La Pontida dei Comuni del Pd: il manifesto dei sindaci per l’autonomia lombarda


pontida

Ecco il documento degli amministratori lombardi del Pd per l’autonomia della regione.

I sottoscritti Sindaci delle città capoluogo e Presidenti di Provincia della Lombardia Premesso che: La riorganizzazione dell’assetto istituzionale della Repubblica rappresenta l’occasione per il rilancio di un percorso di autonomia dei territori, nella condivisione di responsabilità tra i diversi livelli di governo e nel rispetto degli equilibri finanziari e dei principi di sussidiarietà verticale e orizzontale.

Nell’attuale proposta di riforma costituzionale le Regioni assumono un ruolo chiave di governo intermedio tra Stato e Comuni, rappresentando lo snodo centrale per l’articolazione della sussidiarietà verticale e orizzontale; la realtà lombarda necessita di un miglior assetto nell’organizzazione del territorio riconoscendo ruolo e funzioni alle zone omogenee sovracomunali coordinate dalle Province; La legge n. 56/2014 recante “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e fusioni di Comuni” assegna alle Regioni nuovi compiti per l’organizzazione e la gestione dei servizi di area vasta in collaborazione con il complesso degli Enti locali.

La legge n. 42/2009 in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, assicura autonomia di entrata e di spesa e maggiore responsabilizzazione amministrativa finanziaria e contabile di tutti i livelli di governo, fermi i princìpi di solidarietà e di coesione sociale, nonché il superamento graduale, per tutti i livelli istituzionali, del criterio della spesa storica a favore del fabbisogno standard; Con il decreto legislativo n.68/2011 recante “Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario” il Governo ha esercitato la delega disciplinando l’autonomia delle entrate regionali con l’attribuzione di tributi propri e di compartecipazione al gettito di quelli erariali e ha soppresso i trasferimenti statali.

Con la legge di stabilità 2015, il Governo ai fini del contenimento dei saldi di finanza pubblica, ha previsto che le Regioni a statuto ordinario debbano conseguire a decorrere dal 2015, in sede di rendiconto, il pareggio di bilancio; l’attuale proposta di riforma costituzionale, allo scopo di superare il proliferare degli alti livelli di conflittualità istituzionale generata dalle materie concorrenti, articola le competenze e le funzioni con un’attribuzione specifica delle stesse o allo Stato o alle Regioni.

In Conseguenza alle Regioni sono assegnate le competenze legislative in materia:

– di rappresentanza in Parlamento delle minoranze linguistiche;

– di pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno;

– di dotazione infrastrutturale;

– di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali;

– di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese;

– salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di istruzione e formazione professionale;

– di promozione del diritto allo studio, anche universitario;

– in materia di disciplina – per quanto di interesse regionale – delle attività culturali, della promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici;

– di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo;

– di regolazione, sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale, delle relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della Regione per il rispetto degli obiettivi programmatici regionali e locali di finanza pubblica;

– in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato.

La proposta di riforma del Titolo V, pone mano da una parte ad una più nitida divisione delle competenze tra lo Stato e le Regioni, dall’altra rende più accessibile e più ampio il percorso per le “autonomie rafforzate” previste all’articolo 116, terzo comma.

La riscrittura del nuovo articolo 116, comma terzo, prevede che possano essere attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma: o Lettera l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; (limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace); o Lettera n) disposizioni generali e comuni sull’istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica; o Lettera s) tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; ambiente e ecosistema; ordinamento sportivo; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; o Lettera u) disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile (limitatamente al governo del territorio).

Il percorso per il “rafforzamento dell’autonomia” prevede che le Regioni, definito un progetto per avanzare la richiesta di maggiore autonomia, sentiti gli Enti Locali e verificate le condizioni di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, sottopongano al Governo il progetto di intesa.

Le nuove funzioni attribuite in base all’intesa con lo Stato, nel rispetto dei princìpi dell’articolo 119 (che vieta i trasferimenti dallo Stato alle Regioni e garantisce l’autonomia delle entrate), dovranno essere garantite da compartecipazioni al gettito dei tributi erariali o da tributi propri.

