La Padania e la rivolta fiscale come Atlantide

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di STEFANIA PIAZZO
– Partiamo dall’altro ieri. Era il 2012. “I nostri sindaci, i sindaci-guerrieri devono riprendere la battaglia vera per il federalismo e la Lega deve ripartire da qui. Roma e’ importante, il Parlamento è importante, ma la prima linea saranno i sindaci, da qui si svilupperà l’azione propositiva e di contrasto alle misure fatte dal governo Monti”, arringava Maroni, allora segretario della Lega.

Poi nel 2013, “Bergamo, i leghisti lanciano la «resistenza fiscale»: no all’ultima rata (con aumenti) del 2013 Lo chiamano un «atto di resistenza» fiscale contro quella che definiscono, senza mezzi termini, «una porcheria», cioè l’introduzione della Tares, la nuova tassa sui rifiuti. Per adesso sono otto sindaci, con la regia politica della Lega, ma l’appello è per tutti i Comuni bergamaschi: «Non è una battaglia politica, ma di civiltà» spiega il segretario provinciale del Carroccio Daniele Belotti”, fa sapere la Lega orobica.

E nel 2014, Salvini annuncia:  “Faremo una giornata di resistenza fiscale per far dimagrire, in maniera legale, lo Stato italiano”. Il Carroccio Annuncia un autunno caldo. Anzi un autunno verde, come lo definisce il segretario Matteo Salvini. Immigrati, indipendenza e tasse sono le parole d’ordine lanciate nel consiglio federale, riunitosi nella sede di via Bellerio a Milano a settembre 2014.

E dal Monviso pochi giorni dopo: “Se il governo pensa di tagliare anche un solo euro di spesa sanitaria al Veneto noi facciamo lo sciopero fiscale.

Il governatore del Veneto Luca Zaia mostra i muscoli. Una sfida raccolta dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, anche egli pronto allo sciopero fiscale qualora “lo Stato taglierà i fondi alla sanità”.

Salvini rincara: “Mi sono rotto di leggere ogni giorno di imprenditori, artigiani e padri di famiglia che si suicidano”, scandisce lanciando dalle sorgenti del Po la resistenza fiscale che il Carroccio ha in programma per il mese di novembre. “Dobbiamo toccarli anche sui portafogli e per questo mettere in atto alcune azioni di resistenza fiscale”.

E’ 5 gennaio 2016 e Salvini rispolvera l’armamentario fiscale:  “Rivoluzione fiscale, aliquota unica al 15%. 90.000 italiani, soprattutto giovani, sono scappati all’estero nel 2014. Perdiamo il meglio dei nostri giovani, importiamo presunti profughi. Che fare? Copiare quello che funziona all’estero!”. E’ l’invito che il leader della Lega, Matteo Salvini, lancia dal proprio profilo di Facebook.

Gli annunci  e le minacce fiscali, così come l’indipendenza della Padania, realtà geopolitica che raramente viene ormai avanzata come rivendicazione di autotomia, preferendo parlare di regioni, di macroaree, di Nord genericamente inteso, sono ormai come il mito di Atlantide. Ispira fantasia, sogni, agita appetiti indipendentisti che non trovano pace, e rischia di scivolare nel genere fantasy, “sinonimo di ogni e qualsiasi ipotetica civiltà perduta nel remoto passato”, recita Wikipedia.

In effetti, leader non se ne vedono. Salvini non pare certo l’uomo con le virtù democristiane dell’equilibrio da statista per tenere insieme il fu centrodestra. I più indicano Zaia, e il fatto che il governatore abbia accanto a sè anche uomini di comunicazione che arrivano da Roma, in grado di costruire le relazioni per tessere negli ambienti nazionali il suo ruolo potenziale di premier, è indicatore di questa mezza verità, detta e non detta.

Per il resto, una cosa è certa. Il mito di Atlantide non è mai morto. La Padania forse per questo ha vita lunga, nel ricordo.

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2 Commenti

  1. Paolo says:

    Alle regionali la maggioranza dei Veneti anziché preferire Alessio Morosin hanno preferito Zaia e per il Veneto l’indipendenza é diventata una pura utopìa. Se il popolo non ha le idee chiare é meglio non andare a cercar notte!

    • caterina says:

      caro Paolo, i Veneti che hanno votato alle regionali, (55 per cento per venti partiti!!) hanno votato Zaia per non far vincere la Moretti, unico motivo che ha spinto i più, dei comunque pochi, al voro…
      pensa che al referendum indetto da Plebiscito.eu ha votato il 64 per cento e passa, di cui l’quasi il 90 per cento ha votato SI all’indipendenza… motivo per cui da un mese è alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo la messa in mora dell’Italia per la vessazione che continua a fare sui Veneti nonostante la Dichiarazione di Indipendenza una volta avute due conferme internazionali dei risultati del referendum…nel frattempo però, nel silenzio tombale dei media ci si sta alacremente preparando per esercitarla…consulta il sito, se sei veneto e se ti interessa.

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