La ministra Peluso che cambiò il cognome in Cancellieri

di TOMASO STAITI DI CUDDIA

Peccato! A me la Ministra Cancellieri (ancora non sapevo che si chiamasse anche Peluso) piaceva. In mezzo alle frotte di politiche di nuova generazione fatte e rifatte più volte, arrampicate sui loro tacchi dodici, fasciate nei loro pantaloni culsostenenti, generate dal culto del velinismo, questa matura signora con borse non Gucci sotto gli occhi, la pappagorgia fieramente esibita e le comode scarpacce da ginnastica, questa donnona che sembrava sempre in procinto di correre in cucina a preparare una torta di mele per i nipotini, infondeva un senso di serenità e fiducia.

La immaginavo più attenta, nei momenti di tranquillità, a scambiarsi ricette con le amiche che a trafficare con i nodi della politica. Una funzionaria dello Stato chiamata, in un momento delicato per il Paese, a portare un po’ di saggezza e buon senso nelle Istituzioni. Fino ad essere persino “pensata” come possibile Presidentessa della Repubblica. Un “curriculum” esemplare alle spalle: funzionaria prefettizia, vice prefetta, commissaria prefettizia in Comuni sciolti (per mafia o altro), e, infine, Ministra. Sempre sorridente, serena, paciosa e comprensiva. Poi, però, è venuto fuori il lato Peluso; quello del marito che, occorre dirlo, non c’entra nulla mentre c’entra, e come, il figlio e è difficile pensare che questo scambio di cognomi sia del tutto casuale, un modesto ghiribizzo.

Perché la madre non si fa chiamare con il cognome del marito, che poi è anche quello del figlio in carriera? Nulla di male, intendiamoci, non fosse che per una vecchia storia emersa dalla nebbia del tempo e che finisce per diventare nuova.

Siamo alla metà degli anni ’80 a Milano e il Consiglio Comunale si occupa del nuovo “Piano Casa” e delle aree destinate allo scopo. Gli interessi (e gli appetiti) sono molti e si viene a scoprire che il “Piano Casa” sulle mappe di Milano e dei suoi dintorni ha subito una rotazione che rende d’oro alcune aree acquistate da Ligresti come terreni agricoli. Scandalo in Consiglio Comunale (c’ero anch’io), sedute fiume, discussioni furibonde, titoloni sui giornali. Rimane coinvolta anche una antica famiglia milanese con solide tradizioni immobiliari, quella dei Fossati-Radici un cui rappresentante siedeva in Consiglio Comunale tra i banchi della DC.

E’ in questa occasione che il nome della famiglia dell’ing. di Paternò salta prepotentemente alla ribalta. Salvatore si occupa di edilizia e altro, Antonino occupa quasi tutte le cliniche private milanesi. Una famiglia pesante, insomma. Per le relazioni che ha con gli Assessori del Comune di Milano, con i funzionari degli stessi Assessorati, con il mondo politico, con il bosco e sottobosco della Finanza e con le Istituzioni. Assessori che abitano in graziosi villini a San Siro di proprietà di Ligresti, grattacieli, che rimarranno sfitti per decenni, sorgono un po’ dovunque a Milano, finanziarie riconducibili alla “Famiglia” nascono a getto continuo, alberghi diventano di proprietà del gruppo, la SAI si espande e diventa leader nel settore delle assicurazioni e “Mani Pulite” è ancora di là da venire.

A me e al Consigliere Comunale Carlo Papetta tutto questo puzza. Conosciamo i legami tra la famiglia Ligresti e quella Larussa; siamo persino convinti che i veri “responsabili” dell’impero che, non dimentichiamolo, deriva direttamente e indirettamente da quello di Michelangelo Virgillito, siano i Larussa. All’interno del Partito troviamo un muro di gomma e di autentica ostilità. L’influenza del Senatore Antonino è pesante; Vincenzo Larussa è nel Consiglio d’Amministrazione di Ligresti, Ignazio comincia la sua attività di avvocato con le pratiche SAI e persino Romano, il meno dotato della famiglia, dirige un negozio di cessi della “Pozzi Ginori”, anch’essa di proprietà del gruppo

