La Padania: ecco cosa è e cosa non è

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Cosa non è la Padania.

Parto dalla fine del titolo così da poter sgombrare subito il campo da un equivoco su cui spesso è volentieri in troppi indugiano e soprattutto speculano: la Padania non è un invenzione di Bossi, infatti non è merito suo né il nome Padania, né il concetto che sottende. Nel 1995 quando Bossi rilanciò il concetto Padania e lo fece conoscere al grande pubblico Guido Fanti sbottò: l’abbiamo inventata noi, 20 anni fa! In effetti nel 1975 Guido Fanti, allora presidente dell’Emilia Romagna, propose “l’idea di costituire un coordinamento con le regioni della Padania, cioè una lega di tutte le regioni che si attestano sul Po per rappresentare insieme un potere anche contrattuale nei confronti degli organi centrali di governo più forte di quello che non potesse essere la singola regione”. Stesso nome, stesso concetto e nel 1975 Bossi non aveva ancora iniziato a fare politica (leggi qua).

Prima ancora, nel 1963, è stato il mitico Gianni Brera nell’Invectiva ad Patrem Padum a rammaricarsi perché nel corso dei secoli non si era mai stati in grado di far nascere la “Padania”: da Venezia a Milano e su fino a Torino. Stesso nome, stesso concetto e nel 1963 Bossi andava ancora a scuola o almeno credo (leggi qua).

Nel 1910 il Professor Angelo Mariani dà alle stampe il suo “Geografia economico sociale dell’Italia” e divide la trattazione dell’argomento in tre parti distinte: Padania, Appenninia e Corsica. Stesso nome, stesso concetto e nel 1910 Bossi non era neppure nato. Ho personalmente effettuato una ricerca bibliografica (pubblicata sul numero 71 dei Quaderni Padani e scaricabile a questo link, rivenendo circa un centinaio di testi che parlano a vario titolo di Padania, testi che ovviamente sono stati editi prima del 1995, ovvero prima della riproposizione bossiana. Credo che quanto appena accennato basti per chiarire la questione: chi sostiene che la Padania sia un’invenzione di Bossi o è in malafede o non sa quel che dice e farebbe bene ad informarsi prima di parlare.

Cos’è la Padania.

La Padania è un’evidente ovvietà per gli stranieri ed è così da secoli, tutto il mondo sa che la Padania esiste, solo gli italiani e i padani autolesionisti si ostinano a negarla. All’estero da secoli hanno una visione chiara e netta della Padania, alcuni l’hanno semplicemente descritta, spesso con ammirazione, altri l’hanno combattuta, in tanti hanno cercato di sfruttarla, perché bella e ricca.

– La Padania era ben nota ai Romani che la chiamavano Gallia Cisalpina e l’hanno combattuta, soggiogata e abbondantemente tassata, primi di una lunga lista.

– La Padania è stata riconosciuta, ma rispettata da Carlo Magno, il quale dopo aver conquistato il regno longobardo, decise di rispettarne a tal punto nome, ordinamenti e leggi da farsi nominare non più solo Re dei Franchi, ma Re dei Franchi e dei Longobardi. Ciò ha permesso che ancora alla fine del 1300, ovvero sei secoli dopo, vi fosse in Padania chi dichiarava di vivere secondo la legge longobarda.

– In seguito con il nome di Regno Italia, la Padania è stata per secoli riconosciuta come una entità del Sacro Romano Impero, infatti, a dispetto del nome, quel Regno d’Italia era composto dalle regioni padane più la Toscana e poco altro.

– L’imperatore Federico Barbarossa si è ben accorto, a sue spese, che la Padania esiste, lo prova non tanto la battaglia di Legnano, quanto la dieta di Costanza del 1183.

– Federico II, il tanto decantato stupor mundi, nonché nipote del Barbarossa, non avendo tratto insegnamento della vicende del nonno, rimase molto stupito nel constatare di persona la concreta consistenza della Padania.

– Nel 1311 l’imperatore Arrigo VII lascia la Germania con l’intenzione ufficiale di pacificare la Val Padana. Per attuare il suo compito decide di istituire un Vicariato Imperiale di Lombardia e tra le prime quattro città chiamate a contribuire al mantenimento del vicariato vi sono Genova, Milano, Venezia e Padova. È evidente che a quel tempo il nome Lombardia nulla aveva a che vedere con l’attuale regione, storicamente si chiamava Lombardia ciò che oggi si chiama Padania; tra i mille esempi che si possono portare a conferma di questo fatto si pensi all’Anonimo Genovese che sulla fine del 1200 definisce la sua città “porta di Lombardia”.

– Nel 1327 arriva un altro imperatore tedesco, Ludovico il Bavaro, anche lui cercherà di costituire un analogo Vicariato di Lombardia.

– Nel 1330 Papa Giovanni XXII e Filippo VI re di Francia pensano anche loro di porre fine alle lotte interpadane e alle periodiche visite degli imperatori tedeschi a caccia di soldi, ipotizzando l’occupazione definitiva della Lombardia, leggasi Padania, da parte francese e la creazione di una monarchia vassalla al regno di Francia.

-Il progetto non parte neppure, perché nello stesso anno Giovanni di Boemia li brucia sul tempo e prova egli stesso a creare un regno lombardo, ovvero ad unificare la Padania.

– La Lombardia, intesa come Padania, è ancora una chiara evidenza secoli dopo, quando diviene un leit motive della letteratura di viaggio. Nella prima metà del ‘700 Joseph Jérome de Lalande scriveva nelle sue memorie di viaggio che “Cette plaine de Lombardie qui s’étend depuis Turin jusqu’à Rimini & Venise, sur une longueur de 90 lieues est la plus vaste, la plus délicieuse, & l’une de plus fertiles qu’il y ait en Europe“. Di analogo parere è Montesquieu secondo cui la Lombardia, leggasi Padania, è la plaine, la plus délicieuse du monde e comprende, sempre a suo dire, le Piémont, le Milanois, l’État Vénetien, Parme, Modène, Mantoue, le Bolonois et le Ferrarois.

– La Padania è presente pure nella mente di Napoleone I. Nonostante le sue smanie di grandezza, Napoleone crea la Confederazione del Reno, una confederazione di stati tedeschi, e allo stesso tempo crea un Regno di Italia, che nuovamente si chiama d’Italia, ma che ancora una volta è fatto dalle sole terre padane con l’eccezione di Piemonte e Liguria direttamente annesse alla Francia. Ovviamente è uno stato vassallo, per di più privo delle sue terre occidentali, ma è importantissimo notare come nella mente da conquistatore di Napoleone i Padani siano sullo stesso piano del Tedeschi ed abbiano diritto ad un loro stato unitario.

