La questione è la frattura fra Regione Lombardia e Stato centrale

di STEFANO BRUNO GALLI*

Penso che oggi sia una giornata molto importante per noi, per la vita di quest’Aula e per l’intera decima legislatura regionale; una giornata importante, densa di significato, che conferisce rinnovato slancio all’attività politica e nuova dignità alla classe politica di questa Regione. Oggi siamo qui per approvare infatti la legge sul taglio dei costi della politica. E conseguiamo uno dei primi e più rilevanti obiettivi della legislatura.

Oggi diamo una dimostrazione concreta – non ideologica, né demagogica – di quelle che sono le virtù civiche della nostra regione. Scomodando il grande Max Weber tracciamo una linea indelebile, un solco profondo tra chi vive di politica e chi vive per la politica, intesa come autentica vocazione per quella nobile arte di governare le società, come ci ha insegnato Aristotele. Tracciamo una linea di demarcazione anche nei confronti di chi vive e interpreta la propria attività e il proprio agire contro la politica. Ma di questo mi occuperò più avanti.

Oggi diamo una dimostrazione concreta delle virtù civiche di questa Regione perché il costo della politica si è ridotto – con questa legge – a poco più di un euro. Insomma, è già stato detto, la politica regionale costa a ogni lombardo poco più di un caffè. È – in assoluto – la cifra più bassa tra le venti regioni di questo Paese e deve essere messa in relazione alla grande responsabilità connessa all’esercizio del nostro mandato rappresentativo, poiché stiamo parlando di una Regione di quasi dieci milioni di abitanti, che copre oltre il venti per cento del Pil e che s’impone come uno dei più potenti ‘motori’ dell’Europa.

Questa è la Lombardia che ci piace, la Lombardia in cui crediamo fortemente, quella che affronta con coraggio e senso di responsabilità, con serietà, con risoluta determinazione e grande concretezza, le sfide che, ogni giorno, il presente ci impone, perché può contare su un ineguagliato patrimonio di civiche virtù, che fanno parte della sua essenza più profonda e più vera.

Ho sotto gli occhi, Presidente e colleghi consiglieri, alcuni dati sui quali vale la pena di soffermarsi per un istante. I costi della politica, in Consiglio regionale, ridotti di oltre il cinquanta per cento, scenderanno da 27 a 13 milioni di euro annui. La retribuzione dei consiglieri regionali è decurtata di circa 5mila euro netti mensili; le spese per il personale sono diminuite di circa il 60% e le spese di funzionamento dei gruppi consiliari ridotte di circa l’85%. Non è premiale il paragone di una Regione che ha un Pil paragonabile a quello del Belgio e della Polonia, superiore a quello della Svezia; un Pil che compete con quello del Baden-Württemberg e della Baviera. E un Pil pro capite superiore a quello della Francia, del Regno Unito e della Germania (ricavo tutti questi dati dall’Annuario Statistico Regionale 2012 di Éupolis Lombardia, ente del Sireg che ho avuto l’onore di presiedere). Non è premiale – dicevo – il paragone con altre regioni della Penisola perché la Lombardia deve guardare altrove, ma con questa legge sui costi della politica la nostra Regione si dimostra più virtuosa dell’Abruzzo, della Basilicata, della Calabria, della Campania e della Puglia. Anche del Veneto e del Piemonte, se adottiamo una prospettiva macroregionale.

[…]

Il tema dei costi della politica – giornalisticamente banalizzato e politicamente strumentalizzato ad arte – è un tema delicato e complesso ed è connesso alla ‘resa’ dell’investimento che i cittadini, che pagano le tasse, fanno sulla classe politica. Osservati con attenzione, i costi della politica non incidono che in misura esigua nella spesa pubblica: altrove – nelle pieghe dello Stato burocratico e accentratore – si trovano sprechi e dissipazione di pubblico denaro assai più consistenti.

Qui si tratta infatti di operare con il bisturi e cercare di separare quelli che sono i costi della politica senza gravare eccessivamente sui costi della democrazia. La democrazia ha un prezzo ed è una fatica, la nobilissima fatica quotidiana del darsi, dell’impegnarsi senza riserve a vantaggio della società, dell’offrire il proprio contributo a beneficio dell’interesse generale; se non fosse così, noi non saremmo qui. L’ha detto di recente anche Papa Francesco: la politica è la più alta forma di carità. E la democrazia richiede un lavoro di continua e attenta manutenzione, anche contro le sue lungaggini e le sue inefficienze, connesse al soverchiante peso degli apparati burocratici e amministrativi, pieni di zecche, di pidocchi e di parassiti, come diceva Gianfranco Miglio.

