LA “NOSTRA” EUROPA E IL KOSOVO IN MANO AGLI USA

di LUCA PODESTA’

L’ annuncio di Hillary Clinton, Segretario di Stato USA, delle chiare intenzioni americane di voler favorire ed aiutare il Kosovo ad entrare nella NATO e nella UE, dopo il recente incontro avvenuto a Washington di inizio aprile con il Primo Ministro kosovaro Hashim Thaci ricoperto di elogi per i progressi di “integrazione europea” e “sviluppo economico”, dovrebbe aver fatto venire il mal di pancia a tutti coloro che hanno capito come possano divergere gli interessi della politica americana in Europa e gli interessi di noi Popoli Europei da almeno un ventennio a questa parte. Nel caso qualcuno  sia ancora riluttante a capirlo, mi accingerò a spiegare quanto sia poco condivisibile, per usare un eufemismo, questo progetto USA.
Il Kosovo, parte integrante della Serbia poi e della Jugoslavia prima, fino alla campagna dei bombardamenti NATO del 1999 (i più violenti che abbiano colpito una sovrana capitale europea come Belgrado dalla Seconda Guerra Mondiale, in una poi non rimasta isolata “tecnica di Esportazione della Democrazia”) è considerato dai Serbi la culla della loro nazione, su basi prettamente storiche e religiose. Argomenti piuttosto fondamentali direi, che la moderna geopolitica ed economia americana tende spesso ad ignorare o perlomeno a non considerare. Terra teatro di battaglie contro l’Imperialismo Turco fin dal Medio Evo, come altre zone d’Europa, e in tempi più vicini alla nostra Era, progressivamente popolata in percentuale sempre maggiore da etnìa albanese mussulmana diventata col tempo preponderante.

L’interesse americano tuttavia è invece facilmente riconducibile al fatto che il Kosovo è in una delle posizioni geografiche più strategiche per il controllo dei flussi petroliferi mediorientali.  Conseguente ne è stata l’ installazione di una gigantesca base militare (Camp Bondsteel) per il controllo geopolitico dell’ Europa Sud-Orientale unitamente alle altre basi in Bulgaria e Romania sul Mar Nero, nonchè al controllo dei porti croati e montenegrini per la completa militarizzazione dell’ area balcanica. La necessità americana quindi di controllare completamente un debole piccolo nuovo stato interamente soggiogato alla sua politica era vitale in alternativa al fatto che il Kosovo rimanesse sotto il controllo (previsto dalla originale risoluzione 1244) della Serbia. Nazione designata “cattiva di turno” per decreto secondo lo schema stereotipato hollywoodiano d’oltreoceano richiedente l’intervento tradizionale del moderno 7° Cavalleggeri solitamente  propensi solo a distinguere  i colori bianco o nero (che vedono loro) nel diramare le spesso invece complesse situazioni colorate con diverse tonalità di grigio tipiche anche di queste zone balcaniche. Queste diverse tonalità di grigio infatti ci raccontano che, in barba alle granitiche certezze USA su chi siano i “buoni ed i “cattivi”, Hashim Thaci,Primo Ministro del Kosovo, altri non è che l’ex leader dell’ organizzazione terroristica chiamata UCK, in realtà gruppo paramilitare collegato e finanziato dalle numerose organizzazioni mafiose albanesi che controllavano tutta l’economia sommersa della regione basata sul grande traffico di droga proveniente dall’Afghanistan e dalla Turchia verso l’Europa.

