La “poligamia” politica ci renderà liberi

di GIULIO ARRIGHINI*

“…Compagno, impugna il libro, è un’arma”. Impugnare il sapere, la conoscenza, come strumento di guerra, è una delle immagini più suggestive che ci ha lasciato Bertolt Brecht. E in questi tempi di congressi, di lotte per il potere, da destra a sinistra sino agli ambiti dell’ex indipendentismo del Nord, viene da chiedersi dove, nelle sezioni, si faccia ancora cultura piuttosto che dividersi sul futuro segretario di un partito.

In fin dei conti, che ci interessa, che interessa agli operai, ai disoccupati, chi conquisterà il potere? A pochi, alla nicchia di chi lavora attorno alla politica. Ma si consuma tutti i giorni il dramma di una politica che non sa produrre cultura. Che non imbraccia i libri, che non inforca il sapere. Come avrebbe voluto nella sua lode dell’imparare proprio Brecht.

Le beghe della politica del Nord incarnano forse gli imprenditori suicidi? I senza lavoro? Chi rappresenta questo esercito di disperati?

“Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!

Impara, uomo in prigione!

Impara, donna in cucina!

Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.

Frequenta la scuola, senzatetto!

Acquista il sapere, tu che hai freddo!

Affamato, afferra il libro: è un’arma.

Tu devi prendere il potere.

Non avere paura di chiedere, compagno!

Non lasciarti influenzare,

verifica tu stesso!

Quel che non sai tu stesso,

non lo saprai.

Controlla il conto,

sei tu che lo devi pagare.

Punta il dito su ogni voce,

chiedi: e questo, perché?

Tu devi prendere il potere.

Ecco qua. C’è tutta la consapevolezza di una debolezza ma anche la chiave per la rivoluzione. Senza la presa d’atto del vuoto di conoscenza che genera dittature e che lascia sempre aperto il varco alla democrazia elettorale fasulla, un popolo resta soggiogato e suddito.

La classe dirigente dei partiti del Nord ha fatto questa fine. Ha tentato di incarnare un territorio ma non ha saputo gestire il suo governo. Non ha letto abbastanza libri il segretario di sezione, non ha letto abbastanza giornali il parlamentare borioso che basta a se stesso, non ha accolto il confronto il ministro rancoroso e vendicativo, non ha risposto ai giornalisti il politico che pensava che il silenzio fosse la misura di un vantaggio.

La chiusura ancora oggi dei senza libro, ha reso il Nord pieno di senza tetto. E di partiti sia senza l’uno che l’altro. Perché i primi spariscono e se ancora non sono spariti, spariranno. Gli altri, invece, fanno sparire i partiti dal consenso elettorale. Insomma, un cortocircuito sociale e della rappresentanza.

Ma il guaio più grande è che le minoranze, divise, della galassia delle autonomie e delle indipendenze, continuano a farsi del male. Anziché essere più ecumenici, sono divisi e puntano alla separatezza nella lotta per una conquista politica. Anziché essere poligamici, per resistere in un contesto molecolare dove siamo atomizzati, stanno nella loro isola e non cercano la contaminazione del confronto. Anziché procedere a falange, si marcia in direzioni opposte.

Il passo per l’estinzione è breve. Ricordava Hobbes, Bellum omnium contra omnes.

La guerra di tutti contro tutti. Descrive una situazione in cui, senza una legge, è l’istinto a guidare le nostre azioni. Ogni prossimo è nemico. Accade in politica, ma non deve accadere nell’area di pensiero e di azione politica dell’indipendenza. Già lo stato di guerra di Hobbes lo subiamo tutti i giorni, dato che lo stato non governa. Non è uno stato governante, è piuttosto uno stato tassante. Uccide per sopravvivere. E’ la guerra dello Stato, del tutto dello Stato, contro tutti.

Non è l’imitazione del modello che fallisce a garantire la buona riuscita di un piano di liberazione dalla sudditanza. Dovremo imparare la lode dell’imparare, congiuntamente alla lode dell’uscire dalla nostra nano molecola politica per rappresentare il territorio che deve prendere il potere.