Intendiamoci, la politica non può eludere una profonda riflessione sulle ragioni della sua oggettiva degenerazione, al di là delle debolezze dello spirito umano. Ragioni che implicano un ripensamento dei meccanismi selettivi della classe politica, da quando – con la fine delle ideologie – non esistono più i grandi partiti di massa, con le loro scuole di partito che in ordine al senso del bene pubblico e alla selezione della classe politica erano davvero incisive. E lo dico da capogruppo di una lista civica: forse da qui – dalla società, cioè dal civismo – può venire un rilevante contributo alla politica, verso una democrazia più giusta. Ragioni che sono strettamente connesse pure alla necessità di trovare quelle strade privilegiate per tornare a sollecitare la partecipazione collettiva, a coinvolgere l’opinione pubblica e la società intesa nel suo complesso. Ragioni che, infine, proprio per ciò sono connesse agli spazi della democrazia che si vanno sempre più restringendo. Pensiamo, solo per fare un esempio, alla riduzione dei consigli comunali oppure al tema dell’abolizione delle province. Si vanno restringendo gli spazi d’azione della democrazia di prossimità, quella più prossima, più vicina al cittadino, come se il gettone di presenza del consigliere comunale fosse decisivo per arginare i costi della politica.

Noi, qui, nell’Assemblea rappresentativa di Regione Lombardia, stiamo – mi sia consentita l’espressione gergale – ‘tirando la cinghia’. Altrove, penso soprattutto allo Stato centrale non ci si sta comportando allo stesso modo. Anzi. Gli scandali che hanno caratterizzato la vita istituzionale e politica delle Regioni hanno rappresentato il pretesto per imporre alle stesse Regioni un regime assolutamente restrittivo; regime dal quale è esente lo Stato centrale. E ciò ha comportato, nei fatti, una significativa erosione di un principio costituzionale, quello dell’autonomia politica e amministrativa delle Regioni. E oggi il Governo di Roma pare inchiodato a un’impasse in ordine alla necessaria e ormai non più derogabile riforma dell’istituto regionale. Proprio per queste ragioni è necessario radicalizzare la frattura fra la Regione e lo Stato centrale.

Anche in questa Assemblea legislativa è necessario e ormai non più eludibile contrapporre alla radicalizzazione della frattura politica/antipolitica la radicalizzazione della frattura fra la Regione Lombardia e lo Stato centrale. Regione Lombardia non può più permettersi di subire il lassismo e le inadempienze, le restrizioni e i ricatti, le disfunzioni e gli sprechi di uno Stato ingordo e predatore, sempre più burocratico e accentratore. Uno Stato al quale del Grande Nord non importa davvero nulla, anche se reagisce alle circostanze con senso di responsabilità e serietà, come avviene per il taglio dei costi della politica.

*capogruppo della Lista “Maroni Presidente” nel Consiglio regionale della Lombardia

stralcio dell’intervento nel dibattito sul taglio dei costi della politica

 

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38 Comments

  1. Nazione Toscana says:

    Una gran signora veramente. È pure inconsistente, tipo Gianluca. Non c’è dubbio.
    Ma anche se offende va scusata, come spero che sb Galli scusi me per il vai a c., che non era cattivo ma solo polemico.
    Il ragionamento di alcuni di noi è di vedere risultati sull’autonomia o, almeno, che si parli solo di quello e che si spenda solo per quello.

  2. Teresa says:

    A leggere i commenti inutili e bambineschi veramente mi chiedo: ma se questi sono gli indipendentisti, come diavolo faremo a portare a casa qualcosa?! Se chi si sente paladino di un valore si scaglia contro chi lo porta nelle istituzioni, non arriveremo mai da nessuna parte. L’Indipendenza quotidiano inline è una grossa opportunità, ma dispiace veramente che i commentatori siano questi piccoli esserini senza ciccia.

    • Marco says:

      Oh, che signora…
      Invece di insultare si preoccupi seriamente dell’inconsistenza dei suoi interventi.