Raggiunta l’Intesa con il Governo, la Legge concernente la maggiore autonomia dovrà essere approvata dal Parlamento- Considerato che:

Con voto unanime, già il 3 aprile 2007 il Consiglio regionale aveva approvato la deliberazione VIII/0367 avente ad oggetto “ Risoluzione concernente l’iniziativa per l’attribuzione alla Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione” con la quale si avanzava la richiesta di particolare autonomia nelle materie di ambiente ed ecosistema, tutela dei beni culturali, organizzazione della giustizia di pace, organizzazione sanitaria, ordinamento della comunicazione, protezione civile, previdenza complementare e integrativa, infrastrutture, ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi, programmazione dell’offerta formativa e delle sedi universitarie; cooperazione transfrontaliera, casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale; Sulla scorta della risoluzione approvata il Governo aveva avviato nel 2008 presso la Presidenza del Consiglio un Tavolo di confronto con le Regioni che avevano attuato la procedura del 116, terzo comma, percorso non portato a conclusione;

Considerato inoltre che:

La regione Lombardia avendo rispettato i vincoli imposti dal Patto di stabilità interno e il pareggio della spesa sanitaria può senza nessun’altra autorizzazione:

– Predisporre un progetto di autonomie rafforzate, indicando le materie;

–  Avviare il confronto con gli Enti locali;

– Approvare in Consiglio Regionale il progetto di autonomia “rafforzata”;  Chiedere al Governo l’immediata apertura di un tavolo di confronto.

E ancora:

– rilevato che l’attuale residuo fiscale della Lombardia, ossia la differenza tra le tasse pagate dai cittadini lombardi e le risorse pubbliche impiegate sul territorio della regione, risulta pari a 54 miliardi di euro, di gran lunga il più elevato in Italia, con un livello di restituzione del 68%, nettamente inferiore a quello di ogni altra regione;

–  individuato il contenimento del residuo fiscale – nel rispetto dei princìpi di progressività del sistema tributario e di solidarietà tra i territori della Repubblica – come un necessario e impellente provvedimento di equità e di promozione della competitività della Lombardia su scala europea

I sottoscritti Sindaci delle città capoluogo e Presidenti di Provincia della Lombardia: ritenendo che un’ampia mobilitazione degli Amministratori costituisca un importante elemento di rafforzamento e sostegno dell’istanza di maggiore autonomia cui la Regione Lombardia aspira, soprattutto se espressa in modo circostanziato e non generico.

Sollecitano la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale:

– Ad intraprendere le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione, con particolare riferimento alle materie di cui all’articolo 117, secondo comma: o Lettera l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa (limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace); o Lettera n) disposizioni generali e comuni sull’istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica; o Lettera s) tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; ambiente e ecosistema; ordinamento sportivo; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; o Lettera u) disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile (limitatamente al governo del territorio); richiedendo al Governo l’immediata apertura di un Tavolo di confronto, aperto anche a tutte le Istituzioni territoriali componenti il Sistema Lombardia, finalizzato all’attribuzione delle condizioni di maggiore autonomia richieste dalla Lombardia, così come previsto dall’articolo 14, comma3, lettera g) dello Statuto dell’autonomia della Lombardia.

A proseguire, in mancanza di un riscontro tempestivo e positivo del Governo, l’iniziativa di consultazione popolare attivata dal Consiglio regionale lombardo nel febbraio di quest’anno (deliberazione n. X/638 del 17.2.15) per sostenere la proposta di maggiore autonomia avanzata dalla Regione.

– Ad avviare, contestualmente, un’interlocuzione col Governo finalizzata alla revisione dei criteri di riparto della spesa pubblica statale – da quello basato sulla spesa storica alla piena applicazione dei fabbisogni e dei costi standard, secondo quanto previsto dalla legge n. 42/2009 – così da pervenire ad una riduzione dell’attuale residuo fiscale della Lombardia, assicurando il recupero del residuo fiscale positivo almeno al livello medio di quello realizzato nelle prime cinque Regioni italiane.

Firmato

Giorgio Gori – Sindaco di Bergamo

Emilio Delbono – Sindaco di Brescia

Mario Lucini – Sindaco di Como

Gianluca Galimberti – Sindaco di Cremona

Virginio Brivio – Sindaco di Lecco

Simone Uggetti – Sindaco di Lodi

Mattia Palazzi – Sindaco di Mantova

Roberto Scanagatti – Sindaco di Monza

Massimo Depaoli – Sindaco di Pavia

Alcide Molteni – Sindaco di Sondrio

Matteo Rossi – Presidente della Provincia di Bergamo

Pier Luigi Mottinelli – Presidente della Provincia di Brescia

Maria Rita Livio – Presidente della Provincia di Como

Carlo Vezzini – Presidente della Provincia di Cremona

Flavio Polano – Presidente della Provincia di Lecco

Mauro Soldati – Presidente della Provincia di Lodi

Alessandro Pastacci – Presidente della Provincia di Mantova

Pietro Luigi Ponti – Presidente della Provincia di Monza

Daniele Bosone – Presidente della Provincia di Pavia

Gunnar Vincenzi – Presidente della Provincia di Varese

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