– La Padania è ben chiara anche nella mente del nipote Napoleone III, che nel 1858, a Plombiers, ne sottoscrive il diritto ad esistere come stato autonomo.

– Concetti noti e ben chiari all’estero anche ai giorni nostri tanto che nel 1968 l’insigne linguista Gerhard Rohlfs scrive in un suo testo che “per Lombardi non si intendevano solo gli abitanti della attuale Lombardia, ma la popolazione di tutta l’italia padana. E Lombardo era il nome che era dato in quei tempi a quella lingua volgare che ivi stava per costituirsi in lingua indipendente e koiné letteraria al pari del catalano e del portoghese in opposizione al volgare toscano”. Continua poi aggiungendo che “Molto tempo prima dell’influsso poetico esercitato da Dante e Boccaccio, nell’Alta Italia si era sviluppata una koiné padana, di tipo lombardo-veneto, di ampio uso letterario. Nel corso del duecento questa koiné era già sulla via di assurgere a lingua letteraria nazionale. Essa veniva già sentita, e non di rado, come una lingua romanza indipendente, allo stesso livello delle lingue francese e toscana”. Ulteriore testimonianza dell’esistenza della Padania e come se non bastasse questo pezzo tappa anche la bocca a quanti vanno blaterano che negli ultimi 2000 anni non vi è mai stata una lingua unitaria o una koiné padana.

La Padania, oltre ad essere un’evidente ovvietà per gli stranirei, è qualcosa che tutti i padani hanno fortemente voluto e a lungo cercato nel corso della storia.

– La Padania l’hanno cercata i lombardi, nel senso attuale del termine, infatti nel 1402 Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, è signore di quasi tutta la Padania, controlla Milano, Genova, Bologna, buona parte del Piemonte, dell’Emilia – Romagna, del Veneto, oltre a tutta l’attuale Lombardia e al Canton Ticino e si sta preparando a conquistare anche Firenze, dove si diffonde il panico e dove da sempre si ordiscono trame e alleanze per impedire la nascita di uno stato padano. La Padania è a un passo, ma il duca muore improvvisamente e il progetto sfuma.

– La Padania l’hanno fortissimamente voluta i veneti, prima sono stati i della Scala a brigare per ottenere il titolo di Re di Lombardia, leggasi Padania, poi è stata la volta di Venezia che alla caduta dei Visconti, ottenute Lodi e Piacenza, è stata ad un passo dall’impossessarsi di Milano e del suo Ducato, che purtroppo è invece caduto nelle mani di Francesco Sforza.

– Neppure i Piemontesi mancano all’appello, infatti prima di farsi prendere dalle fregole unitarie del 1860, solo 2 anni prima firmano gli accordi di Plombiers. Il regno dell’Alta Italia, di cui vogliono la nascita, altro non è che la Padania e Massimo d’Azeglio lo dice chiaramente nelle sue lettere: contentiamoci di fare uno stato sul Po!

– Infine arrivano gli emiliano-romagnoli del già citato presidente Guido Fanti che nel 1975 ripropongono il concetto di Padania.

Più recentemente, dalla seconda metà degli anni ’90, la Padania l’abbiamo voluta un po’ tutti , per di più tutti assieme, ma allora perché oggi tra gli autonomisti alcuni negano l’esistenza stessa della Padania? La stragrande maggioranza di costoro ha un passato da leghista, piccolo o grande comunque ce l’ha ed è un esperienza che si è chiusa male, così per loro negare la Padania significa continuare la battaglia contro Bossi che ritengono, a torto, l’inventore della Padania. È un comportamento umanamente comprensibile, ma assolutamente dannoso per tutti noi e persino irrazionale, è come negare l’esistenza di Dio solo perché non si sopporta il parroco del paese: neppure Peppone è arrivato a tanto!

La vera colpa di Bossi e della Lega è di aver riproposto il nome Padania, senza averle dato dei contenuti, senza aver spiegato cos’è e cosa non è la Padania, lasciando il gravoso compito di farlo sulle spalle del solo Oneto e della Libera Compagnia Padana.

La Padania infatti non è un argomento politico, è il secolare desiderio di tutti noi, lasciarne l’esclusiva a Bossi è il più grave errore che gli autonomisti possano fare. Unici ad averlo capito sono quelli dell’Unione Padana, tutti gli altri si sono rifugiati nell’indipendentismo regionale, confinato entro i limiti delle regioni amministrative italiane, gabbiette stabilite da Roma per finalità statistiche, per nulla rispondente alle identità che si vorrebbero tutelare o rendere autonome. Non per niente Novi Ligure è in Piemonte, i Veneti sono sparpagliati tra tre regioni, destino analogo tocca ai Lombardi e i Romagnoli, privi di ogni riconoscimento, sono divisi tra Emilia e Marche. A tutti gli indipendentisti amministrativo-regionali chiedo, why did you exchange a walk on part in the war, for a lead role in a cage?

Il vero spirito che anima la Padania ce lo svela ancora una volta Gianni Brera: “Ho scritto e penso tutt’ora che l’Italia non sia mai nata, perchè Po non era un fiume, altrimenti Venezia l’avrebbe risalito più in forze – dico con navi idonee – e avrebbe sottratto la Padania alle ricorrenti follie papaline e alemanne del Sacro Romano Impero, avrebbe avuto sufficienti derrate alimentari, ineguagliabili artigiani del ferro e tessitori di lana e di seta raffinatissimi; avrebbe avuto ottimo vino da esportare in tutta Europa e sarebbe stata la più ricca nazione del mondo. Invece si è sempre inghiaiata a valle di Cremona e non ce l’ha mai fatta a sottomettere Milano e le altre verdi contrade padane fino a Torino…

Brera era nato a San Zenone Po in provincia di Pavia, terra lombarda di confine e forse per questo incarna l’essenza più profonda della Padania, infatti da lombardo doc, che pure profuma di Emilia, di Piemonte e di Liguria si rammarica per non essere stato conquistato dai Veneziani: sarebbe così nata la Padania.

Altro che Padania Milano-centrica e simili idiozie, che non hanno fondamento alcuno, questo è il vero spirito della Padania: faccio il tifo perché il mio vicino padano mi conquisti e ci liberi tutti! Bello, persino commovente, ma forse invece di tifare per il vicino padano è bene che i padani imparino a collaborare tutti assieme, allora si che la Padania sarà.

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47 Comments

  1. hans says:

    Sempre detto firenze in giu l’italia nn c’é piu, spero in una unione padana al piu presto cosicche finalmente ci distingueranno dgli stereotipi terun!!!

