La Padania in 15 anni si pagherebbe da sola tutto il debito


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di GILBERTO ONETO – Negli ultimi tempi si è molto parlato del 75% di tasse che, secondo la Lega, dovrebbero rimanere in Lombardia. Si è cominciato a dare i numeri su quello che già oggi resterebbe, si sono introdotti parametri d’ogni genere, si è insomma sollevata una sconquassante cortina fumogena su dati che dovrebbero invece essere precisi e chiaramente comprensibili. Il Pdl ha detto che in Lombardia si arriva già al 72-73%; la Confindustria ha sentenziato che sono “sogni per adesso non realizzabili” , Camusso e Ambrosoli sono stati concordi  nel bollare l’iniziativa come demagogica. I meridionali in generale si sono indignati piagnucolando sul becero tentativo di violare un patto di solidarietà che ha la strana particolarità di essere a senso unico.

Per fare un po’ di chiarezza occorre guardare i dati degli ultimi dieci anni. Nel 2002 la Lombardia tratteneva l’80,69% delle proprie risorse, nel 2007 il 66,61% e nel biennio 2007-2009 una media del 59,85%. Nel 2013 si può stimare il 55%, un dato in continua diminuzione per l’aumento della pressione fiscale e il calo degli investimenti. Chi ha ipotizzato una differenza di 16 miliardi si è basato sui dati del 2007.

Segue lo stesso trend il calcolo per l’intera Padania: 86,11% nel 2002, 75,94% nel 2007 e 72,32% nel biennio successivo. Oggi è sicuramente attorno al 68%. Questo significa che la cura maroniana farebbe molto bene alla Lombardia ma sarebbe benefica anche per l’intera comunità padana.

Infatti se il ritorno fosse del 75%, nel 2007 in Lombardia sarebbero rientrati 16 miliardi in più e 4 in meno in Padania, nel periodo 2007-09 sarebbero tornati 26 miliardi in più in Lombardia e 9 in più in Padania, regioni a statuto speciale comprese. Oggi saremmo presumibilmente  rispettivamente attorno ai 30 e 15 miliardi. I cittadini lombardi, a parità di prestazioni, potrebbero avere uno sgravio fiscale attorno al 40%. Il grafico 2 indica la percentuale di ricchezza ritenuta sul territorio lombardo e padano rapportata con la richiesta del 75%.

Una considerazione va fatta su come queste cifre siano reperite e usate da parte di chi dovrebbe averne fatto uno dei punti qualificanti di tutta la sua battaglia politica. In tutti questi anni la Lega si è totalmente disinteressata di questo argomento cruciale, non ha utilizzato il potere di reperimento di informazioni che le veniva dalla sua posizione governativa, non ha attivato un Centro Studi in grado di occuparsene, non ha favorito (anzi) chi lo ha fatto per conto suo. Non ha insomma intrapreso nessuna di quelle azioni elementari e doverose per delineare in termini chiari il suo progetto in campo economico, nello scabroso ruolo delle verifiche della rapina che subisce la gente che dice di voler rappresentare. Gli indecorosi balletti sui numeri che si sono visti in campagna elettorale, il patetico ricorso democristiano a un avverbio (“almeno” il 75%) per coprire l’impreparazione sui numeri, il ricorso – davvero miserabile –  a un trafiletto pubblicato dal Corriere della Sera in cui si parlava di un vantaggio di 16 miliardi: tutto da la misura dell’impreparazione della classe dirigente leghista, del protervo impegno ventennale a uccidere ogni impegno culturale e anche di una certa, urticante, dose di mala fede.

Sembra opportuno, per chiudere, dare un’occhiata anche ad alcuni raffronti internazionali. Nel 2009  il residuo fiscale della Lombardia corrispondeva al 11,5% del Pil regionale, in Veneto era il 10,3%, in Emilia-Romagna il 10,1%. In Europa si hanno per lo stesso anno i seguenti dati significativi: la Catalogna (che per questo minaccia la secessione) arriva all’8,1%, la regione di Stoccolma al 7,6%, l’Inghilterra sud-orientale al 6,7%, il Baden-Wurtenberg al 4,4%, l’Ile-de-France al 4,4% e la Baviera al 3,5%, un quarto della Lombardia. Nel suo complesso la Padania ha la percentuale più alta d’Europa, è perciò la regione più tartassata in assoluto.

Un quadro analogo si ricava dal confronto del debito pubblico regionalizzato, in percentuale sul Pil: a fronte di un valore dell’87,7% dell’Area euro nel 2011, si hanno i seguenti valori: 120,7% dell’Italia, 82,1% della Padania, 74,8% del Veneto, 73,3% dell’Emilia-Romagna e il 71,9% della Lombardia.

Da tutto quanto fino a qui esaminato si trae una semplice considerazione: la Lombardia e la Padania nel suo complesso sono sistematicamente rapinate delle loro ricchezze dallo Stato italiano. Senza questo “patriottico” prelievo la Padania sarebbe un paese prospero, uno dei più ricchi del mondo, potrebbe assicurare ai suoi cittadini servizi di eccellenza invece che sopravvivere in una condizione terzomondista come avviene oggi. Da sola la Padania potrebbe ripianare la sua parte di debito pubblico in pochi anni e pagare l’intero debito italiano in due o tre lustri.  Potrebbe così comperarsi la sua libertà. Ma occorre farlo al più presto, prima che la crisi economica (qui provocata principalmente dal parassitismo italiano e dalla rapina statale) distrugga completamente il potenziale economico e le risorse morali delle comunità padane. Per molto meno si erano ribellate le colonie americane. Se non ora, quando?

(2 – fine. Il primo articolo è stato pubblicato il 25 marzo)

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7 Comments

  1. Marco says:

    A dire il vero la padania esiste a livello territoriale ma non storico, culturale e politico. Pertanto cortesemente ricordiamo che il popolo Veneto non è interessato a creare entità senza radici, diciamo o.g.m. com l’Italia……

  2. pippogigi says:

    C’è un errore di fondo nell’articolo.
    Il debito pubblico italiano (e sottolineo italiano) non è servito per le autostrade, le infrastrutture, ecc quindi per far progredire il paese, Padania colonizzata compresa, ma è servito per gli sprechi, le ruberie, il voto di scambio, quindi per i forestali calabresi e siciliani, per i falsi invalidi, per le pensioni regalate, ecc.
    Il debito pubblico è servito all’Italia e se lo pagherà l’Italia.
    La Padania appena tornerà indipendente nascerà senza debito, non avendone mai fatti…

  3. Borbonico says:

    Ma scrive pure dall’aldila’ adesso ?
    W la Borbonia !

  4. giancarlo says:

    Sono sempre i più bravi ed intelligenti ad andarsene per primi. Sembra quasi un regola.
    I mediocri e gli arrivisti invece imperversano per decenni e decenni quasi che il Padre Eterno aspetti che si convertano o migliorino prima di morire.
    Gilberto Oneto faceva parte sicuramente e senza alcun dubbio dei primi e sono sicuro che da lassù avrà un solo rammarico, quello di non aver potuto assistere al disfacimento di questa italietta puntellata da tutte le parti e che cerca di resistere. Ma attenzione, a resistere sono coloro che l’hanno distrutta, avvilita, mortificata e impoverita. Ma, come sempre la storia prima o poi farà giustizia di queste ingiustizie.
    Sono come il cinese in riva al fiume che aspetta di veder passare il morto, in questo caso l’italietta.
    WSM

  5. luigi bandiera says:

    Lo ho condiviso da appena uscito…
    Grande davvero G.Oneto.
    Ci manca davvero…
    .
    …avanti un altro…

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