La missione liberale: difendere l’indifendibile!

di ALESSANDRO MARCHI

Esser liberale deve essere un vanto. Sono orgoglioso di poter dire che sono liberale, non vado a votare, credo nel mercato e odio lo stato e i suoi tentacoli. Per far questo è necessario sapere cosa si difende, per non incorrere in contraddizioni e poter battagliare contro gli statalisti: sono due aspetti molto complicati che per nessuna ragione devono essere trascurati.

Il liberalismo sta vivendo una crisi che lo ha completamente seppellito lasciandoci in eredità confusione, sensi di colpa e un avversario praticamente imbattibile. I liberali, quindi, devono esser consapevoli di che cosa sono e che cosa rappresentano, prima di pensare a strategie e vie di fuga, devono sapere che essi rappresentano un orientamento politico che si batte per evitare che il potere statale prenda il sopravvento e trasformi in polvere la nostra vita e la nostra individualità. Molti noteranno che, in realtà, questo è già avvenuto e che, forse, siamo un po’ in ritardo. Questo è molto vero. Purtroppo, nonostante questo, ci sono ancora liberali che parlano di lotta all’evasione, che credono ci sia ancora spazio per far ragionare ‘la bestia’ e che un posto in parlamento sia il posto migliore per condurre la battaglia liberale, impadronirsi del potere per gestirlo in modo migliore, esattamente come i socialisti. L’errore di questi pseudo-liberali è quello di aver dato eccessivo peso alla strategia da adottare piuttosto che fermarsi a pensare a cosa significa essere liberali: prima si considera chi siamo e perché lo siamo, poi si studia un modo per contrastare la situazione attuale. Ho sentito qualche liberale che ha votato M5S e che, nonostante tutto, turandosi il naso, lo voterebbe di nuovo. Ecco, questo significa non aver capito cosa significa essere liberale.

Se si crede che lo stato non viene prima dell’individuo, se si crede che il mercato funzioni meglio senza una continua regolamentazione, che la giustizia sociale non abbia assolutamente senso e, anzi, non faccia che peggiorare la situazione di coloro che dovrebbe ‘aiutare’, se si crede che ognuno abbia il diritto di fare quello che vuole con il proprio corpo, all’inviolabilità della proprietà privata, al disastro di ‘produrre’ il diritto, se si crede al diritto di non dover render conto a nessuno dell’uso che si fa dei propri denari, se si crede che il potere vada sempre limitato e che, alla fine, la democrazia ha fallito perché il potere è aumentato in modo spaventoso, ecco, se si ha questo modo di essere, non si può che disprezzare lo stato e tutti gli statalisti che non capiscono cosa è successo.

Il liberale lo sa cosa è successo: gli statalisti, ovvero tutti, dalla DC a Forza Italia, dal PCI alla Lega, dal PRI all’Italia dei Valori, hanno promesso che il sistema democratico avrebbe potuto sopportare qualunque inefficienza, qualunque disastro finanziario perché, alla fine, il debito non esiste. Si è cominciato a pensare che la scarsità delle risorse fosse un invenzione dei capitalisti, che allora tutti avevano diritto ad avere un posto di lavoro, una casa, del cibo e dei bei vestiti. Si è creato un mostro con la complicità di tutti: chi prometteva e chi credeva alle promesse senza pensare troppo. Adesso continuano a parlare, questi, e a dare la colpa a questo e a quello; la gente si sta svegliando da un lungo torpore e, con gli occhi cisposi, crede di saper tutto, ma è ovvio come non capisca niente.

Il liberale deve spiegare le proprie ragioni, cosa significa credere nella libertà e provare a schiaffeggiare gli intorpiditi e gli stupidi. È un compito ingrato e, piuttosto difficile, ma non ci possiamo tirare indietro. Mostrare le incoerenze come fece a suo tempo Walter Block con ‘Difendere l’indifendibile’ deve essere una ‘missione’ liberale. Non possiamo non provarci, soprattutto perché, è sempre più evidente, gli statalisti hanno perso.

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6 Comments

  1. giorgio lidonato says:

    C’è bisogno di molto maggiore realismo. E questo si chiama Libertarismo (Libertarianism, free market anarchism), non Liberalismo, che ha trascurato per molto tempo la realtà dello Stato, del nazionalismo, della legislazione senza freni e della tassazione da rapina, facendo compromessi contraddittori con i loro difensori.

  2. Albert Nextein says:

    Occorre vivere da liberali.
    Dare l’esempio coi fatti.
    Poi vedi che la gente, prima o poi, capisce.

    E’ molto difficile vivere da liberali in un mondo che è fatto contro la libertà individuale, contro il diritto di scegliere, con uno stato padre-padrone-padrino.
    Ma tentare è necessario.

  3. Fidenato Giorgio says:

    Giusto, perfetto. La nostra è una missione!!!. Quello che ci deve guidare è una fede, la fede nella ragione, nella logica, nel rigore teorico. Senza fede non si va da nessuna parte!!!

    • Caro Giorgio mi associo, si deve essere missionari anche come servizio svolto con totale dedizione, specialmente a favore non solo di noi stessi come individui, ma anche del prossimo inteso come insieme di individui.

  4. Paolo Marini says:

    Trovo nel pensiero dell’autore dell’articolo una sostanziale consonanza con il mio pensiero. Per tornare ad “essere” e quindi ad affermare “qualcosa”, insomma per rappresentare e produrre idee, occorre ripartire dal liberalismo classico. Il liberalismo moderno o c.d. progressista si è ridotto al ruolo di critica in senso efficientista dello Stato sociale, un razionalismo che riforma ma non mette in discussione l’impianto complessivo del welfare state. Il liberalismo classico, all’opposto, ritiene che non si debbano approntare dallo Stato e tramite lo Stato le risposte ai bisogni individuali.
    Oggi le cose più “indifendibili”, purtroppo, non sono la prostituta, il bagarino o il tassista abusivo – come nel libro di Walter Block – ma l’inviolabilità individuale e la proprietà privata. D’un tratto è come se ci fossimo risvegliati e avessimo compreso che, mutatis mutandis, dobbiamo ricominciare daccapo con ciò che erroneamente avevamo considerato definitivamente acquisito e conquistato nel corso della storia.

    • Yehohanan Ain-Karem says:

      Sono completamente d’accordo, facendo osservare che se si è giunti a tanto, come sottende il Direttore, la genesi dello statalismo sta proprio anche nel liberalismo classico: occorre ripartire a ragionare…

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