La prima bandiera della Lega Lombarda consegnata a Maroni

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

“Missione” varesina, oggi, martedì 21 maggio, al 35esimo piano di Palazzo Lombardia. Obiettivo, l’ufficio del governatore Roberto Maroni dove una delegazione del Carroccio di Varese, capitanata dal segretario provinciale Matteo Bianchi, è stata ricevuta per una consegna del tutto particolare. Ad essere trasportata dalla sede leghista della Città Giardino fino all’ufficio del governatore un’autentico cimelio politico: la prima bandiera della Lega Lombarda. Un vessillo dall’alto valore simbolico realizzato in lino i cui ricami di cotone rosso e blu disegnano la croce di San Giorgio, l’Alberto da Giussano e scritta del movimento politico.

“La bandiera era quella issata sul balcone della sede storica di Corso Matteotti, a Varese, quando agli inizi degli anni ’80 il segretario Maroni e il presidente Umberto Bossi si occupavano personalmente delle iscrizioni dei militanti accogliendoli in sede”, spiega Matteo Bianchi. E nelle stanze di piazza del Podestà è rimasta per circa 30 anni, fino ad oggi. La decisione del “trasferimento” è avvenuta quasi per caso lo scorso 28 Febbraio. Quella sera Roberto Maroni era a Varese per festeggiare la vittoria della elezione a governatore della Lombardia e durante il comizio in corso Matteotti la bandiera, usata solo per le grandi occasioni, era stata sventolata sul palco. E il vessillo non era scappato all’attenzione del segretario leghista: “Mi aveva detto che l’avrebbe voluta custodire nel suo ufficio in Regione – dice il leghista Carlo Pedersoli, commissario della Circoscrizione 1 -. L’avrebbe voluta incorniciata per esporla in bella evidenza. Ovviamente abbiamo detto di sì: non potrebbe essere in mani più sicure”. E così la storica bandiera è stata accuratamente sistemata “sotto vetro” e scortata stamane da una “pattuglia” di leghisti varesini. Ad accoglierli il governatore Maroni che ha ringraziato e posato con loro per una foto ricordo prima di appendere la storica bandiera nell’ufficio. “La bandiera è il simbolo dell’impegno e della lotta di un movimento federalista e autonomista che è riuscito a raggiungere la presidenza di Regione Lombardia – conclude Matteo Bianchi -. Adesso è nel posto che merita”.

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6 Comments

  1. Tito Livio says:

    Che se ne fa della bandiera ? ah così tanto per far la foto per i militonti padani.

  2. Fabio says:

    Maroni negli anni ottanta non c’era. Maroni si è candidato per la prima volta nelle liste Lega nel 1990 alle comunali di Vares.
    Basta balle, non si merita quel vessillo. Verremo a riprendercelo e lo metteremo sulla tomba di Umberto quando tra qualche anno sarà nel Wahlalla.

  3. bruciate kuell’obrobrio, emblema del disonore cisalpino…” simbolo di imbonitori kontaballe privi di skrupoli morali, millantatori di lauree medike ed ekonomike, aspiratori di soldi dei “mili,tanti e tanto,tonti” in banke truffa ed investimenti kamorristici d’edilizia residenziale fallimentare e molto altro…

    http://www.lettera43.it/politica/35922/lega-paradisi-pericolosi.htm

    Dal «paradiso di Bossi» in Croazia ai nuovi investimenti in Tanzania, passando per quelli nell’isola di Cipro. La Lega Nord che tifa per la Padania indipendente pare avere un pallino per l’estero. Sembra infatti che il tesoriere Francesco Belsito abbia deciso di usare parte dei soldi del movimento, circa 8 milioni di euro che arriverebbero dai rimborsi elettorali, per fare investimenti oltrefrontiera.

    CIPRO, NORVEGIA E TANZANIA: 8 MILIONI DI EURO.
    Secondo la ricostruzione, alla fine del 2011,
    Belsito avrebbe messo in moto una serie di operazioni finanziarie coordinate da Banca Aletti, il sistema di private e investment banking del Banco popolare:
    7,7 milioni sarebbero stati investiti in corone norvegesi (poco più di 1 milione di euro) vincolati per sei mesi a un interesse del 3,5%,
    1,2 milioni nell’acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise ltd di base a Larnaca, nell’isola di Cipro, e
    4,5 milioni di euro in Tanzania.

    Quest’ultima operazione, inoltre, come ha specificato Il Secolo XIX, «coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, finito in un fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro ‘meteora’ Aldo Brancher».

    Secondo Belsito gli investimenti non sono «operazioni in paradisi fiscali ma investimenti alla luce del sole». «Noi investiamo con concretezza», si è difeso il tesoriere, «ci fidiamo dei nostri consulenti e scegliamo le cose migliori».

    <b<UNO SGUARDO OLTREFRONTIERA.
    In ogni caso, la linea economica leghista pare coerente. Già alla fine degli Anni 90, infatti,
    il Carroccio cominciò a spingersi oltrefrontiera per far fruttare i propri quattrini. Anche se, il più delle volte, ha fallito miseramente, tra inchieste e indagini per bancarotta fraudolenta.

