La nuova frontiera libertaria: il mare

di TOMMASO CABRINI*

Seasteading è una parola composta, che nasce dalla somma di sea + homesteading.
Il seasteading consiste nella costruzione di comunità autosufficienti in acque internazionali, in modo da poterne garantire la libertà dalle leggi nazionali.
Di fatto l’intento può essere realizzato adattando vecchie navi da crociera, ex piattaforme petrolifere, piattaforme antiaeree in disuso ma anche mezzi costruiti ad hoc o vere e proprie isole artificiali.
Esempi storici di seasteading sono il Principato di Sealand (tutt’ora esistente ed in vendita), la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose (distrutta dallo Stato italiano) o la Repubblica di Minerva (costruita nel pacifico e conquistata militarmente da Tonga).

Il Seasteading Institute

Il Seasteading Institute è l’istituto fondato, tra gli altri, da Patri Friedman (nipote del premio Nobel Milton) nel 2008.
L’istituto intende aiutare la diffusione del seasteading attraverso diversi campi d’azione:
 ricerca in campo legale: identificare quali leggi e accordi internazionali permettono la libertà del seasteading (come ad esempio il miglior utilizzo della la bandiera di comodo) e quali regole istituire nei seastead;
 innovazione di business: individuare quali business si possono creare nei seastead e quali possono svilupparsi in modo maggiormente efficace ed efficiente;
 innovazione ingegneristica: scoprire le tecnologie che permettano la costruzione di seastead a prezzi accessibili ma sicuri e con un alto livello di qualità della vita, concentrandosi anche sulla modularità dei seastead per facilitarne in futuro l’espansione;
 incentivazione del seasteading: l’istituto intende presentare entro il 2015 il “Poseidon Award”, un premio che sarà dato al primo seastead con almeno 50 abitanti permanenti, finanziariamente autosufficiente, con abitazioni scambiate sul libero mercato e politicamente autonomo.

L’istituto ha attratto anche l’attenzione del cofondatore di PayPal Peter Thiel, che ha deciso di erogare un finanziamento di 500.000$.

Blueseed

Blueseed inc. nasce come spinoff del Seasteading Institute, dove lavoravano e si sono conosciuti i fondatori della società.
Blueseed ha come progetto la costruzione di un incubatore di imprese galleggiante al di fuori delle acque territoriali statunitensi.
Il progetto prevede la conversione di una nave da crociera, da registrare presso il registro navale di qualche Stato che non faccia richieste stringenti all’armatore (si parla delle Isole Marshall o delle Bahamas).
In quanto incubatore verranno ospitate neonate imprese assieme al loro staff, di conseguenza la nave avrà spazi abitativi, spazi lavorativi e spazi dedicati al tempo libero per circa 1000 persone.
Blueseed non imporrà tasse ed inoltre non avrà una dogana, permettendo a qualunque dipendente delle imprese incubate di lavorare senza bisogno di visto, permesso di soggiorno o simili.
L’affitto degli spazi alle imprese sarà compreso tra i 1200 e i 3000$ oltre a circa il 6% delle azioni della neonata impresa.
Ad oggi più di 250 start-up hanno dimostrato interesse a trasferirsi su Blueseed.
I principali rischi per il futuro sono i possibili intralci da parte degli Stati Uniti e gli alti costi da sostenere per acquistare e convertire una nave allo scopo.

Possibili sviluppi futuri

Al momento il seasteading uno dei più promettenti mezzi di emancipazione dagli stati territoriali.
Tuttavia il sogno esiste da parecchio tempo (gli esempi storici citati all’inizio sono nati quasi mezzo secolo fa) e non sembra vicino ad una realizzazione.
Inoltre i vari stati si sono dimostrati sempre molto ostili a questi progetti che rischiano di privarli di valenti cittadini, di capitali e di gettito fiscale.

Per quanto riguarda le alternative Patri Friedman ha dato vita nel 2011 anche alla Future Cities Development Corporation, un progetto per stabilire una charter city (una sorta di città stato, fortissimamente autonoma ma non indipendente) all’interno dell’Honduras.

Tra le altre frontiere possibili c’è la penisola antartica, non rivendicabile da nessuno stato in seguito al trattato Antartico, dove però le temperature medie sono piuttosto rigide (media annuale di circa -5°C nelle località più a nord).

Infine rimane lo spazio, ma questa frontiera rimane lontanissima, sia in termini tecnologici che economici, nulla più di un sogno per i posteri.

*Autore di http://roadliberty.blogspot.it/

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4 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Utopia. Una vecchia nave in disuso non rimane sempre in acque internazionali, ma deve far riferimento ad un porto. La libertà la si conquista sulla terraferma e si deve essere poi pronti a difenderla. Mi fanno sorridere i ricorsi, dei quali mi giunge di tanto in tanto notizia, alla corte europea, all’onu, alla costituzione, … tanto per perdere tempo.
    Per come la vedo, o si scende in piazza e si è disposti a fare la guerra contro coloro che sulla privazione della libertà ai Cittadini ci campano bene (la schiavitù esiste sempre, solo che cambia nome secondo le situazioni), o si vota con i piedi e si fugge altrove, alla cretichella, come gli schiavi neri dell’Alabama, badando di non farsi riprendere, ben sapendo la punizione alla quale si andrebbe incontro.

  2. Maciknight says:

    Non è stata considerata la Groenlandia, che è già fortemente autonoma e presto sarà completamente indipendente dalla Danimarca. Attualmente è divisa in soli 4 comuni che hanno una giurisdizione territoriale paragonabile a grandi e medi stati, con poche migliaia di abitanti, il clima sta cambiando e l’estate anziché i soliti 8 gradi di massima ha raggiunto punte di 20, per cui i ghiacci si sciolgono e la superficie non ghiacciata sta aumentando consentendo nuovi insediamenti … Secondo me una città-stato la si dovrebbe collocare in Groenlandia, prendendo contatti con loro già da prima che diventino completamente indipendenti, in modo da ottenere concessioni particolari

  3. Dan says:

    La Rep. delle Rose e di Minerva ci insegnano che se si vuole la libertà non bisogna scappare ma si deve scacciare chi ce la vuole portare via

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