La ministra Mogherini, vecchio socialismo dei giovani democratici

di MATTEO CORSINI

“L’ingresso nel Pse sancisce un percorso che viene molto da lontano. Alle primarie tutti i candidati avevano affermato che la strada naturale per il Pd sarebbe stata l’adesione al Pse. Questo ha valore nelle nostre radici europeiste e il presidente Napolitano vuole che si lavori per rendere solidi i partiti a livelli europeo. Sarebbe contraddittorio dire che servono partiti europei forti e poi non farvi parte… Questo è un atto forte e importante che indica una strada diversa. Bisogna chiudere con la sola austerità e aprire una stagione di investimenti e posti di lavoro”.

Con queste parole il neo ministro degli Esteri Federica Mogherini, aprendo la direzione del Partito Democratico, ha sostenuto l’adesione del Pd nel Partito Socialista Europeo. Non credo debba essere considerato un paradosso il fatto che il Pd aderisca al PSE proprio quando il suo segretario, nonché presidente del Consiglio, non ha un passato da comunista. Era – così dicono – un centrista orientato a sinistra. Mises ammoniva che non esiste alcuna via di mezzo, e che chi la invoca finisce poi per approdare al socialismo. Nel Pd alcuni – quelli che vengono dalla tradizione comunista – socialisti lo sono sempre stati esplicitamente; coloro i quali provengono dalla tradizione cattocomunista lo sono sempre stati meno esplicitamente nella forma, pur essendolo del tutto nella sostanza.

Interessante notare come una delle giovani esponenti del “nuovismo” democratico italiano pronunci parole piuttosto dense di retorica e per nulla diverse da quelle che potrebbero essere attribuite a un qualsiasi politico appartenente alla vecchia guardia postcomunista. Roba, per intenderci, che si sarebbe potuta sentire nel 1984 invece che nel 2014. Come poi nel concreto Mogherini e compagni intendano dare seguito al mantra da keynesiani all’amatriciana “chiudere con la sola austerità e aprire una stagione di investimenti e posti di lavoro”, resta da capire. Forse ritengono che dopo le elezioni europee del prossimo maggio e con la nomina della nuova Commissione europea ci sarà la svolta (ulteriormente) socialista a livello europeo. Non riesco a spiegare altrimenti la “stagione di investimenti e posti di lavoro” che fa molto deficit spending (magari aiutato da una BCE più in stile Fed).

Per essere nuovi, ho l’impressione che questi ragazzi abbiano idee non troppo diverse da quelle dei compagni che dicevano di voler rottamare. Potevano dirlo che era solo una questione di anagrafe.

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