  2. Alessio Gastaldi says:

    Attenti a dire che Novi ligure è in Piemonte! ciò è accaduto a causa dell’ingiusta legge Rattazzi del 1859!!
    Sono territori culturalmente e geograficamente liguri!!

    Si veda qui:
    http://www.francobampi.it/liguria/rattazzi.htm

  3. Bresà òm liber says:

    Bene! adesso che ci siamo “scornati” per bene tra di noi, che ne pensate se ci unissimo e provassimo a lottare contro il nemico comune?
    Non si potrebbe raccogliere delle firme come ha fatto Indipedenza veneta anche nel resto della “Padania”?

  4. fabrizioC says:

    If I can add something

    se poso sontar qualcosa

    http://www.squidoo.com/linguistic-unity

    A verona abbiamo ancora il doppo pronome celtico e il “gha” retico

    Fab

  5. luigi bandiera says:

    Questa discussione veramente unica per l’argomento trattato, alla fine mi trova un po’ incazzato.
    Pare, pure, che il livello sia alto perche’ fatto tra STUDIOSI.
    Sono senz’altro fuori posto dato che io sono l’ultimo gradino in fatto di sapienza. Tuttavia noto che ci sono troppi stereotipi, dei pregiudizi che arrivano da lontano in ognuno di noi: li si legge su certi interventi.
    Uno di questi e’ Pento, grande conoscente di lengoea e de storia venetha. Un luminare davvero.
    Devo aggiungere che sono cosi’ anch’io (non luminare) quando sento il termine italia laddove proprio l’italia, salvo geograficamente, non esisteva.
    E a questo proposito stabiliamo se si deve trattare il tutto o geograficamente o politicamente o culturalmente.
    Poi stabiliamo se penisola e’ tutto lo stato italia; stabiliamo se invece lo stato comprende la parte settentrionale cioe’ continentale, le isole e la penisola che osservandola dalla ISS e non dalla testa trikogliona di qualcuno e’ solo quella che ha gli Appennini.
    Ci sarebbe da fare un accordo anche sul Mediterraneo che, per es., non puo’ esserne parte il lago di Garda e ecc..
    Eppoi il clima, le diete e tante altre che pian piano sono state inventate e affibbiate all’italia per far credere ai peones che tutto e’ italiano.
    Ovvio che si sentiranno italiani e non venethi o padani i figli di questa enorme operazione tririnkoglionitrice.
    La peste italia di cui l’invenzione su tantissime cose e specie quelle culturali, fa morire i popoli ivi rinchiusi o detenuti, visto il non visto di potere secedere. Ma da appena scritta la costituzione (vera carta igienica) mise il veto: guai a secedere perche’ questa prixon e’ UNA e INDIVISIBILE.
    Da questo, ultima INFERRIATA tipo quelle dei PIOMBI a Venethia, si dovrebbe capire che serve una nostra unita’ d’intenti per dire a gran voce, meglio in coro: noi vogliamo poter secedere se lo desideriamo oggi o quando lo desidereremo un di’, altrimenti non esiste la LIBERTA’ per noi, appunto. E’ ipocrita sancire che il popolo e’ sovrano ma poi lo si tiene in PRIXON.
    Il discorso potrebbe continuare per molto tempo, ma stando al principio che se noi non facciamo massa unica non faremo nulla, ma forse per una sola regione puo’ cedere, per una piu’ grande area no. L’italiani sono molto astuti. Sanno vivere sulle spalle degli altri. Sono quelli dell’impero romano eh… dicevo dobbiamo fare ragionamenti che ci UNISCONO e non che ci DIVIDONO. Ci pensano gia’ gli italiani a dividerci a IGNORANTARCI e ecc.. Non diamo loro una mano per favore e veniamo a degli incontri, mi scappa di dire alla JESOLO.
    E’ il lavoro degli intellettuali, della famiglia dell’intellighenti no..?
    Questo e’ il loro PRODOTTO..! Non bulloni in testa a chi si presenta.
    A parte che, per essere sinceri, di intellighenti a pro secessione o indipendenza se ne contano ben pochi. O mi sbaglio come al solito..?
    L’e’ certo che i CAVILLI, il cavillinismo, non PRODUCE amicizie ma produce il contrario. Si dira’: se serve ben venga. Io dubito che serva. A volte si dicono le stesse cose ma usando parole diverse. Dunque non ci sono DUE FRONTI contrapposti.
    Si comprende cosi’ che tra noi servono CHIARIMENTI. Altresì si comprende anche che c’e’ molto da lavorare per RIPARARE AL DANNO STORICO/CULTURALE PERPETRATO DA STO KAX di ALKATRAZ o ITALIAKAZ. Ovviamente grazie all’intellighenzia sua la talibana che dovrebbe vergognarsi solo a pensare di essere dalla parte del giusto. Seminare false colture/culture non e’ ne onesto e ne intelligente. E’ SOLO UNA VERGOGNA..! E fa pensare al titolo del film: Alkatraz: l’isola dell’ingiustizia. Gia’, perche’ se si passa sull’argomento giustizia si passa per naturale inclinazione alla ITALIAKAZ: LA PENISOLA DELL’INGIUSTIZIA. (penisola intesa politicamente).
    Dai mo e concludo, cerchiamo di far uscire da questi dibattiti e scambi di verita’ piu’ o meno a torto o a ragione valide un unicum.
    Importante e’ il RISPETTARSI, a vicenda e non a Vicenza.

    Chiedendo scusa se vi ho annoiati vi saluto come secessionista venetho (non perche’ sono nella regione italiana di nome veneto) molto cordialmente e che Dio assieme a San Marco ci aiuti.

    • Gian says:

      “Dunque non ci sono DUE FRONTI contrapposti.
      Si comprende cosi’ che tra noi servono CHIARIMENTI”

      quando dici così dimostri invece di essere un luminare, magari non te ne rendi conto, ma lo sei, perchè hai capito il senso vero di ciò che ci serve.

      • luigi bandiera says:

        Gian, troppo buono…

        E’ cosi’, per battere i turki nella battaglia di Lepanto i venethi non andarono per conto loro, ma assieme ad altri.
        Poi andarono ognuno per conto proprio.

        Ma i fatti certi non li leggono mnica..??

        Hasta la vista compagners

  6. Enrico Sarnek says:

    Gioann Brera non ha MAI fanasticato di Padanie che nella realtà non esistono, il suo era un discorso intrinseco alle popolazioni padane che abitano il fiume Po, alla loro vita e comune modo di agire e vivere: da qui il termine “padani” e “Padania”.

    Brera se proprio parlava di una terra lo fece per la sua Patria Lombarda che s’è estende ben aldilà dell’attuale regione Lombardia e che comprende i territori per lingua e cultura lombardi che confluiscono nella LOMBARDIA STORICA.