    Lo ricorda bene Leonardo Facco, ex leghista, nel libro Umberto Magno l’Imperatore della Padania, pubblicato da Aliberti, che ha ripercorso le tappe del fantomatico «villaggio croato» che causò un crac finanziario di circa 10 miliardi di vecchie lire, tra incroci societari poco chiari, condanne, patteggiamenti e centinaia di leghisti furiosi rimasti con le tasche vuote.

    il crack della Ceit e La linea Zhirinovsky

    Il Villaggio Skipper in Croazia.
    A cavallo tra la fine e l’inizio del nuovo millennio, infatti, l’allora tesoriere del Carroccio Maurizio Balocchi propose ai pezzi grossi del partito di dirottare un po’ di soldi di via Bellerio per la costruzione del villaggio Skipper, detto anche «il paradiso di Bossi», a Punta Salvatore, nella località croata di Umago.

    Peccato che le cose non siano andate nel verso giusto. Almeno non per i padani.
    Il villaggio vacanze Rezidencija Skipper infatti esiste per davvero: pare sia ben frequentato, tra piscine riscaldate, suite di lusso e campi da golf. Peccato, però, che i leghisti siano stati costretti a sfilarsi anzitempo dall’affare visto che la società Ceit – che doveva fare da intermediatrice – fallì nel 2004, lasciando così senza il becco di un quattrino gli investitori.

    Sarà un caso, ma l’investimento in Croazia ricorda molto da vicino quello in Tanzania e a Cipro. Ora come allora, la Lega Nord di Umberto Bossi si è, infatti, ritrovata senza un alleato forte, soprattutto dal punto di vista economico, come Silvio Berlusconi.

    FINANZIAMENTI ILLEGALI.
    Secondo le indagini della procura, una parte dei finanziamenti alla Ceit erano illegali. Così, furono bloccati tutti gli investimenti nell’operazione croata che pare avesse avuto persino il nulla osta di Jorg Haider, leader della Carinzia.

    D’altra parte, nel 2010, la procura di Napoli ricondusse questi spostamenti di denaro verso l’Est Europa al disegno politico del leader indipendentista russo Vladimir Zhirinovsky, grande amico di Bossi.

    La LINEA ZHIRINOVSKY

    FAVORIRE IL NAZIONALISMO. Nulla di penalmente rilevante, va detto. Secondo i magistrati, però, proprio negli anni in cui la Jugoslavia si riprendeva dalla guerra spezzettata in vari Stati, Zhirinovsky aveva cercato di «favorire ovunque movimenti nazionalisti e autonomisti, indipendentemente dal loro orientamento ufficiale filo o antirusso, in modo da accelerare processi disgregativi che, in qualche modo, avrebbero favorito poi nuove forme di aggregazione».
    In questo intrigo internazionale, non è chiaro se il Senatùr abbia scelto di investire in Croazia per questioni politiche o di semplice profitto.

    FORMENTI: «È UNA TRUFFA».
    Per capire il clima di quegli anni, basta ricordare le parole di Franco Formenti. Parlamentare leghista dal 1992 al 2001, Formenti aveva investito nell’affare proposto da Balocchi.
    Quando cominciarono a emergere le prime grane andò direttamente dal Senatùr e disse fuori dai denti: «La storia del villaggio in Croazia è una truffa immobiliare».

    La bufera su via Bellerio si scatenò però alla fine del 2003, quando la procura di Padova iniziò a indagare sul crac della società che doveva finanziare il villaggio Skipper, ovvero la Ceit.
    Ma, nel marzo del 2004, Bossi fu colpito da un ictus e molti simpatizzanti della Lega Nord che avevano investito in Croazia – tra cui la moglie del leader Manuela Marrone – non si accanirono contro un Senatùr agonizzante.

    DIECI AVVISI DI GARANZIA.
    Chi non si fermò invece fu la procura
    che, nel luglio del 2004, iniziò a ricomporre il puzzle, spiccando ben 10 avvisi di garanzia per bancarotta fraudolenta. Furono colpiti lo stesso Balocchi, la cui posizione fu poi archiviata per motivi di salute, ma pure l’allora senatore leghista ed ex sottosegretario agli Esteri Stefano Stefani e l’ex presidente del consiglio di amministrazione di Ceit Sebastiano Cacciaguerra.
    Bossi poi si riprese e lo smacco fu in qualche modo congelato. Almeno fino a una manciata di giorni fa quando in via Bellerio, qualcuno è tornato a maledire quell’avventura oltrefrontiera. E spera che non si ripeta in Tanzania.

    Lunedì, 09 Gennaio 2012

  4. lory says:

    Maroni è un’ottimo democristiano Italiano,

  5. fabio ghidotti says:

    Maroni, non barare! Cos’è rimasto di quello spirito rivoluzionario delle origini, nell’ ufficio dove hai fatto deportare la bandiera?
    I movimenti indipendentisti veri, queste operazioni simboliche le fanno quando hanno raggiunto l’obiettivo!
    (Il tuo qual è?)

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