La Padania che deraglia – Dossier Ferrovie Nord. E questi sarebbero numeri da infrastrutture del Nord?

rassegna stampa

di Andrea Sparaciari – Da una parte perde 40.127.470 euro in 12 mesi a causa delle migliaia di treni soppressi; dall’altro elargisce centinaia bonus ad personam, ma solo ad alcuni dipendenti “indicati” dai vertici dell’azienda. È la surreale realtà di Trenord, la società ferroviaria posseduta al 50% da Regione Lombardia tramite la holding Ferrovie Nord Milano e Ferrovie dello Stato, alla quale il Pirellone il 10 gennaio 2015 ha prolungato senza gara – tramite una “scrittura privata” – il contratto di servizio fino al 31 dicembre 2020 per complessivi 2,55 miliardi di euro.

Un affidamento fortemente criticato dall’Anac di Cantone che nella delibera del 20 dicembre 2017 non ha ravvisato alcuna chiara motivazione di “economicità” a giustificazione della scelta di conferire quel ricco contratto senza gara.

Oggi i vertici della società sono indagati, insieme a quelli di Rete Ferroviaria Italiana, per il deragliamento del regionale 10452 a Pioltello del 25 gennaio scorso, costato la vita a tre passeggere e il ferimento di altre 46 persone.

Sulle cause dell’incidente – e sulle relative responsabilità – sta indagando la magistratura e non si può puntare il dito né su Trenord (proprietaria del treno e responsabile della sua manutenzione), né su Rfi (alla quale spetta l’onere della manutenzione dei binari).

25/01/2017 Milano, deragliamento del treno Trenord a Pioltello. AGF

Tuttavia, una cosa è certa: dopo l’incedente di Pioltello, l’attenzione mediatica ha reso evidente a tutti ciò che i pendolari urlano da anni: l’inefficienza del servizio offerto dall’azienda pubblica. La difesa d’ufficio sostenuta per anni dai politici regionali – i quali hanno sempre definito quello lombardo un sistema di trasporti d’eccellenza se paragonato quello offerto ai pendolari di Lazio o Campania – oggi non regge più. Dopo Pioltello, la tesi “comparativa” è miseramente crollata. È bastato sentire le storie di quanti percorrevano la tratta Cremona-Milano. L’ultimo lampante esempio di inaffidabilità, risale a mercoledì 8 febbraio 2018, quando il Milano-Bergamo delle 19:05 si è fermato per un guasto dopo cinque minuti dalla partenza da Centrale, e per tre ore ha tenuto “imprigionati” i passeggeri nelle carrozze senza elettricità né riscaldamento. Meno di un mese prima, invece, sempre alla stazione Centrale, un regionale diretto a Tirano fermo al binario 8 aveva preso fuoco per un cortocircuito al sistema di riscaldamento.

Leggi anche: Treni vecchi, manutenzione all’osso, conflitti d’interesse. Ecco a voi Trenord, la società che controlla se stessa

Ora però a corroborare il giudizio “empirico” dei pendolari, ci sono i numeri. Sono quelli contenuti in un documento interno dell’azienda che Business Insider Italia ha potuto visionare in esclusiva.

Un report segreto che elenca mese per mese il numero delle soppressioni di convogli; gli indici di puntualità dei treni; le condizioni di viaggio dei vagoni; le ricadute economiche sui conti di Trenord per i “posti non offerti” (calcolate dalla stessa azienda).

Dati e cifre che certificano performance inefficienti, lontane anni luce dagli standard previsti dal Contratto di servizio.

Ma vediamo cosa svela il documento: nel mese di gennaio 2018 (quello dell’incidente di Pioltello) su 1694 treni effettuati in media da Trenord ogni giorno, si sono verificate 59 soppressioni totali; 86 soppressioni parziali e 27 locomotori sono stati sostitutiti perché guasti.

E ancora: il 92,46% dei convogli è arrivato a destinazione con oltre sette minuti di ritardo, mentre quelli che hanno viaggiato con oltre 5 minuti di ritardo sono stati l’89,65%. Ben 29 treni hanno accumulato un ritardo maggiore ai 30 minuti, mentre 46 sono arrivati oltre i 15 minuti. Il tutto, calcola Trenord, ha causato ladecurtazione di 5.731 posti ogni giorno (da qui i mancati guadagni). Tutto ciò è accaduto ogni singolo giorno di gennaio 2018.

Prendendo in esame l’intero mese, si scopre che sui 52.514 treni effettuati, ne sono stati soppressi totalmente 2.164, parzialmente 3.001, mentre i locomotori sostituiti sono stati 366, per una decurtazione totale di 177.655 posti, per un mancato guadagno – calcola l’azienda – di 2.086.947 euro. Tutti soldi (pubblici) andati in fumo per l’inefficienza del servizio.

 

segue su https://it.businessinsider.com/esclusiva-il-report-segreto-di-trenord-con-i-numeri-di-una-gestione-disastrosa-ma-elargisce-bonus-ad-personam/?refresh_ce

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2 Comments

  1. Christian Arrobio says:

    Mani Pulite di ormai storica memoria… le vicende della realizzazione del complesso dell’Expo… gli intrallazzi formigoniani con la sanità… Trenord ora… ma siamo proprio sicuri che, con l’auspicata indipendenza, non ci consegnamo legati mani e piedi chiusi in una stanza con una banda di farabutti? Oltre che l’indipendenza o quantomeno il federalismo, importerei dalla Svizzera anche l’etica pubblica e il senso civico!!! Voglio il federalismo e l’indipendenza per tutto il Nord, dal Monginvro al Carso, ma a patto che non ci si autoincensi ma ci sia una profonda autocritica riguardo a tutte queste malaugurate vicende!!!

  2. Christian Arrobio says:

    Se non sbaglio, Trenord è stata anche ai disonori delle cronache per il caso del whistleblower che ha fatto emergere le malversazioni della dirigenza e che poi in paga è stato mobbizzato e premiato per il suo egregio servizio con l’isolamento e il demansionamento… https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ho-denunciato-i-corrotti-e-sono-rimasto-solo-la-storia-di-andrea-franzoso

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