    Diamo voce e diffondiamo la figura e i pensieri di Brera che si possono benissimo evincere in tutte le sue pubblicazioni che guardacaso parlano SEMPRE di LOMBARDIA.

    Lombardia libera dal Gottardo all’Appennino, dal Sesia al Mincio.

    • Gian says:

      peccato solo che tu confonda la lombardia STORICA con la lombardia LINGUISTICA!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      La Lombardia storica non finisce al mincio, ma arriva molto più in la, lo sapevano tutti, Montesquieu, Lalande, l’imperatore Arrigo VII, il Rohlfs e, nonostante tu neghi l’evidenza, anche lo stesso Brera per cui la Padania va da Venezia a Torino e peccato che Venezia si sia sempre inghiaiata a valle di Cremona, più chiaro di così!!!!!!!!!!!!

      Comunque ognuno è libero di fare ciò che vuole anche di negare l’evidenza…

  7. Andreas says:

    Ma non scherziamo io sono Trentino e mi sento vicino alla cultura tirolese anche per questioni storiche e uguale la pensano i sudtirolesi non esiste proprio di farmi fagocitare da una presunta cultura o territorio padano ! Il nostro vero territorio è il Tirolo unito dal nostro comune confinante Borghetto al paese più a nord del nord Tirolo austriaco Kufstein ! I padani la smettano d’inserirci dentro nelle loro mappe non vogliamo farne parte.

    • Veritas says:

      Invece, stai con l’ Italia e gli italioni!

      • Enrico Sarnek says:

        I trentini stiano con chi vogliono, e se proprio vogliamo trovare “per loro” un matrimonio questo non è altro che quello con l’Austria ed il cuore della Mitteleuropa della quale da sempre han fatto parte.

    • Gian says:

      tu puoi sentirti quello che vuoi, per me puoi anche sentirti vietnamita, io però non scherzo per niente, ho riportato fatti e dati ben precisi, per ognuno posso offrire riferimenti e fonti.

      lo stesso trentino di cui tu parli come un’entità granitica e tirolese è cosa più complicata di quel che credi, vi si parla lombardo, veneto e ladino e Rovereto ha fatto parte delle Serenissima per più di un secolo. Il trentino culturalmente è padanissimo, storicamente ha vicende paragonabili a Trieste essendo stato a lungo sotto l’Austria, o al Ticino che è rimasto svizzero. Ciò non toglie che siano territori culturalmente padani. Banalmente, ma proprio per dire una scemenza, sei un polentone anche tu come me, quelli di bolzano no.

      ma sopratutto chi vuole fagocitarti? ooohh che terrore questi padani che si fagocitano tutto…. non è che avete visto troppe volte la sigla di blob e vi ha scosso un po’?

      scherzi a parte conoscendo bene la situazione ladina, ti dico per certo che a molti di loro non farebbe schifo l’idea di creare un’entità autonoma ladina che non li veda più divisi tra 3 province e 2 regioni, riconoscimento che neppure il tirolo storico ha dato loro se non durante gli anni della prima guerra mondiale, mi spiace per te ma i ladini si sentono ladini.
      vai in gardena o in badia e conta quante bandiere tirolesi vedi e quante bandiere ladine, vedi poi me lo dici.

      i sud tirolesi che la pensino come te è tutto da vedere, per loro sei solo un italiener o un walsh e se anche ti ammettessero nel tirolo fino a kufstein, saresti solo una minoranza padana fagocitata da una maggioranza tedesca. Perchè questo è già successo e per di più è successo per secoli e secoli, a differenza dei tuoi timori infondati sulla Padania che invece non trovano alcuna giustificazione storica. Studiare la propria storia non fa male…

  8. Anonimo says:

    Quando le persone affermando che la Padania è un’invenzione intendono che il nome e la bandiera sono creazioni fittizie, non che non esista una comunanza storico-geografia del nord. Se fin dall’inizio i vari movimenti avessero usato il termine “Nord Italia” saremmo già ai traguardi della Scozia.
    Anche se la parola “Italia” non piace a molti, perché collegata alla Repubblica Italiana, il termine ha valore geografico e con qualsiasi nomea lo stato indipendente sarebbe “geograficamente italiano”.
    Non vedo perché non usare l’inattaccabile termine “Nord Italia” evitando quasiasi pippa filologica.
    A presto!

    • Gian says:

      Non è vero che il nome è un’invenzione, prova rileggere la prima parte dell’articolo, forse ti è sfuggito qualcosa. Così come non è vero che il simbolo è un’invenzione, è un simbolo millenario che è dipinto sul castello sforzesco di Milano, nel palazzo della ragione di Padova, si trova tra le calli di Venezia e i carugi di Novi Ligure, ecc, ecc. forse prima di dare dei giudizi si dovrebbe conoscere ciò di cui si parla e non credere ciecamente alla propaganda italica.

      Inoltre prima di parlare di pippe filologiche prova a pensare che la scozia non si chiama gran bretagna del nord e che l’occitania non si chiama francia del sud.

      purtroppo ci sono molti che considerano un’invenzione anche la comunanza storico-geografia del nord, il bello invece è che allo stesso tempo ammettono l’esistenza dell’unità italiana e ciò è strepitosamente ridicolo: come possono sostenere che non c’è unità in una porzione d’italia e poi sostenere che c’è italia è tutta una cosa sola????

      • Anonimo says:

        Certo che l’Occitania non è Francia del Sud, ma se in quella stessa area geografica esistessero più nazioni storiche (come in Italia) e si volesse fare un Confederazione, questa entità statale si potrebbe tranquillamente chiamare così! Per rispetto di tutti i popoli confederati!
        Comunque il paragone con la Scozia era per sottolineare il traguardo nel processo politico, sappiamo benissimo che le basi sono completamente diverse.
        Quello che voglio dire è che l’associazione del termine Padania a tutte le nazioni del Nord Italia è una forzatura linguistica. Come detto giustamente nell’articolo il nome antico e più esatto per l’area in questione è Longobardia, mentre Padania è un termine molto più recente e che richiama i territori bagnati dal bacino idrografico del Po (Piemonte, Lombardia, Emilia e il Polesine). Voglio vedere se un ligure, un veneto, un trentino o un friulano si possano autodefinire “padani”. Perfino un Lombardo di montagna fa fatica ad associare il termine alla propria natura. Le identità storiche regionali non possono essere soppiantate da una linguistica così omologante.
        Se si vuole creare una confederazione meglio usare un termine che vada bene a tutti i popoli coinvolti.
        Poi non credo che storicamente Federico I Hohenstaufen e altri abbiano mai chiamato i loro nemici “padani”.
        L’attuale simbolo della “Padania” non ha alcuna valenza storica specifica! Il “fiore della vita” è una delle forme più diffuse al mondo ed esiste dai tempi degli Assiri, forse anche prima! Non puoi dire che è un simbolo nazionale solo perché rinvenuto su edifici nel Nord Italia, perché in realtà viene rinvenuto su edifici di tutto il mondo! Quando lo vedo svolazzare mi fa proprio tristezza.
        Se si vuole fare una confederazione nuova e moderna meglio non accaparrare simboli antichi a casaccio o omologarci tutti.

