliano_Brancaccio#Attivit.C3.A0_accademica) è un marxista di tendenze keynesiane apparso in varie trasmissioni tv, ne desumo che come lui i 300 firmatari siano anch’essi dei keynesiani e di marxisti che propongono l’erronea soluzione dell’inflazione monetaria e del New Deal.
    Ma che vuol dire “politiche deflattive praticate nel corso degli anni dalla Germania” in un sistema a moneta comune?.
    E’ una supercazzola di spiegazione che mira ad assolvere il fallimento delle ricette keynesiane basate sull’incremento della spesa pubblica e i principali responsabili di tali politiche (i politici) nell’area PIIGS!.
    La Germania è politicamente ed economicamente meno socialista dei PIIGS (come dimostra l’esito delle urne) dunque è più competitiva di altri Paesi.
    Altro che Merkel nazista ed altre idiozie simili!.
    Questi 300 keynesiani hanno subito lanciato un appello consapevoli che la Merkel avrebbe vinto alle urne, temendo una stretta ai prestiti stanziati da Berlino alla Grecia e un maggior rigore sullo sforamento dei bilanci degli Stati.
    Ora si aggrappano come i politicanti italioti, oltreché alla penna ad Hollande e alla SPD!…
    Altro che “un coordinamento di tutti gli Stati Europei o costituire una Europa politica”!!!!.
    I 300 keynesiani propongono la pianificazione verso il superStato socialista continentale.
    Il giornale L’Indipendenza si è sempre distinto per una linea editoriale euroscettica proponendo e spiegando in vari suoi articoli ricette economiche di scuola austriaca anti-inflazioniste sulla moneta e contrarie alla spesa pubblica.
    Forse Dal Col dovrebbe leggere di più anche quanto scrivono gli altri redattori del quotidiano onde non caldeggiare e proporre ai lettori ricette sbagliate e controproducenti.

    • gianluca says:

      L’Indipendenza ha sempre sostenuto una linea editoriale euroscettica e soprattutto contraria alla super Europa dei burocrati che non rispondono a nessuno. Poi fa parte del dibattito anche fra i propri collaboratori che vi siano posizioni diverse. Conosco Dal Col da anni e dubito che caldeggi un Super Stato Europeo per nulla liberale. Siamo per un’Europa dei popoli e delle Regioni con una impronta chiaramente liberista. Sul fronte invece delle ricette economiche specifiche mi fermo perché ammetto la mia impreparazione…
      glm

      • LucaF. says:

        @Gianluca

        Direttore, sono consapevole che L’Indipendenza ha sempre sostenuto una linea editoriale euroscettica e soprattutto contraria alla super Europa dei burocrati
        (che non rispondono a nessuno) puntando invece sull’Europa dei popoli e delle Regioni con una impronta chiaramente liberista.
        Non a caso mi domandavo se Dal Col ne fosse persuaso e consapevole di tale coerente linea editoriale.
        Così come è giusto che gli altri redattori possano avere spazi, per pubblicare idee e posizioni diverse senza censure, al contempo editorialmente, visto il tenore delle proposte presenti nell’articolo, forse andava inserito in Altre Campane dato che pur citando il FT fa riferimento a tesi più idonee al quotidiano Il Manifesto (presso il quale Brancaccio scrive)
        Dal Col nell’articolo ha scritto:

        “quando invece sarebbe necessario un coordinamento di tutti gli Stati Europei. L’Idea di costituire una Europa politica partendo dalla moneta (…)”

        Poi può darsi che sia una testuale trascrizione dell’appello o dl Brancaccio-pensiero senza le usuali virgolette; però tale frase prodiana inserita in una retorica da “indignados greco o talk show demagogico italione” (Merkel nazista, Quarto Reich…) di fatto ci conduce al Super Stato Europeo per nulla liberale e molto sovietico che il marxista Brancaccio evidentemente apprezza per deformazione culturale.
        Sulle ricette economiche, proprio perché vogliamo un’Europa liberista e non un’Europa italiana indebitata, dovremmo informare i lettori evitando di dar un alone di validità a ricette che aumentano il debito pubblico e la pianificazione riducendo il potere d’acquisto della moneta in tasca.
        Non basta essere anti-Ue o anti-euro per avere valide idee sull’exit strategy e sul dopo.
        Se ai nosti lettori diamo informazioni attestanti validità a ricette economiche sbagliate ed analoghe a quelle italiote, gli indipendentisti seguendole (alla luce anche di tale loro enunciazione su questa testata) agiranno economicamente sempre da italiani anche in caso di autodeterminazione politica.

        • gianluca says:

          A parte che il pezzo di Dal Col sta in indipendenti, dove si esprimono pareri non necessariamente in linea col giornale: altre campane mi sembrava inadatto per un commentatore che invece, su temi politici, è molto vicino a noi. Detto questo, che è un po’ un sofisma, penso che i nostri lettori abbiano gli strumenti per valutare. Personalmente ho anche io qualche perplessità su dove va a parare il ragionamento di Fabrizio, anche se a pelle penso che la Germania non sia tutto il bene e neppure tutto il male

    • Fabrizio says:

      Complimenti per “l’enfasi e il livore’. Proprio ieri sera, come del resto accade ormai in tanti altri dibattiti o addirittura con il dietrofront del FMI che ha ammesso l’errore per aver favorito il rigore e l’austerity, ho assistito in diretta alla demolizione della politica economca voluta dalla Germania.Mah ! Sarà, dubito che siano tutti comunisti; o che keggano così poco da prendere cantonate su indica zione di altri.

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