La politica cosa 757 euro a contribuente. Sprecati 7 miliardi ogni anno

di ALTRE FONTI

Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, lo aveva promesso a Enrico Letta subito dopo che quest’ultimo era diventato presidente del Consiglio, lo scorso maggio: gli avrebbe dimostrato con uno «studio dettagliato» che sui costi della politica si può risparmiare molto e utilizzare queste risorse per tagliare le tasse su lavoratori e pensionati. Lo studio è arrivato ieri. Angeletti lo ha illustrato in una conferenza stampa e messo sul sito della Uil. Diciotto pagine e numerose tabelle che contengono la radiografia dei 23,2 miliardi di euro che in un anno si spendono tra funzionamento di organi istituzionali, società pubbliche, consulenze, auto blu e altro ancora. Una somma che corrisponde all’1,5% del Prodotto interno lordo.

Di politica vivono direttamente o indirettamente 1 milione e 100 mila persone, pari al 5% degli occupati in Italia. E la politica costa in media a ogni cittadino 386 euro, neonati compresi, oppure come dice la Uil 757 euro a testa considerando solo la platea di chi paga effettivamente l’Irpef (circa 30 milioni di contribuenti). Secondo Angeletti i costi della politica si potrebbero tagliare di quasi un terzo, risparmiando così 7 miliardi da destinare all’alleggerimento delle imposte sul lavoro.

Ma vediamo nel dettaglio i risultati del rapporto. Per gli organi istituzionali delle amministrazioni centrali e decentrate, nel 2013, si spenderanno 6,1 miliardi, il 4,6% in meno del 2012, ma con performance molto diverse: le Regioni, infatti, hanno tagliato dell’11,5%, la presidenza del Consiglio aumenterà invece le spese dell’11,6%, passando da circa 411 milioni nel 2012 a 458 nel 2013. Per tutte le consulenze pubbliche la spesa sarà di 2,2 miliardi mentre 2,6 miliardi serviranno per i costi di funzionamento degli organi degli enti e delle società partecipate. Ben 5,2 miliardi sono invece destinati ad altre voci: auto blu, personale di nomina politica, direttori delle Asl.
Per arrivare a 23,2 miliardi restano appunto 7,1 miliardi, quelli che si potrebbero tagliare, secondo Angeletti, e che si riferiscono al «sovrabbondante sistema istituzionale», come lo definisce il rapporto curato dal segretario confederale Guglielmo Loy.

Nel dettaglio: 3,2 miliardi si potrebbero risparmiare sulle spese di funzionamento (non quelle per gli organi istituzionali) accorpando gli oltre 7.400 Comuni con meno di 15 mila abitanti, un altro miliardo e 200 milioni potrebbe arrivare da un taglio delle spese delle Province, e un altro miliardo e mezzo da un ulteriore taglio delle uscite delle Regioni. Infine, 1,2 miliardi in meno di spesa potrebbero arrivare da «una razionalizzazione del funzionamento dello Stato centrale degli uffici periferici, anche a seguito dell’avvenuto decentramento amministrativo». In tutto 7,1 miliardi di tagli che la Uil propone in un momento in cui sta entrando nel vivo il lavoro del commissario di governo per la spending review, Carlo Cottarelli, che di risparmi ne ha promessi ben 32 miliardi di euro nel triennio 2014-2016.

da: www.corriere.it

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One Comment

  1. Roberto Porcù says:

    Mi sono impegnato di portare sino in fondo la lettura di Sanguisughe di Mario Giordano – edizioni Mondadori nonostante una forte repulsione che induce a desistere.
    Sono elencate i premi e le fior di pensioni elargite a politici marginali accasati nella res publica anche se di lavoro utile fatto da loro non ve ne sia traccia.
    Ormai, sono diritti acquisiti, come il diritto divino.
    L’associazione a delinquere di stampo politico burocratico che dell’Italia ha fatto cosaloro, non accetterà mai di mettersi da parte, come nessun monarca, imperatore o despota ha mai rinunciato al potere sui Cittadini che considera al suo servizio.
    Ci sono buono speranze, un po’ la piazza si è mossa pur se in modo disordinato, nel 2014 anziché della ripresina del cacciaballe all’economia ci sarà il definitivo defoult ed i Cittadini nelle strade non porteranno formaggio ed affettati , ma i forconi per usarli.
    I presidi non saranno da fare nelle piazze, ma in tutti i punti dai quali i ladri possano espatriare senza pagare dazio.

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