        • Gian says:

          solo che forse longobardia non è più attuale e la sua versione moderna, lombardia è improponibile per ovvie ragioni. converrai che oggi più facilmente un ligure si direbbe padano che lombardo.

          inoltre tu parli di (Piemonte, Lombardia, Emilia e il Polesine) il polesine è veneto o no? non si capisce perchè le altre tre sono regioni e poi mi metti il polesine, giusto per dire che i veneti non sono sul Po?

          federico barbarossa li chiamava lombardi ma quel nome oggi non è riproponibile.

          ad ogni modo il nome può anche essere un altro l’importante è il concetto che sottende e dimostrare che il concetto ha solide basi storiche, culturali, linguistiche e persino paesaggistiche e via di questo passo.

          per il sole delle alpi lo so bene che ovunque, ma non si può negare che in padania abbia una fortissima concentrazione. non è stato scelto a casaccio, non l’ha scelto bossi, ma Oneto e Oneto è uno che sa quello che fa.

          • Anonimo says:

            Bene, sono contento che almeno entrambi abbiamo un’idea chiara sull’identità culturale e che concordiamo sul fatto che il termine medievale Lombardia/Longobardia non sia più riproponibile.
            Ma anche il termine “padano” a mio parere non è proponibile, perché non rappresenta bene l’unione culturale del Nord Italia nella sua totalità.
            Viviamo in una zona unica al mondo per sfaccettature culturali e con i secoli si sono formate diverse realtà, i cui nomi storici sono impossibili da riassumere sotto l’aggettivo “padano”, che chiaramente non piace a quelli che con la Pianura Padana e, in generale, col sistema Po non hanno nessun legame.
            Come emerso da diversi commenti, la questione del nome è un dibattito molto vivo e non vedo perché persone che combattono la centralità statale/culturale debbano imporre un termine a tutti gli altri.

            Comunque ho citato il Polesine perché volevo sottolineare la sua natura particolare, che lo lega alla cultura ferrarese.

            Grazie per la chiacchierata e a presto!

  9. Paolo says:

    Scusate ma io non sono padano, sono veneto.
    La storia di Ruggeri è falsa.
    Fin dalla epoca pre romana è noto che il nord Italia è divisi in due diverse nazioni: una celta e gallica chiamata Gallia Cisalpina e l’altra Veneta detta appunto Venetia.
    Mi stanno simpatici i padani ma io sono e resto veneto.
    Per sempre.

    • Gian says:

      la tua obiezione sulla venetia è tutta da dimostrare, punto primo dal V secolo a. C. i veneti sentirono fortemente l’influsso celtico, punto secondo con l’arrivo dei romani si sono romanizzati così come si sono romanizzati i celti.

      fattene una ragione ma la lingua degli antichi venetici non esiste più come non esiste più la lingua celtica: milanese e veneziano sono entrambi di origine romanza, ti concedo 20 parole di venetico in veneziano e 20 parole di celtico in milanese, forse…
      e così per tutti gli aspetti culturali. Senza dimenticare che gli antichi veneti erano alleati dei romani, poichè condividevano una leggenda di comune discendenza da Troia. Ci sono tante cose di cui un veneto dovrebbe andar fiero, non certo i venetici amici di roma, giusto per fare l’antipadano a tutti i costi.

      comunque a parte la storia sulla venetia anche tutto il resto che ho scritto è falso come dici tu?

      vuoi ancora sostenere che la padania l’ha inventata bossi?
      vuoi contestare le parole di Lalande, di Montesquieu o le decisioni imperiali di Arrigo VIII, negare che il regno longobardo arrivava anche in veneto e oltre, sostenere che il fenomeno comunale e delle signorie non sia un fenomeno padano, veneto compreso, o che i comuni oggi veneti non hanno partecipato alla lega lombarda di allora? è falso anche quello che dice Rohlfs, uno dei più grandi linguisti di tutti i tempi?

      vedi un po’ tu…

  10. alb says:

    I discorsi storici, culturali, intellettuali, vanno bene per chi è già convinto o chi ha un’approccio riflessivo e intellettuale. Ma proviamo a pensare quanti sono in padania, tra i circa (facciamo?) 25 milioni di persone che vi abitano, che si definiscono o si sentono padani? centomila? Convincere convincere gli altri “24 milioni e novecento mila” persone che si sentono chiamare Italiani da quando sono nati a cambiare la loro denominazione, mi sembra una bella impresa!. Tutto però è possibile…

    • Gian says:

      è vero non è facile ed è possibile che anche davanti all’evidenza ci si senta rispondere che si sentono italiani… per la nazionale, senò come fai, cosa tifi… non è uno scherzo, ma sono risposte vere di un mio conoscente.

      però iniziamo a sfatare il mito che la Padania è un invenzione di Bossi o che non è mia esistita storicamente, è già un passo avanti. facciamo girare le idee buone, male non fa.

      • Giancarlo says:

        Più che sfatare Bossi dovresti sfatare la Lega, alla quale ormai è indissolubilmente legato il concetto di Padania. Ma, oltre al ridicolo in cui l’ha trascinata la Lega, la cosa più significativa è il silenzio dei grandi media, tipo Corriere e Repubblica, quelli che fino a 5 anni fa si producevano in editoriali accorati e pensosi, a firma dei più noti opinionisti, sulle sorti dell’unità d’Italia minacciata dai barbari del Nord. Ora non ne parlano proprio più, l’argomento è stantio e fuori moda, sono tutti dietro alle new entries, Grillo e Renzi. O meglio, se ne parlano è per la storia dei tagli ai contributi pubblici al giornale omonimo. Ah, dimenticavo, c’è un’altra new entry: “Verso Nord” fondata da Massimo Cacciari, che fa parte dell’arcipelago centrista di Montezemolo. Forse ti conviene tentare da quelle parti, sta suscitando molto più interesse del “Prima il Nord” della Lega 2.0.