      • Teresa says:

        ma che insulti e insulti…. piuttosto che commentare leggi e pensa bene a quello che ho scritto, perchè se andate avanti a crititcare chi la pensa come voi solo per una sciocca forma di invidia, o di rivalsa nei confronti della classse politica, o di odio rancoroso per la lega o chissà che altro, fate solo del male all’indipendentismo.

        • Marco says:

          Sig.ra Teresa, faccia meno la presuntuosa e si sforzi LEI di capire quello che scrivono gli altri.
          Più sotto ho voluto argomentare, a suo beneficio (perchè non credo che per altri ve ne fosse bisogno) il mio commento riguardo all’intervento del prof Galli; intervento che è indubbiamente molto buono (e infatti ho specificato “tutto bello, tutto giusto”) e non c’è certo bisogno che lo dica io.
          Io mi sono limitato a sottolineare come quel pomposo finale si scontrasse con la realtà di una Lega che, nonostante i proclami maroniani su quella che sembrava un’imminente rivoluzione “macroregionale”, mi appare, sotto quell’aspetto, ancora immobile.
          E’ chiaro che il provvedimento che taglia i costi della politica è, anche quello, molto positivo; del resto è una delle cose che Maroni ha promesso durante la campagna elettorale.
          Specifico che alle regionali ho votato Lega Nord e Maroni e sono ben felice di non ritrovarmi un Ambrosoli come governatore.

  3. lombardi-cerri says:

    Egregio Professore,
    nego ( e lo posso dimostrare ) che i costi della politica siano costituiti da paghe e stipendi degli eletti.
    I costi della politica sono costituiti PRINCIPALMENTE da una struttura organizzativa burocratica (anche regionale), fatta principalmente da incapaci ( e qui ci sono dentro anche i politici) che fa spendere i cittadini senza dare loro nulla.
    Vuole un esempio banale ? Uno delle molte migliaia.
    Semplice ! Perchè ogni volta che un cittadino cambia l’auto deve anche cambiare la targa?
    Ha una pallida idea di quanto costa all’utente (tasse a parte) questa stupida manovra?
    Io non sono un medico, non so operare, e pertanto mi rifiuto di andare in una sala operatoria per mettere le mani su un paziente.
    Sutor nec ultra crepida ! (calzolaio, non andare oltre le scarpe ) così ha esclamato giustamente il pittore Apollo.

    • stefano bruno galli says:

      condivido toto corde il suo punto di vista, che è anche il mio: tant’è vero che l’ho sostenuto in Aula!

      • lombardi-cerri says:

        Egregio Professore,
        il suo punto di vista dovrebbe, sopratutto, sostenerlo in Bellerio , anche a costo di essere cacciato , come è successo a me avendo beccato qualcuno con le mani nella marmellata.
        Se dovesse succedere avrà sempre la stima delle persone perbene.
        Niente paura, tanto riuscirà sempre , a differenza di altri, a mettere sempre un piatto di polenta in tavola.

  4. Nazione Toscana says:

    Che c’entra l’autonomia col taglio dei costi.
    Alla nostra gente non interessa il taglio dei costi, ma la libertà.
    Avanti con bobo e tosi che andiamo lontano.

    • Veritas says:

      O Tooscano, che tu stia diventando ottimista !?

    • Teresa says:

      c’entra perchè la lombardia è prima in tutto e a fronte del sacrificio rinasce la necessità dell’autonomia… bo ma se bisogna pure chiderele le cose (quando poi basterebe leggere se proprio non ci si arriva) io mi dissocio dagli indipendentisti. è il gioco del bambino dispettoso, qualsiasai cosa uno dica o faccia viene messo alla gogna con critiche sterili di nessun gusto. con certa gente non si va da nessuna parte. disgusto. o coambiate o l’indipenndentismo che pretenendte di trappresentare morirà sotto tutte queste sciocchezze.

  5. Unione Cisalpina says:

    solita fetekkia italianista …

    BASTA LEGA … kualkuno diceva BASTA VOLERLO !

