La politica ha bisogno di donne con le palle

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di GLORIA TESSAROLLO – «When he tells us that women are formed for softness and sweet attractive grace, I cannot comprehend his meaning, unless, in the true Mahometan strain, he meant to deprive us of souls, and insinuate that we were beings only designed by sweet attractive grace, and docile blind obedience,
to gratify the senses of man…». (A Vindication Of The Rights Of Woman, M. Wollstonecraft).

«…Quando egli ci dice che le donne vengono formate per la mollezza e la grazia dolce ed attraente, non posso comprendere ciò che intende se non attraverso il vero pensiero maomettano, egli intende privarci dell’anima, ed insinuare che fummo create come esseri designati alla sola grazia dolce ed attraente, all’obbedienza docile e cieca, per gratificare i sensi dell’uomo…».

Siamo alla fine del XVIII secolo, in un’Inghilterra che si prepara ad affrontare l’Età vittoriana, epoca di forti rivendicazioni e riforme sociali. In Europa la Rivoluzione francese muta drasticamente il modo di percepire l’uomo, la società, lo Stato. Con gli ideali di libertà, fratellanza e uguaglianza si fa sempre più pressante l’esigenza di rivendicare un ruolo più importante per la donna nella società. Il testo citato in apertura è
estratto dal primo trattato sui diritti delle donne pubblicato in Inghilterra nel 1792 da Mary Wollestonecraft
(madre della più nota scrittrice Mary Shelley autrice del celebre romanzo Frankenstein).

Perché parlare oggi di questo testo e perché della lotta per i diritti delle donne? L’intenzione non è quella di
riesumare stantii argomenti femministi, ma di far riflettere su alcuni spunti che questo libro fornisce e che trovo estremamente attuali. Innanzitutto voglio evidenziare il periodo storico in cui il libro viene pubblicato.

Il Settecento è tutt’ora considerato il secolo dei Lumi, periodo storico in cui l’umanità (europea) si affranca dalla schiavitù dell’ignoranza e della superstizione entrando nel dominio della mente e della razionalità. Le ingerenze della Chiesa nelle questioni temporali vengono fortemente limitate e l’uomo comincia a scoprire le potenzialità di una mente aperta, capace di mettere in discussione tutto ciò che fino ad allora era dato per acquisito e di rifondarlo su basi razionali e scientifiche attraverso attente indagini.

In questo contesto socio-culturale si inserisce il dibattito sui diritti delle donne, per ora ancora affidato
a qualche voce isolata ma destinato a sfociare nei movimenti organizzati della storia recente che noi tutti abbiamo sentito nominare, come quello per il diritto di voto delle Suffragette. La Wollstonecraft si sofferma
sugli handicap di una cultura che mortifica ancora fortemente le donne, considerandole inferiori all’uomo, pertanto adatte a un’educazione più frivola che si concentri nel formare mogli e amanti senza sviluppare
le potenzialità intellettuali. Le donne del Settecento erano pertanto vanesie e superficiali, troppo spesso puerili, incapaci di condurre le faccende domestiche con intelligenza.

Tutto ciò comportava dei grossi problemi nella vita matrimoniale e soprattutto gravi difficoltà nella cura
e crescita dei figli. La Wollstonecraft suggerisce pertanto di dare alle donne, attraverso la giusta cultura e istruzione, gli elementi per affrancarsi dalla schiavitù dell’ignoranza e per porsi in posizione paritaria, per quanto diversa, all’uomo e compagno.

Per sottolineare la condizione inumana delle donne del suo tempo, la scrittrice utilizza spesso esempi come quello che ho citato in apertura; compara infatti la mentalità maschile del Settecento a quella mussulmana (lei utilizza il termine maomettana), sottolineando che in questa cultura le donne vengono considerate senz’anima e, in altri passi, come degli esseri subordinati non appartenenti alla specie umana.

Rapportando questi esempi alla situazione presente, non può non emergere il grosso passo in avanti fatto dalla cultura europea in questo frangente, oggigiorno le donne godono di molti più diritti rispetto a 200 anni fa, la donna è riuscita a cambiare fortemente la sua condizione e a rivendicare un ruolo sempre più attivo
nella sfera pubblica come in quella privata, ma la situazione nel mondo mussulmano è rimasta invariata.

La gravità del problema, non sta tanto nel fatto che, in secoli di storia e di lotte, nulla sia mutato all’interno della cultura islamica, ma nel fatto che oggi si sta affermando una cultura malata di lassismo e indifferenza. Invece di portare avanti con orgoglio leconquiste della donna e dell’umanità che sono costate la vita a molte persone nel passato, tendiamo a rimanere inattivi trincerandoci dietro la scusa dell’integrazione razziale e della solidarietà. Per nascondere la propria inettitudine si taccia di razzismo o di oscurantismo chi si erge a difesa di ideali progressisti e delle conquiste dell’uomo.

Si parla di aborto, procreazione medicalmente assistita, diritti delle donne sul lavoro e di pari opportunità e nessuna femminista o presunta tale, nessuna associazione o partito politico che parla di quote per la difesa del diritto della donna a essere rappresentata politicamente, nessuna donna in quanto tale si alza in piedi e con il coraggio che nasce dall’indignazione per la violazione dei diritti fondamentali, difende con le unghie e con i denti le conquiste raggiunte in secoli di storia dell’umanità.

Forse avevano ragione gli uomini e gli intellettuali del Settecento, quando sostenevano che in realtà
la donna è un essere debole e inferiore, incapace di difendersi e di difendere le proprie idee, incapace di produrre idee. In molte speravamo non fosse così…

(da Il Federalismo)

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