Boni: Lombardia davvero non poteva dichiarare Bergamo zona rossa? Ma Lazio e Sicilia invece ne hanno fatte…

di Davide Boni – La Regione Lazio a fine marzo ha disposto la chiusura di fatto del territorio comunale della città di Fondi, in provincia di Latina, dopo un’esplosione di contagi da nuovo coronavirus.

In Sicilia lo stesso problema si è posto per la preoccupazione del dilagare del virus. Zona rossa sono diventate Villafrati (Palermo), Agira e Troina , in provincia di Enna e Salemi, in provincia di Trapani.

Ma allora, perché il presidente Fontana e l’assessore Gallera hanno preferito soprassedere? Come si poteva immaginare che una zona che doveva diventare rossa, potesse vedere ridurre i contagi nel momento in cui tutta l’Italia diventata una sola zona arancione? Estendere a tutto il paese una sorta di pseudoquarantena forzata, non poteva ridurre l’esplosione dei focolai di Bergamo. Per non parlare di Brescia.

In questo paese dove tutto arriva dopo, dopo le restrizioni, dopo la comprensione della pericolosità del contagio, dopo l’ammissione che la mascherina era indispensabile, dopo la consapevolezza che la sanità territoriale non può venire dopo le logiche di partito che rispondono a tagli che piacciono a qualcuno, dopo…. tutto questo, dopo il disastro delle rsa, abbandonate ad un destino infernale, dopo che baroni e baronette incutevano terrore nei reparti a chi indossava o chiedeva di portare le mascherine….  dopo tutto questo arriveremo o no alla resa dei conti? I lombardi capiranno che il futuro passa per una autonomia effettiva della propria regione e che i soldi che versiamo non possono finire una tantum ai poveri d’Italia che ci sono anche a casa nostra?

Una volta che finirà questo calvario, del residuo fiscale che ne sarà? Zona rossa?
In serata arriva la seconda uscita in un giorno del premier Conte sulla vicenda della zona rossa, prima sul quotidiano The Post e poi al termine della conferenza stampa di ieri sera.

Ecco le sue parole.

“Quando c’è stata una prima indicazione da parte del Comitato tecnico scientifico il giorno 3, il giorno dopo avevamo già individuato una prima misura restrittiva che ha riguardato la Lombardia. Ma sicuramente di fronte a questa richiesta il giorno 5 ho chiesto io stesso, d’accordo col ministro Speranza, di articolare meglio le ragioni a supporto di questa richiesta. Anche perché avevamo già una situazione, in Lombardia in particolare, ma anche nelle altre aree limitrofe, negli stessi giorni, una situazione che testimoniava già un contagio. A Bergamo, a Cremona, in tanti altri centri, e aree. Un contagio già già diffuso. Di qui la richiesta al Comitato tecnico scientifico di precisare le ragioni di una specifica cintura sanitaria visto che ci stavamo già orientando col ministro per quei due comuni, rispetto ad una misura restrittiva ancora più rigorosa, cioè una cintura rossa per i comuni dell’intera regione della Lombardia.

Il giorno 6 io mi sono recato in protezione civile dopo aver ricevuto la sera prima questa relazione più puntuale. Ho discusso per ore con i componenti del Comitato tecnico scientifico e alla fine siamo arrivati alla conclusione che la situazione era tale,che a questo punto si imponeva una zona rossa per l’intera Lombardia.

Il giorno 7 sera ho firmato una chiusura che ha vietato l’ingresso e l’uscita per quelle aree e i trasferimenti interni. Per quanto riguarda la ragione del differente trattamento rispetto a Codogno, è che siamo in una prospettiva temporale diversa. Codogno, Vo’ sono i primi focolai che abbiamo indviduato. Li abbiamo subito cinturati in meno di 40 ore, con camion delle forze armate e di polizia. Ma di fronte ad una situazione che si è prospettata poco dopo, abbiamo ritenuto che la zona rossa si imponeva per l’intera regione e per le province collegate. Abbiamo sbagliato? Abbiamo fatto bene? Noi riteniamo di aver preso questa decisione in scienza e coscienza.

Ci assumiamo tutta la responsabilità, l’abbiamo fatto sempre consultando gli esperti, gli scienziati riteniamo con la misura della zona rossa estesa a tutta la Lombardia.

Vorrei anche precisare che io nella nota che ho inviato a TPI ho precisato che il governatore territoriale della Lombardia aveva la possibilità di disporre anche diversamente. Non è stato mai a lui impedito di disporre misure più restrittive di quelle da noi assunte.

L’ho fatto non per polemica, io mi sono sempre attenuto allo spirito di collaborazione, quindi non ho fatto quella precisazione perché volevo mettere in difficoltà qualcuno. Io mi assumo le mie responsabilità.

E in questo momento non vado a cercare responsabilità altrui. Ho bisogno della collaborazione di tutti, governatori e sindaci. Ho risposto a una richiesta di chiarimento. Mi era stata richiesta da altri giornalisti, se il governatore della Lombardia poteva assumere misure più restrittive quali zone rosse o altre. Io ho detto che non abbiamo mai impedito ai governatori di assumere ordinanze anche ai sensi dell’articolo 32 della legge 833 del 1978 sul sistema sanitario nazionale. lo hanno fatto anche altri governatori quindi non era una risposta polemica, di chi vuole imputare o scaricare responsabilità”.

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1 Comment

  1. In quella fase ricordo che Conte aveva chiaramente manifestato che quella decisione sarebbe spettata solo al governo centrale; Fontana, da ligio amministratore, invece di picchiare i pugni sul tavolo si è adeguato, come purtroppo fa sempre.

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