  6. gibuizza says:

    Ho una grossa paura: a furia di ben governare, risparmiare, produrre di più, ecc. la Lombardia diventerà la migliore regione europea, a questo punto farà gola a molti, moltissimi che vedranno in questa regione una bella mucca a cui succhiare più latte possibile. Sarà il momento in cui la sinistra riuscirà a convincere (olte ai suoi irriducibili e fanatici elettori storici) i più disadattati con le solite affermazioni che, se andrà lei al governo, darà molto a tutti e così riiscirà a vincere e a sperperare, nell’arco di pochi anni, tutto il vantaggio e il benessere costruito in tanti tanti anni. Forse è meglio adesso agire più su nuove regole di governo e di indipendenza che di risparmio e produttività!

    • Teresa says:

      Penso che le parole enunciate siano molto chiare in tal senso. Anche un taglio dei costi reclamato a furor di popolo è stato declinato in senso autonomista, introducendo in Regione un linguaggio politico inedito e rivoluzionario, sdoganando tabù e dando valore civile al “servizio” rappresentativo e legislativo, ridando orgoglio e dignità alle istituzioni contro il qualunquismo e l’antipolitica.

  7. Giacomo Consalez says:

    Mi piace il riferimento agli “apparati burocratici e amministrativi, pieni di zecche, di pidocchi e di parassiti, come diceva Gianfranco Miglio”. Infatti il costo della politica non è quello relativo alle migliaia di parassiti che siedono e si sono seduti in passato sugli scranni dei governi e parlamenti locali e centrali, tutti emanazioni dello stato piovra italiano, centralista e accentratore. I costi di questi signori, una parte importante dei quali leghisti, sono ingenti, non ammontano certo a un euro al giorno, visto che a stuoli di sanguisughe incompetenti, inconcludenti e cialtrone stiamo pagando costosissimi vitalizi e pensioni.

    Il costo principale della politica è lo spoils system ben descritto nel recente articolo di Enzo Trentin. Il costo immane è quello della compravendita del consenso, che porta i partiti, nessuno escluso, ad acquistare la propria rielezione attraverso favori personali, appalti ad amici, parenti, amici dei parenti e parenti degli amici. Quasi sempre in rotta di collisione con il merito e l’interesse generale.

    Un giorno andai a far visita ad un pezzo grosso della Lega in Lombardia, con tanto di Alberto da Giussano con spadone sul tavolino, per proporgli un’idea, un percorso di preparazione dei giovani attivisti sui temi del federalismo e della democrazia diretta. Cosa di cui ovviamente non si fece nulla, vista la natura di quel partito. Stupido io. Bene, il politico in questione commentò con i suoi assistenti: “Questa è la prima volta che qualcuno viene da me per propormi un progetto anziché chiedermi un favore”. Questo in risposta a chi mi viene a parlare della “parte buona della lega che è il suo elettorato”.

    L’indipendenza di Lombardia e Veneto si raggiungerà solo a condizione che, usando argomenti seri, riusciamo a raggiungere non gli elettori della lega, ma tutti coloro che la lega ha schifato senza possibilità di appello.

    • Unione Cisalpina says:

      … purkè padanisti ed indipendentisti …

      ALMENO AUTONOMISTI, da roma … 😀

    • Silvia says:

      “L’indipendenza di Lombardia e Veneto si raggiungerà solo a condizione che, usando argomenti seri, riusciamo a raggiungere non gli elettori della lega, ma tutti coloro che la lega ha schifato senza possibilità di appello”

      Ok, ma su chi punti? scartiamo i leghisti, i fratelli d’itaglia (no, questi proprio no), i grillini, i montiani, i pidiellini, progressisti, ecc. come pensi di raggiungere tale obiettivo? Se conti solo su quelli che si astengono dal voto allora la vedo proprio grigia…

      • Miki says:

        Non lo metta in così grave difficoltà con domande di puro buonsenso. Secondo qualcuno gente che fino alle ultime non è andata a votare,magari per anni,sbattendosene di popolo del nord (evidentemente non sentendosi parte) “improvvisamente” saltano arzilli dalla sedia a dondolo e gridando “Libertà per i popoli oppressi!!” corrono a votare per la secessione ,per il semplice fatto che non sentono più l’odiata parola Lega.