*Segretario Indipendenza Lombarda

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10 Comments

  1. giorgio says:

    Che Arrighini sia bravo non è una novità, non sarebbe il grande segretario che effettivamente è. Io mi sono scontrato a suo favore, con qualche politicante di Brescia , all’epoca di Paroli (ex sindaco Pdl) , evidentemente non era conosciuto per quello che era. e forse anche facilmente attaccabile proprio perchè poco conosciuto da questi elementi, ora per fortuna quasi tutti scomparsi dalla scena politica.
    Per cui, bravo Arrighini, spero che qualcuno impari a leggere un pò di più, io compreso, e chissa mai che aumenti il popolo degli indipendisti veri.
    Quando parlo con estranei, ma anche su queste pagine, cito spesso i grandi , come il prof.Miglio, Pagliarini, Gilberto Oneto, per non fare la lista della spesa, tralascio gli altri nomi, anche se egualmente all’altezza come,
    Facco, Marchi, Bernardelli e naturalmente Arrighini, questo vale per tutti i veri simpatizzanti e militanti, a cui vanno i miei complimenti, specie per quelli che hanno letto molto in passato e, che ancora oggi leggono molto, per insegnare a tutti noi , sempre qualcosa di nuovo , che a volte sfugge. Grazie. Giorgio.

  2. Mirko Autonomista Felsineo says:

    condivido tutto, ma ricordati anche che il nuovo Segretario è colui che detterà la linea politica della Lega, a cominciare dalla collocazione sia italiota che europea (con rispettive alleanze o non alleanze), fino al ritorno -o meno- ai concetti sopiti dell’autonomismo.

    quindi tutto vero quanto hai descritto, ma chi ancora spera in una svolta identitaria deve anche accollarsi l’onere della discussione sul nome del candidato Segretario e a me personalmente la questione interessa eccome dato che non sono tutti uguali e non dicono tutti le stesse cose.

    Mirko

  3. pono says:

    la rivoluzione si fa con la pancia vuota
    im veneto e’ quasi vuota

    • Caro pono, qui sbagli,
      le rivoluzioni si fanno a pancia PIENA, mai visto rivoluzioni degli affamati d’Africa, anzi, per un tozzo di pane si può comprare la loro sudditanza ed il loro silenzio a buon prezzo.

      • Dan says:

        Esattamente: le rivoluzioni di devono fare quando c’è ancora qualcosa con cui ripartire. Quando le scorte sono irrimediabilmente finite, si chiude.

  4. Dan says:

    Premesso che la stragrande maggioranza della gente non vuole leggere ed i politici sono espressione di questo mal costume, c’è da dire però che per governare bene non è tanto importante leggere citazioni ed incensarne continuamente i propri discorsi quanto avere senso di onestà e moralità.

    Un ladro acculturato rimane un ladro quanto un ladro analfabeta e burino.

    La popolazione dal canto suo non ha bisogno dello sponsor morale di questo scrittore o quel filosofo per legittimare il proprio diritto a vivere in un paese civile, deve solamente alzare il culo dalla poltrona e spegnere amici, uomini e donne, xfactor, la fattoria, facebook ed ogni altra sorta di perditempo

  5. Rodolfo Piva says:

    Bravo Giulio
    Non ci si deve mai stancare di ricordare che la conoscenza ed il sapere, che costituiscono la cultura di un uomo, sono la strada per riscoprire le nostre radici e la nostra identità. Lo studio della storia, attraverso la lettura di testi, saggi e di documenti consente di comprendere quanto questo stato, che ha le sue fondamenta nella reiterata ripetizione di menzogne, ha turlupinato le popolazioni che si ritrovano all’interno dei suoi confini costringendole a sacrifici tremendi ed orrendi. Il desiderio di conoscenza è sicuramente cosa che l’Indipendenza deve continuare a stimolare; da qui poi deve nascere un percorso di studio individuale che richiede impegno e dedizione affinché ognuno diventi il veicolo della trasmissione del sapere verso gli altri.
    Rodolfo Piva

  6. Albert Nextein says:

    Ecco perché un giornale come questo va aiutato.

  7. Dan says:

    I nostri politici vanno a roma perchè lì c’è a gnocca…

  8. adriana says:

    E’ da molto che non leggevo parole di grande saggezza e semplice verità espresse da un uomo politico.
    Un inno alla lettura ed alla cultura che merita condivisione e riflessione

    AP

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