Ma lo scandalo esplode e il Comune di Milano è costretto a sospendere il “Piano Casa”. Colonne e colonne sui giornali, titoloni ad effetto, le mani sulla città (e dintorni), da dove saltano fuori ‘sti Ligresti?, come ha fatto Antonino, il fratello medico di Don Salvatore, a comperarsi tutte queste cliniche private? I Ligresti si difendono a modo loro: non strepitano, non gridano alla congiura, come sempre tendono a non dare nell’occhio, a non attirare l’attenzione. Mettono in campo una strategia “siciliana”; sollecitano discretamente l’aiuto di politici amici (sono tanti), di alti funzionari dello Stato, di giornalisti amici, di potenti vari. Fanno, sempre discretamente, sapere che il blocco delle attività lascerà senza lavoro muratori, carpentieri, lattonieri, elettricisti e operai vari: la solita funzione sociale degli affari.
Antonino bussa anche alla porta di Montanelli che, forse per levarselo dalle scatole, manda il corrispondente in Consiglio Comunale, Federico Bianchessi, a sentire cosa ha da dire.

Bianchessi incontra Antonino Ligresti nella clinica Città di Milano e si trova, seduta allo stesso tavolo, una signora muta che assiste all’intervista.
E’ la signora Annamaria Peluso, poi diventata Cancellieri, e all’epoca funzionaria della Prefettura di Milano allora retta dal Dr. Vicari, buon amico di Michele Sindona.
Che ci fa la Signora? In quale veste assiste all’incontro? Perché? A tutt’oggi non è dato di sapere. Io sono convinto che la Ministra non abbia compiuto alcun illecito, che non sia andata al di là dei suoi doveri e dei suoi compiti, che forse, oltre alla vecchia amicizia con l’attuale compagna di Don Salvatore, sia stata mossa da una sorta di cattiva coscienza per l’azione del figliolo all’interno di Fonsai che, secondo la famiglia Ligresti, avrebbe provocato il crollo dell’impero e degli emolumenti miliardari percepiti dal patriarca e dai famelici rampolli.

Nessun reato quindi, solo una telefonata improvvida per i commenti su quello che era accaduto (Giulia Ligresti era stata appena arrestata e l’anoressia non si era ancora manifestata) e i residui di una improvvida amicizia con una delle famiglie più discusse della storia dello sporco capitalismo italiano.
Un Prefetto è sempre un Prefetto e, tra le sue funzioni, c’è anche quella di sapersi scegliere gli amici.
Per me, per quel poco che conta, la delusione per il tradimento di una nonna.

Tratto da www.tomaso-staiti.ch

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2 Comments

  1. Rodolfo Piva says:

    Non dimentichiamo che, oltre trenta anni fa, il Dr. Sebastiano Peluso farmacista e marito della signora Cancellieri venne arrestato e passò un po’ di tempo nel carcere di Lodi perché coinvolto nello scandalo delle fustelle false. Un truffa bella e buona che funzionava così: medici compiacenti emettevano le ricette ed i farmacisti farabutti applicavano “le fustelle” false. I talloncini, che dovevano teoricamente essere staccati dalle confezioni di farmaci erano invece fabbricatai ad Hoc da grossisti del falso e poi presentati all’incasso.
    Quindi: medici farabutti + farmacisti farabutti + falsari; proprio una bella compagnia.
    Sarà per questo manifestazione di brillante onestà del marito, Dr. Sebastiano Peluso, che la signora ha preferito continuare a chiamarsi Cancellieri

  2. Giulio says:

    Brescia, elezioni Provinciali del 2004. Prefetto della Provincia “sua Eccellenza” Annamaria Cancellieri. Dopo l’estrazione a sorte delle liste , il nostro movimento, sulla scheda elettorale, trova una posizione del tutto anomala e immotivata. Mi rivolgo a “sua Eccellenza” la quale, mi liquida facendo valere tutta la sua (presunta) autorità’. Ha ragione l’autore dell’articolo:”Un Prefetto è sempre un Prefetto e, tra le sue funzioni, c’è anche quella di sapersi scegliere gli amici.” Si era capito, i suoi amici erano altri..

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