La persecuzione fiscale sulle Pmi in Europa, ecco la prova del nove

di BRUNO DETASSISeuropa fallita

Danno lavoro, producono Pil senza aiuti di Stato, quindi vanno punite. L’ultimo studio dell’Ocse nel volume «Taxation of SMEs in Oecd and G-20 countries», dice beme che non solo il fisco non ama le Pmi, soprattutto se start-up, ma che in Europa, matrigna e burocratica, il problema non è solo italiano. E’ comunitario. Una volta di più l’Europa è bancaria e non produttiva.

Spiega bene infatti la Cgia di Mestre che nei 37 paesi più evoluti dal punto di vista economico, solo 14 prevedono per le pmi una corporate tax più bassa di quella ordinaria.

La tassazione agevolata vale in media 9 punti percentuali in meno sull’aliquota piena, ma vi sono casi come Sudafrica, Francia o Stati Uniti dove il beneficio può arrivare anche a 20 punti. Eppure… sappiamo che le pmi «rappresentano più del 95% dell’intero tessuto produttivo nella maggior parte dei paesi considerati, abbracciando tutta la gamma di industrie e settori e fornendo un contributo decisivo al pil e all’occupazione», osserva il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, «il sistema fiscale gioca un doppio ruolo: da un lato è uno strumento che le aiuta, ma dall’altro rappresenta un ostacolo». I regimi più favorevoli si registrano in Corea e Olanda: a fronte di tax rate ordinari pari rispettivamente al 24,2% e al 25%, per le pmi i prelievi sugli utili scendono all’11% e al 20%, purché il reddito imponibile non superi i 143 e 200 mila euro, argomenta la Cgia.

E, ancora, nel paese dove la ripresa è sempre dietro l’angolo e sbaraglia, negli Usa le agevolazioni fiscali si attenuano all’aumentare dei profitti: mentre le pmi che realizzano fino a 38 mila euro annui di utili pagano il 20% (contro il 39,1% ordinario), sopra i 75 mila euro si ritorna pressoché all’aliquota piena, che viene addirittura superata per i profitti superiori ai 13,8 milioni (42%).

Un altro gruppo di stati prevede aliquote ridotte al di sotto di una certa soglia di utili (Belgio e Lussemburgo).

Insomma, non siamo un paese nato per crescere.

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