Oggi Hashim Thaci ed il suo “Partito Democratico”, secondo documentate fonti di varie polizie europee (ad es. Report BND datato 22-02-2005 della Polizia Federale Tedesca), mantengono i rapporti affaristico-finanziari con tali organizzazioni mafiose kosovare ed albanesi, per non parlare dell’ accusa, sostenuta anche dal Consiglio d’ Europa, del coinvolgimento del “partito” di Thaci nel traffico internazionale illegale di organi umani da trapianto. Questo è quindi il personaggio con il quale il governo di Washington sta ridisegnando gli equilibri geopolitici di una parte fondamentale dell’ Europa. Europa che continuerà ad essere un nano politico, in un mondo oramai, nell’ultimo ventennio, sempre più multipolare,  dominata interamente,come dal 1945 ne era solo a metà, dall’ unico superstite dei 2 blocchi vincitori della Seconda Guerra Mondiale.
Un’Europa che dovrebbe invece, riscoprire la propria indipendenza e sovranità continentale, nell’ interesse e nell’ uguale rispetto dei suoi popoli, basandosi su valori storici e tradizionali e non solo su parametri economici e finanziari che creano stati europei di serie A e di serie B o C a seconda del proprio asservimento alla politica di Washington o, nel caso continentale, di Londra, Parigi o Berlino.
E’ tempo che i popoli europei rialzino la testa e riprendano in mano il proprio destino, che non deve essere quello imposto dai liberatori, orientali ed occidentali, dal Nazismo del 1945, quelli orientali col loro regime che sarebbe stato solo sostitutivo del precedente si sono oramai autoeliminati da un ventennio, a meno che non si voglia considerare ancora l’attuale Russia alla stregua del pericolo sovietico, quelli occidentali, tuttora dominanti, che pretendono di installare ad oltranza il loro modello di espansione ipercapitalistica assolutamente rivelatosi folle per i parametri europei. La nostra economia e le nostre tradizioni non possono e non devono essere distrutte e sostituite totalmente (già in parte lo sono) dal sistema di vita e di valori d’oltreoceano basato interamente su parametri economico-finanziari.

Se il nostro modello d’Europa devono essere gli Stati Uniti d’Europa guidati da Bruxelles e dalla BCE sul modello federale di Washington e della FED siamo fritti. L’Europa Confederale delle Nazioni dovrebbe essere proprio tutta un’ altra cosa. E’ tempo di capire chi sono, nel 2012, i veri governi amici e nemici ( i governi sottolineo, non i popoli…), senza dimenticare, nel bene e nel male, i fatti di 70 anni fa, ma con la consapevolezza che a quei fatti non possiamo continuare ad imbalsamare il nostro futuro di Popoli d’ Europa, considerando amico solo chi opera veramente per il bene di esso.
Come ho già scritto, rileggeteli, nei miei precedenti articoli: “Quale Europa? La nostra Europa o la loro?” e “Lo scontro Iran-USA e l’asservimento dell’ Europa”, pubblicati su questo giornale, dobbiamo riprendere il timone della NOSTRA nave nelle NOSTRE mani ed issando la NOSTRA bandiera sul pennone guidarla verso la NOSTRA rotta. Come popoli indipendenti confederati in un Europa indipendente. L’alternativa è l’asservimento, il declino, la cancellazione delle nostre identità europee, molteplici, ma unite da una civiltà di base e di valori storico-tradizionali simili. Credo ancora che sia una sufficiente ragione per alzarsi in piedi ed impedirlo.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

5 Comments

  1. Giancarlo says:

    Cosa c’entra il liberismo di marca anglosassone con l’autonomismo o l’indipendentismo? Niente, direi, mi sembra abbia fatto già abbastanza disastri, Irlanda ovvero debito privato docet. Tanto più che in Italia si sta profilando come una ridicola scopiazzatura dell’americanata di turno, il Tea Party “de noantri”. L’economia sociale di mercato è una delle poche cose buone prodotte dall’Europa nel dopoguerra e non va confusa con il vivere al di sopra dei propri mezzi e l’irresponsabilità dei paesi che sappiamo.

    • Stefano Magni says:

      Ah però, molto interessante! Dunque tutto questo nostro parlare contro le tasse e la spesa pubblica dello Stato italiano è da buttare? Se il nemico è il “liberismo”, allora evviva lo statalismo! Viva la spesa pubblica! Spremiamo i contribuenti sino all’ultima tassa, così possiamo preservare la nostra gloriosa economia sociale di mercato, di marca democristiana, che ci spalanca le porte di un futuro di prosperità. Come quello della Grecia.