        • Gian says:

          io non tento nulla e non ho bisogno di visibilità, dico solo quello in cui credo, che per di più è supportato da dati storici e culturali.

          non faccio politica, faccio informazione identitaria e non mi aspetto che il corriere della sera si occupi di me nè della Padania con l’interesse di capire e ragionare seriamente sulla questione.

          cacciari, renzi, montezemolo… boh? cosa me ne faccio di questi?
          e me ne frego anche del prima il nord, che non considero uno slogan serio: per capirlo basta
          chiedersi nord di cosa?

          la Padania non è il nord di niente, è la Padania. punto.

  11. Alberto Pento says:

    Otimo l’articolo, ben enpostà, bona prexensa co n’elenco curà de fati storeghi, gnente da dir a parte coalke enpreçixion:

    pecà ke el conçeto de Padania nol se posa spendar gne poledegamente gne coulturalmente finaké a ghè on partido poledego tajan ke se ciama “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” parké tuto coelo ke se faria el ndaria ente la sporta o saco de sto partido e cusì “Adio Padania, adio Veneto e adio Nineta!”.

    Dapò saria enteresante sentir da G.Ruggeri kel scrive:

    “Concetti noti e ben chiari all’estero anche ai giorni nostri tanto che nel 1968 l’insigne linguista Gerhard Rohlfs scrive in un suo testo che “per Lombardi non si intendevano solo gli abitanti della attuale Lombardia, ma la popolazione di tutta l’italia padana. E Lombardo era il nome che era dato in quei tempi a quella lingua volgare che ivi stava per costituirsi in lingua indipendente e koiné letteraria al pari del catalano e del portoghese in opposizione al volgare toscano”. Continua poi aggiungendo che “Molto tempo prima dell’influsso poetico esercitato da Dante e Boccaccio, nell’Alta Italia si era sviluppata una koiné padana, di tipo lombardo-veneto, di ampio uso letterario. Nel corso del duecento questa koiné era già sulla via di assurgere a lingua letteraria nazionale. Essa veniva già sentita, e non di rado, come una lingua romanza indipendente, allo stesso livello delle lingue francese e toscana”. Ulteriore testimonianza dell’esistenza della Padania e come se non bastasse questo pezzo tappa anche la bocca a quanti vanno blaterano che negli ultimi 2000 anni non vi è mai stata una lingua unitaria o una koiné padana.” ???

    coalke somexo o exenpio de sta lengoa “coaxi xletrana o leterara” ke gavaria espreso sta suposta “koiné padana” e de tipo “lonbardo-veneto” de anpio doparo xletran/leteraro, mi ente la me ‘gnoransa no so bon de catar gnente ente sto senso; coalke nome e coalke testo li ghe vuria purpio.

    L’autor el scrive:

    “La Padania, oltre ad essere un’evidente ovvietà per gli stranieri, è qualcosa che tutti i padani hanno fortemente voluto e a lungo cercato nel corso della storia.”

    Mi me domando se xe vero, anca parké mi come veneto me basta e m’in vansa de la Venetia o Venesia o Tera/Patria Veneta e no me ocor altro.

    Ghe xonto ke no ghe cato contrapoxision tra l’ara lonbarda a Nord del Po e l’ara a Sud conprexo la Toscagna, ke fin da la Coulture de le Teremare e Protovilanoviana me par ke no la fuse par gnente divixa dal Po.
    A ghè si de le difarense ma no me par po cusita tante.
    E anca se ghe fuse staste de le gran difarense, me par ke la lengoa o variansa lengoestega ke la se gà enposto come lengoa franca tosco-padana e tajana la sipia coela ke dapò xe devegnesta el tajan o lengoa taliana.
    Staltra epotetega “lengoa padana lonbardo-veneta” paralela e contraposta al “toscopadan-tajan” no se sa gnanca endove catarla o endove ke la sipia fenesta e gnanca ki ke la parla ancora.

    No saria mal far de li boni somexi/exenpi de testi lengoesteghi e nomi de xletrani o leterà.

    • Unione Cisalpina says:

      skolta vecio…

      mi pare ke kuà tutti vogliono bene al tuo veneto e siano + ke felici se riusciste ad indipendentizzarvi x konto vostro …

      non kapisko xkè tanta avversione e stizza verso gli altri cisalpini .. . veramente sembrate solo dei detrattori molto simili agli italiani … anzikè essere motore propulsivo siete solo sabotatori…
      non mi piace kuesto vostro atteggiamento antipadano ed anticisalpino… datevi una registrata interiore…

    • Gian says:

      Mi me domando se xe vero, anca parké mi come veneto me basta e m’in vansa de la Venetia o Venesia o Tera/Patria Veneta e no me ocor altro.

      ognuno è libero di pensarla come vuole, io rispetto la tua posizione, però la serenissima stessa un pensierino a conquistar Milano l’ha fatto.

      per quanto riguarda la lingua toscopadana di cui tu parli, ti faccio presente che la linguistica internazionale da decenni divide le lingue romanze in due grandi gruppi e il confine linguistico passa sulla massa senigallia, per tanto un ligure di La Spezia è linguisticamente più vicino ad un Portoghese di quanto non sia vicino ad un toscano di Pisa. il fatto che Manzoni e altri autori abbiano inserito alcune parole lombarde su una base toscana non rende la lingua toscana di colpo tosco padana, sarebbe come dire che il veneto non è più veneto perchè prende qualche parola a prestito dall’italiano o dall’inglese o dal tedesco.

      gli esempi che chiedi sono bene o male la maggior parte degli scrittori duecenteschi che vengono definiti nei libri di letteratura italiana come gli autori degli “esordi della letteratura italiana nel nord italia”: Girardo Patecchio, Ugo da Persico, Giacomino da Verona, Pietro da Bersagapè, Francesco Vannozzo, ma i più importanti sono Bonvesin della Riva e l’Anonimo Genovese, oltre alle opere di molti altri di cui non ci è giunto alcun testo ma solo la notizia che avessero poetato in koiné padana come per Sordello da Goito.
      ma questa koiné padana era utilizzata anche dai trovatori provenziali ad esempio da Rambaut de Vaqueiras.
      ma oltre ad essere scritta era proprio definita come tale: Salimbene de Adam nella sua cronica parla di un tal fra Barnaba que optime loquebatur gallice, tuscice et lombardice, ovvero che parlava ottimamente francese, toscano e lombardo. è evidente da questo passo che lombardo e toscano erano considerate due lingue distinte al pari del francese.

  12. luigi bandiera says:

    Ruggeri grazie, testo da metter via sotto vuoto perche’ non deve perdere il SENSO e il GUSTO.

    La terra continentale del settentrione d’italia e’ unica nel suo genere e sicuramente ha contribuito a formare la sua gente con sicure varianti ma cugine, ZERMANE/DHERMANE. Forse vien da germania..?

    Se questo ci divide invece di unirci allora giu’ la testa e avanti col kax di alkatraz.