    • Miki says:

      20 righe inconsistenti per dire “usando argomenti seri otterremo l’indipendenza di Lombardia e Veneto”.
      Poi bisognerebbe almeno iniziare a distinguere tra ciò che è voto di scambio (l’appalto assegnato a x in cambio dei -mila voti che questo x porta) DALLA SINGOLA PERSONA che si rivolge al sindaco o chicchessia per ottenere il passaggio in una sua proprietà o simili. Chiamare voti di scambio questi ultimi è ridicolo. Per cui sig. Consalez potrebbe citare un episodio meno generico e risibile? La ringrazio anticipatamente

      N.b. un caso che Lei cita c’è stato effettivamente
      http://www.milanotoday.it/politica/tizzoni-ndrangheta.html

  8. Nazione Toscana says:

    Radicalizzare la frattura con lo stato centrale.
    Giusto!
    Ma come?
    Riducendo i costi della politica in regione Lombardia?
    Ma vai a c… Galli…nessuna iniziativa per l’autodeterminazione.
    Ridateci Umberto subito!

  9. Marco says:

    S.B. GALLI: “Anche in questa Assemblea legislativa è necessario e ormai non più eludibile contrapporre alla radicalizzazione della frattura politica/antipolitica la radicalizzazione della frattura fra la Regione Lombardia e lo Stato centrale. Regione Lombardia non può più permettersi di subire il lassismo e le inadempienze, le restrizioni e i ricatti, le disfunzioni e gli sprechi di uno Stato ingordo e predatore, sempre più burocratico e accentratore.”

    E QUINDI?

    S.B. GALLI “Uno Stato al quale del Grande Nord non importa davvero nulla, anche se reagisce alle circostanze con senso di responsabilità e serietà, come avviene per il taglio dei costi della politica.”

    IL GRANDE NORD? E COSA C’ENTRA ADESSO LA SCANDINAVIA? AH GIA’…IL LIBRO CHE HA SCRITTO, LA MACROREGIONE, LA PADANIA, INSOMMA…

    OK, TUTTO BELLO, TUTTO GIUSTO, MA…QUINDI???

    • Teresa says:

      quindi leggi gli altri articoli di galli. qui si parlava di costi della politica, se non ti fosse chiaro.

      • Marco says:

        Teresa, io a differenza tua leggo e capisco prima di intervenire; nel caso ti fosse sfuggito, ho riportato l’intera chiusura dell’intervento di Galli.
        La chiusura è la chiave d’interpretazione del ragionamento di Galli, che dà anche il titolo all’articolo.
        Se la questione di fondo è “la frattura tra la regione Lombardia e lo stato centrale”, al punto che la “Regione Lombardia non può più permettersi di subire il lassismo e le inadempienze, le restrizioni e i ricatti, le disfunzioni e gli sprechi di uno Stato ingordo e predatore, sempre più burocratico e accentratore. Uno Stato al quale del Grande Nord non importa davvero nulla, anche se reagisce alle circostanze con senso di responsabilità e serietà, come avviene per il taglio dei costi della politica”.

        Chiedo, in sostanza: date le premesse, cosa farebbe conto di fare il governo lombardo per far fronte a questa insanabile frattura?
        Se questo scontro è ormai imminente (la frattura che si allarga per effetto del “buon governo” maroniano – che ti taglia il costi della politica – in contrapposizione allo stato centrale sopra descritto; stiamo interpretando l’intervento di Galli) sarebbe ora di cominciare a dare ai lombardi qualche segnale concreto sulle possibili evoluzioni e soluzioni.
        Si dice che con la macroregione in contrapposizione a Roma la Padania riuscirà finalmente a ottenere una maggiore libertà istituonale e economica?
        Ecco, si cominci a configurare qualcosa, anche riguardo alla possibile evoluzione del “miracolo” macroregionale; per ora non si vede ancora niente sotto quell’aspetto.
        Capito?

        • Marco says:

          Riscrivo meglio la seconda parte…

          ——————————————

          La questione di fondo è “la frattura tra la regione Lombardia e lo stato centrale”, al punto che la “Regione Lombardia non può più permettersi di subire il lassismo e le inadempienze, le restrizioni e i ricatti, le disfunzioni e gli sprechi di uno Stato ingordo e predatore, sempre più burocratico e accentratore. Uno Stato al quale del Grande Nord non importa davvero nulla, anche se reagisce alle circostanze con senso di responsabilità e serietà, come avviene per il taglio dei costi della politica”.