  2. Rosanna says:

    Se il nostro modello d’Europa devono essere gli Stati Uniti d’Europa guidati da Bruxelles e dalla BCE sul modello federale di Washington e della FED siamo fritti.
    io direi siamo fritti in quanto ecc……riporto anche il pensiero di una persona illustre a meno che non sia impazzito ultimamente.
    Paul Krugman: l’Europa si sta suicidando
    CRISI SISTEMICA | Il Premio Nobel per l’Economia “si arrende”. La Germania, con l’imposizione delle sue favole di moralità fiscale, sta distruggendo l’intero sistema. Una situazione da pazzi: a questo punto unica alternativa è l’uscita dall’euro. Altrimenti si continuerà a morire.
    Il professore sta facendo un ottimo lavoro, peccato sia solo per i suoi amici ..amici di cui il popolo italiano non fa parte

  3. Filippo83 says:

    “Un’Europa che dovrebbe invece, riscoprire la propria indipendenza e sovranità continentali”
    Siamo d’accordo.

    “nell’ interesse e nell’ uguale rispetto dei suoi popoli, basandosi su valori storici e tradizionali e non solo su parametri economici e finanziari che creano stati europei di serie A e di serie B o C”
    “quelli occidentali, tuttora dominanti, che pretendono di installare ad oltranza il loro modello di espansione ipercapitalistica assolutamente rivelatosi folle per i parametri europei. La nostra economia e le nostre tradizioni non possono e non devono essere distrutte e sostituite totalmente (già in parte lo sono) dal sistema di vita e di valori d’oltreoceano basato interamente su parametri economico-finanziari.”
    Credo che Lei:
    a) non abbia mai studiato la Storia, oltre i programmi scolastici (e forse nemmeno quelli), dato che non ha capito come va il mondo (non gli USA, ma tutto il mondo, Europa, Russia, Cina, India ecc.)
    b) non sappia nemmeno cosa sia il capitalismo, per giunta definito “iper” in un’inutile quanto incomprensibile iperbole, ed ancora che non conosca affatto la Storia: dato che il modello dominante in Ovest Europa, dagli anni ’30 ad oggi, è stato il dirigismo socialista (democratico o nazionale che fosse), i cui effetti DELETERI si vedono oggi nelle crisi dei debiti sovrani (pubblici, non privati), nell’elefantiaca burocrazia, nel welfare degenerato nell’assistenzialismo, in definitiva nell’eccesso di intervento statale nella società ergo di spesa pubblica. Non v’è traccia di capitalismo, tanto meno di “iper”. Solo UK è tornato sui propri passi negli anni ’80, con la “rivoluzione” liberista della Thatcher; gli altri, hanno semplicemente dismesso le “partecipazioni statali” (la Francia nemmeno quelle) e le hanno spacciate per liberalizzazioni.
    Se si confondono il bianco col nero, non si capiscono nemmeno le diverse tonalità di grigio, e non si va da nessuna parte!

    • Luca68 says:

      Io credo invece che Lei debba imparare anche la Storia scritta NON solo dai vincitori del conflitto mondiale del 1945 come co-vincitori della “guerra calda” e del 1989 come unici vincitori della “guerra fredda” ed impositori del “modello unico economico mondiale” cioè quello della corsa ad una società disumanizzata ed improntata solo sui valori del denaro e della “crescita economica” su dimensione infinita ed inarrestabile, realizzabile forse nella testa di qualche invasato pezzo da 90 di Wall Street e dando per scontato il possesso di risorse energetiche illimitate (tanto se le proprie finiscono si vanno a prendere quelle degli altri…), il tutto calpestando valori etnici, nazionali e religiosi secolari che forse avranno poco significato nella testa di molti americani,ma, vivaddio, lo hanno molto di più nella testa di molti europei. Valori che permettono a popoli economicamente più deboli di avere una dignità molto maggiore di certi sedicenti “esportatori della democrazia”. La invito a qualche istruttivo viaggio nelle zone popolari e meno turistiche degli USA a vedere come questo loro modello sociale abbia ridotto oramai un’ enorme fetta della loro popolazione. Per la nostra Europa non abbiamo certo bisogno di certe ulteriori “lezioni” economiche. Le auguro di ricredersi senza doverle provare sulla sua pelle.

Leave a Comment