    Pero’ e tuttavia si deve tener conto QUANTA OMISSIONE FA LA KST a proposito di storia PADAN-VENETA.

    Un mio motto recita:

    HO VINTO CONTRO I PONTENTI, MA HO PERSO CONTRO L’IGNORANZA.

    Eccome se ci tengono ignoranti..!

    At salüt

    • Gian says:

      anche dalle mie parti si usa il temine germà/sermà per cugino… alla faccia di chi ci vuole male e sostiene che le nostre mader lengue da un paese all’altro cambiano completamente e non ci si può capire.

      • luigi bandiera says:

        Gian,
        ci si capirebbe di piu’ se adoperassimo di piu’ le nostre lingue madri.
        Purtroppo ci si e’ buttati anima e corpo nelle mani degli italiani e cosi’ si dimentica tutto il nostro mondo.

        Quando ci torniamo e usiamo le nostre lingue le troviamo ostili e appunto incomprensibili.

        Insomma, l’e’ colpa nostra se non ci si comprende piu’ tra noi. La lingua esiste se la si ADOPERA.

        L’italiakaz ha fatto un bel lavoro in KST e non solo.

        Si pensi all’ultima italiakazzata sull’inno mamelucolo obbligastorio per i nostri eredi.

        Dicevo da un’altra parte, gia’ arruolati e aggiungo armati per difendere non si sa chi… Beh. Il nemico sicuramente sono gli INDIPENDENTISTI. (i dentisti non c’entrano).

        E’, invece, l’INNO DELLA VERGOGNA perche’ e’ RAZZISTA E SCHIAVISTA… oltre che KOMUNISTA di DX di SX e di CENTRO.

        UNA VERA SCHIFEZZA… e le corti che bocciano tutto quel che vuole il popolo che kax dicono..??

        “NON VEDESTI, NON SENTISTI E NON PARLASTI, minkia…”

        Bacio le mani…

        ED ECCO L’ITALIAKAZ in mano alla mafia ROUSSA.

        Ri bacio le mani…

  13. berg says:

    E’ interessante dare un retroterra storico al concetto di Padania, anche se la questione andrebbe approfondita maggiormente in modo meno generalista, per evitare così le inesattezze storiche che qua e la affiorano.
    Ma il punto non è questo, piuttosto sarebbe opportuno far capire a tutti, indipendentisti e non, che la Padania ha le sue ragioni e il suo diritto di esistere per via della condizione in cui si trova oggi, e non tanto, o non solo, per il suo passato, che per inciso non è mai stato esattamente quello di uno stato unitario e pienamente sovrano, anzi semmai è stato l’esatto contrario.
    Il problema è che mancano le condizioni (leggasi consenso) per arrivare alla creazione dello stato indipendente che noi auspichiamo, questo perchè la stragrande maggioranza di chi è nato e vive in Padania non ne vuol sapere di secedere dall’itaglia.

  14. Culitto Salvatore says:

    un bell’articolo

  15. CARLO BUTTI says:

    Parola di “comensis natione, non moribus”, quale io sono: al tempo di Federrico Barbarossa Como era con l’Imperatore, non con la Lega Lombarda, e ne aveva le sue buone ragioni; lo stesso si dica a proposito di tante altre città “padane”: dov’è allora questa identità tanto sbandierata?D’accordo con Rohlfs che il Nord stava elaborando una sua peculiarità linguistica, ma spero che nessuno voglia mettere su uno stesso piano Bonvesin de la Riva(Carissiomo e simpaticissimo, non sarò io a negarlo) con Dante Alighieri. Se a un certo punto il toscano si è imposto, e non certo per un atto di coercizione politica, un buon motivo c’è, e nessuno può sostenere il contrario. Quanto alla padanità deille Venezie, ricordo un sonetto del milanesissimo, e quindi padanissimo Carlo Porta, che purtroppo ora non ho sotto mano, in cui si depreca che i Veneti non vogliano i lombardi “in l’Italia soa de lor”: Ma guarda un po: i Veneti che volevano essere italiani, escludendo i lombardi dalla loro patria!!! Vogliamo capirla, una volta per tutte, che la cosiddetta dentità territoriale è un fatto puramente sentimentale, degno del massimo rispetto purché non diventi ideologia politica?

    • Gian says:

      Non si può sostenere che non vi fosse unità nel momento in cui le abbiamo suonate al barbarossa solo perchè Como stava con l’imperatore! La Padania è una cosa seria, non uno stato da operetta che organizza plebisciti con il 99% di si!!!!
      In ogni caso in tutte le altre situazioni che ho citato non mi pare che Como abbia fatto eccezione: era golasecchiana prima, insubirca poi, longobarda dopo ancora, è stata nel medioevale regno d’italia, era libero comune e poi è stata viscontea, ricompresa nel regno napoleonico e nel regno dell’alta italia uscito dagli accordi di Plombieres

      che poi tra padani si sia litigiosi si sa, senò la padania sarebbe già una realtà da secoli.

      certo che il toscano non è stato imposto nel medioeveo, ha solo avuto la fortuna di avere Dante, Boccaccio e Petrarca, più tardi ha avuto la fortuna di avere un esercito, uno stato e una scuola che a quel punto l’hanno effettivamente imposto dato che pur in assenza di una koiné tutti noi non parlavamo comunque italiano. le conosce le statiche di De Mauro, 2,5% di parlanti italiano nel 1860.
      io non ho nulla contra la lingua italiana, però è evidente che quanto dice Rohlfs testimonia l’esistenza di una lingua nazionale padana, che piaccia o meno è così e di certo non lo insegnano nelle scuole italiane.

      se poi guardiamo alle rivalità allora non solo non esiste più la padania ma neppure la lombardia, neppure la bergamasca e neppure ogni singolo paese: quest’anno a Valbondione hanno reintrodotto il palio del paese sospeso 20 anni fa perchè ogni volta finiva in rissa tra le quattro contrade del paese…

  16. Franco says:

    Se ricordo bene,forse parlava spesso di PADANIA,anche un signore che ,pare fosse l’unico scienziato della politica del novecento, di nome GIANFRANCO MIGLIO,di professione Professore.Ricordo bene o sbaglio?

    • michela.verdi says:

      Miglio è stato colui che ha ripreso l’aggettivo tedesco “padanische” e l’ha introdotto nel dibattito culturale italiano (fatto di pura ignoranza) già nel 1975. Si deve a lui la riscoperta dell’aggettivo e del sostantivo.

