La quiete dopo la tempesta 4/ Scuole per forestali in Veneto? Neanche l’ombra

scuola forestaledi CORRADO CALLEGARI – Ci sono mestieri che sono trattati come se fossero di serie B. Invece sono vitali per una regione come il Veneto. A maggior ragione il disastro della tempesta Vaia di ottobre ha mostrato i punti deboli della filiera forestale.  In Veneto infatti la formazione e qualificazione degli operatori forestali è stata molto trascurata. Dopo un primo tentativo di creare una Scuola per operatori forestali, realizzato dall’allora Azienda Regionale Foreste negli anni ’80 nella Foresta del Cansiglio, la formazione del personale è stata lasciata all’apprendimento diretto sul luogo di lavoro. Ciò non avviene assolutamente nei Paesi a noi vicini (si veda in primis cosa avviene in Austria!) e questa è una delle maggiori criticità se si vuol far fare un balzo in avanti al settore forestale regionale.

Perché non attivare, in collaborazione con l’Istituto professionale Agrario “Dalla Lucia” di Vellai di Feltre, con il Dipartimento TESAF dell’Università di Padova e con  le associazioni delle ditte boschive (Cogefor, Cifort) quanto prima una Scuola Forestale sul modello della scuola di Ossiach in Austria?

La recente attivazione di un corso per istruttori forestali, organizzato da Veneto Agricoltura ed in fase di conclusione, permetterà di mettere a disposizione del Veneto i primi istruttori con livello di formazione dotato del riconoscimento del sistema EFESC.

A livello di qualificazione del personale tecnico e laureato, per affrontare la sfida della ricostruzione e valorizzazione del patrimonio forestale regionale sarebbe importante offrire ai tecnici diplomati e laureati opportunità di aggiornamento sui seguenti temi:

  • Bioingegneria e riqualificazione fluviale
  • Tecnica dei rimboschimenti
  • Cure colturali ai boschi danneggiati
  • Tecniche di esbosco ad alta meccanizzazione

 

DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE…

Da una catastrofe si può rinascere e cogliere l’occasione per nuove economie. L’arrivo sul mercato di ingenti quantitativi di legname per il Veneto sarà una grande occasione perduta. Nella regione infatti non esistono segherie in grado di trasformare in modo economicamente efficiente grandi quantitativi di legname. Basti solo pensare che oggi nel Veneto sono ancora attive poche segherie (meno di dieci quelle minimamente significative) e che la capacità produttiva di quelle più grandi non supera i 20-30.000 m3/anno mente nella vicinissima Austria operano decine di segherie con capacità produttiva superiore al mezzo milione di m3/anno.

Senza efficienti e moderne segherie non è pensabile che il legname dei nostri boschi resti in loco e venga poi trasformato lungo le filiere che portano alla produzione di pannelli, travi lamellari o semplicemente di pellet usando gli scarti più nobili delle attività di segagione. Gran parte del valore aggiunto del legname dei nostri boschi oggi finisce così fuori regione.

Ma far nascere dal nulla (o quasi) unità produttive di almeno 100.000 m3/anno non è semplice: richiede capitali e capacità imprenditoriale. Per i primo potrebbe essere utile un intervento diretto di Veneto Sviluppo, utilizzando magari capitali prestati dalla Banca Europea di Investimento (vedi il fondo “Natural Capital” che parrebbe particolarmente adatto allo scopo ed è quasi inutilizzato in Italia).

 

LE SEGHERIE CHIAVE DI VOLTA

Visti i maggiori centri di produzione di legname di conifera (Altopiano di Asiago e Cadore) si può ipotizzare la nascita di due grandi segherie nel Veneto. In mancanza di imprenditori disporti ad accollarsi individualmente il rischio, si potrebbe pensare a delle “segherie di sistema” che, sul modello delle cantine o dei caseifici cooperativi, integrino verticalmente la filiera (possedute da proprietari dei boschi, ditte boschive e dalle maggiori ditte trasformatrici dei segati a livello regionale).

Vista la recente costituzione della Rete Innovativa Regionale  “Foresta Oro Veneto”, coordinata dal Consorzio Legno Veneto, sarebbe importante mettere a disposizione dell’azione di rinascita delle  segherie anche risorse del POR FESR.

( 4- segue)

 

 

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One Comment

  1. FIL DE FER says:

    Tutto condivisibile, tutto da fare, ma se avessimo i nostri soldi del residuo fiscale potremmo fare questo ed altro. Lo stato italiano è diventato una fornace che brucia tutto quello che tocca.
    Ne siamo consapevoli ecco perché l’autonomia è solo un piccolo passo in avanti, ma l’indipendenza del Veneto viene sempre per prima.
    WSM

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