          Chiedo: date le premesse, cosa intende fare il governo lombardo per fronteggiare questa insanabile frattura?
          Se questo scontro è ormai imminente (la frattura che si allarga per effetto del “buon governo” maroniano – che ti taglia il costi della politica – in contrapposizione allo stato centrale sopra descritto; stiamo interpretando l’intervento di Galli) sarebbe ora di cominciare a dare ai lombardi qualche segnale concreto sulle possibili evoluzioni e soluzioni.
          Si dice che con la macroregione in contrapposizione a Roma la Padania riuscirà finalmente a ottenere una maggiore libertà istituzionale e economica?
          Ecco, si cominci a configurare qualcosa, anche riguardo alla possibile evoluzione del “miracolo” macroregionale; per ora non si vede ancora niente sotto quell’aspetto.
          Capito?

        • Silvia says:

          Macroregione o secessione. Con la prima opzione si cercano accomodamenti, compromessi, si ottiene qualcosina… porte sbattute in faccia, sia roma che a bruxelles. Con la seconda LIBERTA’. Par poco?

  10. Riccardo Pozzi says:

    In quanto a degenerazione della democrazia e delle sue istituzioni regionali e nazionali, Robert Putnam avrebbe qualcosa da dire, in particolare sulla progressiva perdita anche in Lombardia di capitale in fiducia relazionale, che sta progressivamente meridionalizzando Milano e la sua regione, invece di settentrionalizzare il sud, come avrebbe voluto quella testa dura di Cavour.

  11. franko says:

    Caro Stefano,il raggiungimento di un buon risultato in un “sistema”marcio,rappresenta la classica mela sana in un cesto di mele marce con l’inevitabile conseguenza del”contagio”. In una Lombardia LIBERA e INDIPENDENTE dall’italico oppressore,tali buoni risultati sarebbero la quotidiana normalità,non sarebbe meglio orientare gli sforzi e le risorse verso la LIBERTA’ ??

  12. marco preioni says:

    Bene contenere i costi diretti della politica, intesi come i costi delle associazioni politiche (partiti) e delle istituzioni democratiche a composizione elettiva. Secondo un recente studio dei professori Pautasso, Brambilla e Lo Turco occorre ora alzare il tiro contro gli sprechi della “politicocrazia” per abbattere anche i costi indiretti della politica; cioè mirare a cancellare e non più riprodurre le norme a contenuto demagogico, campanilistico, voluttuario, “votoscambistico” e clientelare che generano conseguenti atti esecutivi ed attuativi che producono contratti, appalti, forniture ed opere prive di vero valore ed utilità pubblica ma riconoscitivi di “debiti della politica e dei singoli politici verso lobbies e clientes che finanziano le campagne elettorali o procacciano voti con pressioni anche criminali su individui e gruppi sociali soggetti ad intimidazioni (talvolta mafiose) o a sudditanze economiche particolarmente emergenti in luoghi con forte presenza criminale e con bassa propensione al lavoro quali si riscontrano nelle periferie delle grandi città della Padania ed in molti centri minori soggetti a forte espansione edilizia di urbanizzazione e di trasformazione del terreno agricolo in zone commerciali-artigianali-industriali”.
    Secondo i tre eminenti studiosi la “burocrazia improduttiva” altro non sarebbe che la conseguenza dell’ espansione della politica nella società dovuta all’ aumento delle competenze legislative delle Regioni dopo la loro istituzione negli anni settanta ed alla devoluzione di maggiori compiti agli enti locali territoriali (Province, Comuni, Comunità montane) ed organismi di gestione dei servizi pubblici anche sotto la forma di società miste di cui alla legge 142 del 1990. L’ espansione della “burocrazia” non sarebbe altro che la conseguenza della produzione di norme che hanno come contenuto attribuzione di competenze amministrative per l’ esercizio delle quali occorre un apparato di azione e di controllo che necessariamente impegna risorse organizzative ed umane oltre che economiche,
    Credo che sia effettivamente ora di guardare anche criticamente al contenuto ed alla portata delle norme prodotte dalla Regione oltre che al costo diretto dei “produttori” (Consiglio regionale) delle norme stesse.
    Un cordiale saluto.
    Marco Preioni

  13. Tradeoff says:

    credo sia arrivato il momento in cui le Regioni del Nord comincino a fare sul serio” LA VOCE GROSSE CONTRO ROMA” e anche se non fara breccia a Roma servira sicuramente per “RISCALDARE IL CUORE” dei lombardi e di tutti i cittadini de “Grande Nord”.

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