  17. Cantone Nordovest says:

    La Padania corriponde al lontano RIM-Regno di Italia Medievale – il quale si estendeva dalle Alpi allo Stato Pontificio (indip. dal 756 quando l’ultimo comes Bizantino abbandonò Roma e subentrò allora la supplenza Papalina) –

    Peraltro dalla Pada bisogna escludere la lagunare Venezia con una breve striscia di Terraferma Veneta (che mano a mano si estese sempre più con le cd. Devoluzioni” alla autorità Dogale)

    Successivamente Firenze divenne (1532) la Dominante e si formò il Granducato di Toscana (Mediceo)

    Infine (1563) i Savoia trsferirono la propria capitale da Chambery a Torino : nacque così lo Stato Piemontese (che divenne Regno di Sardegna nel 1720 con l’acquisizione anche della corona di Sardegna)

  18. Stefano Gamberoni says:

    Buongiorno Sig. Ruggeri.

    Anche a me piace il nome Padania e dal 1996 all’estero mi definisco padano. Purtroppo in questi termini i miei interlocutori non afferrano subito dove in effetti si trovi. Lombardia è un termine geografico molto più conosciuto. Toscana è un brand internazionale. Anche Serenissima è più noto all’estero, ma Padania, purtroppo, non ha presa.
    Il prodotto è eccellente, ma il marchio non attacca. Peccato.
    In itaglia il termine è entrato nell’uso comune ma purtroppo gli è stato cucito addosso anche il marchio Lega. Risultato deleterio.
    Inoltre la Toscana ha avuto una storia a sè, che la mette ai margini del concetto di Padania. Firenze non merita certo di essere lasciata schiava di Roma.

    Viviamo il nostro tempo, nel quale coloro che stanno facendo sentire la loro voce per reclamare l’indipendenza fanno riferimento al veneto. Lì hanno l’orgoglio e il ricordo della repubblica più logneva della storia. Tra l’altro nel tempo corrente è impossibile parlare con un veneto e menzionare che sia anche padano.

    Il futuro organizzativo di uno stato libero è di essere organizzato in forma di confederazione.
    Se come diceva Brera, le navi veneziane si sono sempre insabbiate a Cremona, non è forse giunto il momento di dar loro una mano a risalire fino a Milano e Torino?

    Io penso che sarebbe opportuno lavorare per far riconoscere un’entità organizzativa che come ha dimostrato Lei è sempre esistita, ma mai riconsciuta.
    Propongo però un nome di rottura rispetto al recente passato: Confederazione Serenissima. E’ un riconoscimento ai veneti ma è anche il contenitore amministrativo che può includere chi recalcita all’appellativo Padania.

    Non è solo un nome, è anche un progetto pragmatico che è di sicuro interesse per tutte le nazioni riconosciute, eccettuata l’Italia.
    Un nome, un’idea di un nuovo stato che forse può permettere di sgombrare il campo da ingombranti lasciti della seconda repubblica.

    Se vuole saperne di più deve leggersi questo articolo ed il suo allegato:

    http://www.lindipendenzanuova.com/fermare-declino-gamberoni/

    Oltre questo c’è in effetti anche un altro documento, ma è troppo tecnico per essere pubblicato.
    Spero trovi interesse per questo progetto e se vuole saperne di più può contattarmi qui:
    officina@ideepercomerio.org

    saluti
    Stefano Gamberoni

    • Gian says:

      la Padania non potrà che essere federale o confederale, su questo sono perfettamente d’accordo con lei; se essere padani fosse la negazione dell’essere bergamaschi, ad esempio, sarei io il primo a non voler essere padano.

      Rispetto alla Toscana credo dovrà scegliere liberamente il suo destino e se poi volesse aggregarsi alla Padania, chiarito fin da subito cosa c’è da chiarire e sempre su basi confederali, si potrebbe anche valutare questa ipotesi: non è la Toscana il problema della Padania.

      Sul nome: mi rendo conto che all’estero il nome non fa presa, certo è nuovo, ma come non si sono dati contenuti al nome, così non si è minimamente pensato di fare un po’ di marketing: il nome Padania è stato buttato li, ripetuto spesso, affiancato dall’aggettivo libera, ma nulla più. Qualunque nome ha bisogno di essere lanciato.
      Per il nome di Confederazione Serenissima io non ho nulla in contrario, se piacerà di più ai padani potrebbe sostituire padania o affiancarsi così come confederazione elvetica affianca svizzera.
      Non ne faccio una questione di principio sul nome, mi batto per avverare il concetto.

  19. Stefano Gamberoni says:

    La citazione dei Pink Floyd è ineguagliabile.
    Wish you were here, Padania!
    Saluti

  20. tyron says:

    i primi veri nemici della Padania sono i padani stessi (sigh!!)

    • Gian says:

      spesso è vero, purtroppo.

    • luigi bandiera says:

      “i primi veri nemici della Padania sono i padani stessi (sigh!!)”

      L’E’ VERISSIMO..!!!
      Lo ripeto spesso anch’io…

      Il vivere in alkatraz fa gli Alkatrazi_nani.

      E’ quersto che ci fara’ mettere in ISOLAMENTO e perdere.

      ALKATRAZ, LA STESSA GOCCIA DELL’ITALIAKAZ.

      Meditiamo

  21. Alessio says:

    L’uso metafisico e strumentale che Bossi ha fatto del termine Padania ne ha reso impossibile la costruzione politica.Visto che non si può negare ciò che fisicamente esiste,Bossi,ministro delle riforme mai viste, ben coadiuvato da Maroni , ministro dell’interno ipercentralista,ci hanno esemplificato quella che poteva essere la futura Padania,ora chiamata per decenza Nord.Il primo ha reso impossibile attraverso inutili slogan (devolution-secessione)la realizzazione del federalismo,Maroni anzichè abolire i prefetti ne aumentava i poteri rendendendoli anche responsabili nell’erogazione del credito,favorendo oggettivamente la mafia e n’andrangheta(vedesi appalto della Scuola di Rivoli Veronese BANDITO da Tosi e vinto da due ditte della n’nandrangheta e Tosi ce ne spieghi perchè..)Di questa Padania è meglio non parlare,quella futura non potrà essere costruita da finti padani al soldo dei Romani.

    • Gian says:

      la padania non è bossi, non è maroni è qualcosa che esiste da millenni e che tutti sanno esistere. poi se si vuole negarne l’esistenza per avversione a Bossi o a Maroni questo è un altro discorso, l’ho detto è come negare Dio, perchè ti sta sulle balle il parroco, è più logico cambiar parrocchia.

      faccio comunque fatica a considerare maroni ministro pro mafia, persino la magaistratura e saviano gli riconoscono di essere stato il ministro più deciso contro la mafia… ma questo è un altro discorso.

      • Veritas says:

        Le faccio miei piu’ vivi complimenti per il bellissimo, esauriente articolo- Per un amante di storia, come me, da conservare. Grazie.

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