La riforma Hartz modello per l’Italia…. Lavori da 480 euro al mese, senza pensione

di GIOVANNI D’ACQUINOoccupazione-cercare-lavoro-21012-300x200

Se la Germania sventola dati sull’occupazione in crescita e sul calo della disoccupazione, non illudiamoci che sia l’Eldorado. Il trucco c’è.

Precarizzazione costante, lavori brevi, ma ripetuti. E’ il modello che paga, che gonfia i numeri ma che non genera equità. Eppure è il modello che piace al governo. Ecco qua. “C’è da pensare a una nuova relazione tra imprese e lavoratori, una relazione che non si può basare sul conflitto, in un mondo che cambia continuamente. Pensare alla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa. Da qualche parte lo hanno già fatto”. Lo ha detto il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, nel suo intervento a un convegno sul Jobs Act. Il ministro ha sottolineato poi l’importanza di politiche del lavoro fondate sull’interazione tra ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro per la riallocazione dei lavoratori disoccupati, “sul mercato del lavoro dobbiamo coniugare le politiche attive con quelle passive, come in Germania, ad esempio”. Questo è infatti il passaggio chiave.

 

Fu il governo del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder. a introdurre  nel 2002 una commissione per riformare le norme sull’occupazione.

E se me occupò l’ex manager Volkswagen Peter Hartz. Il quarto e ultimo stadio della legge (da cui il nome “Hartz IV”) è entrato in vigore nel 2005, come parte di un più complessivo ridisegno del welfare tedesco, la cosiddetta Agenda 2010.

Vediamo di cosa si tratta nell’agile sintesi tratta dal Fatto quotidiano (a firma di Tonino Bucci).

Le misure principali sono due. La prima è la limitazione del vecchio sussidio di disoccupazione a un massimo di due anni, trascorsi i quali subentra un contributo mensile di circa 480 euro (Arbeitslosengeld II), vincolato però all’obbligo di accettare qualsiasi lavoro venga offerto dalle agenzie di collocamento (i jobcenter), anche qualora l’impiego non corrisponda alla professionalità del lavoratore. La seconda consiste nell’aver istituzionalizzato le tipologie flessibili di contratto, a part-time, stagionali o a tempo determinato. Ma a far deflagrare il mercato del lavoro sono stati i cosiddetti minijob, contratti atipici a costo zero sul piano fiscale per gli imprenditori e con retribuzioni non superiori ai 480 euro mensili. Gli unici contributi previsti sono il minimo indispensabile da versare nelle casse della previdenza sociale, a carico dello Stato.

IL BILANCIO DELLA RIFORMA

Un regalo per le imprese tedesche, che possono disporre di un esercito di manodopera a basso costo e senza vincoli giuridici, da impiegare soprattutto in occupazioni a medio-bassa qualifica. Di fatto, un aiuto di Stato alla propria impresa nazionale. Il successo delle esportazioni tedesche e soprattutto la bilancia commerciale in attivo è, in gran parte, da ricondurre a questa disponibilità di manodopera, oltre che alla solidità di un sistema industriale e di apprendistato mai smantellato.

Le statistiche ufficiali ci dicono che oggi la Germania ha un tasso di disoccupazione tra i più bassi in Europa. Quello che i sostenitori della riforma Hartz IV definiscono il Jobwunder, il miracolo tedesco dei posti di lavoro, si traduce nella cifra di 41,8 milioni di occupati nel 2013, un numero in crescita per il settimo anno consecutivo, 0,6 % in più rispetto a quello precedente. E per il 2014 gli esperti prevedono un nuovo record.

I critici della riforma, però, fanno notare che all’aumento di posti non corrisponde una crescita economica. Nel 2013 il Pil tedesco è avanzato solo dello 0,4 %. Il segno che la creazione di nuovi posti di lavoro non è l’effetto della crescita economica, come comunemente s’intende, ma della semplice redistribuzione del lavoro che già c’era. Il volume complessivo di lavoro cresce infatti in misura molto ridotta, mentre la media di tempo lavorato per singolo occupato è in realtà scesa. Questo significa che dove in passato c’erano rapporti lavorativi a tempo pieno, oggi invece aumenta il lavoro precario e a part-time. La prova inequivocabile è la diffusione dei minijob che ormai riguardano all’incirca sette milioni e mezzo di tedeschi, quasi un quarto di tutti gli occupati. Per una parte di loro (2,7 milioni) si tratta di arrotondare lo stipendio. Per gli altri è pura sopravvivenza. Un “minijobber”, in un anno, può maturare al massimo una pensione di 4,45 euro al mese.

La Germania oggi è spaccata in due: da un lato, gli occupati che godono di retribuzioni alte, pensioni e assistenza sanitaria di qualità; dall’altro, una fascia di lavoro precario e bassi salari che non può neppure partecipare al gettito fiscale del paese.

IL MERKELLISMO E LA CRISI DELLA SPD

La riforma si è tramutata in un boomerang per il partito che l’ha varata e in un beneficio politico per Angela Merkel. La Spd ha pagato un duro prezzo. Non solo per le divisioni interne e la spaccatura con i sindacati – tradizionalmente una roccaforte della socialdemocrazia tedesca – ma anche in termini di frantumazione del proprio elettorato e di voti persi. Il punto più basso, i socialdemocratici, l’hanno toccato nelle elezioni del 2009: appena il23 per cento rispetto al 34,2 del 2005 e al 38,5 del 2002. Alle ultime elezioni per il Bundestag nel settembre scorso, nonostante abbia tentato di recuperare un’anima più “keynesiana”, la Spd si è fermata al 25,7. E, se non bastasse, alla sua sinistra è cresciuta la concorrenza della Linke, oggi il terzo partito tedesco con l’8,6 per cento e, non a caso, principale – se non unica – formazione a opporsi frontalmente alla riforma Hartz IV.

 

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2 Comments

  1. Frank says:

    Una volta tanto non è Paolo Barnard a scriverlo …

  2. Dan says:

    Domanda semplice semplice: anche supponendo di trovare tra i lavoratori degli entusiasti di questa manovra (massì dai ho studiato come un animale fino a 25 anni e sono costato decine di migliaia di euro alla mia famiglia e devo ringraziare se finisco a lavare i cessi, roba da rivalutare il proprio rapporto con la filosofia ed il karma) fino a quando questa gente potrà dormire e mangiare a casa dei genitori, queste cifre potranno anche andare bene ma quando la sicurezza del nido svanirà cosa succederà ?

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