La mia libertà inizia dove vogliono gli altri

APTOPIX Mideast Israel Palestiniansdi CHIARA BATTISTONI –  Nel clima arroventato di questi giorni, in cui paura, incertezza, tiepidezza e fermezza si avvicendano nelle parole dei politici di tutto il mondo, l’identità torna a essere la questione di fondo con cui misurarsi. Ogni volta che ne parliamo ci troviamo di fronte al binomio libertà – sicurezza.

Era il 19 gennaio 2004, a Monaco di Baviera, alla Katolische Akademie in Bayern il cardinale Joseph Ratzinger, poi Benedetto XVI, incontrava in un dialogo pubblico Jùrgen Habermans: due straordinarie personalità contemporanee, insieme, per discutere dei fondamenti morali prepolitici dello Stato liberale. Oggi, nel clima arroventato di questi giorni, in cui paura, incertezza, tiepidezza e fermezza si avvicendano nelle parole dei politici di tutto il mondo, l’identità torna a essere la questione di fondo con cui misurarsi. Ogni volta che parliamo di identità (quante volte è stato scritto) ci troviamo di fronte al binomio libertà e sicurezza; mai come in questi giorni ce ne rendiamo conto.

Si tratta della libertà di essere ciò che vogliamo e possiamo essere, la libertà di autodefinizione e autoaffermazione, ma anche la libertà di scegliere con chi stare (Gianfranco Miglio docet).

Al tempo stesso chiediamo la sicurezza di veder rispettati i nostri costumi, le nostre tradizioni, la nostra cultura; la sicurezza di poter essere liberamente ciò che siamo. C’è bisogno, con la massima urgenza, di trovare i fondamenti etici su cui costruire la convivenza e la coesistenza di culture diverse, c’è bisogno di trovare una forma comune di responsabilità giuridica che ordini e contenga il potere, perché non esiste identità che non sia al tempo stesso inclusiva ed esclusiva.

La sicurezza diventa così un tratto distintivo del nostro vivere quotidiano; un concetto che, declinato nelle sue diverse accezioni, informa da molti anni anche tutta la nostra produzione legislativa (dalle leggi sulla sicurezza sul lavoro – 626 e 494 – al più recente Codice della privacy, agli standard per la sicurezza delle informazioni Iso 17799). Sono le minacce sempre più concrete alla nostra identità a renderci vigili, a fare della sicurezza uno dei pilastri costitutivi della nostra società, a trasformare la nostra vita; l’instabilità, la liquidità del moderno vivere pèrcolano nelle nostre abitudini, plasmandole.

Sentirsi disorientati è infatti un rischio molto concreto; dal disorientamento alla perdita di lucidità il passo è breve. Per questo la politica, in una fase tanto delicata, dovrebbe saper trasmettere tutta l’autorevolezza indispensabile per affrontare con coraggio e con sufficiente serenità i momenti più difficili, chiamando a raccolta l’energia che ognuno di noi trova nel proprio profondo, quando la vita lo mette di fronte a prove dolorose. All’incontro di Monaco che vi ho ricordato in apertura è seguita la pubblicazione del dialogo; neppure un centinaio di pagine, in cui Habermans e Ratzinger condensano i temi trattati. Proprio l’allora cardinale Ratzinger ebbe a scrivere: «In concreto, è compito della politica sottomettere il potere al criterio del diritto e in tal modo ordinarne l’uso sensato. Non è il diritto del più forte a dover valere, ma la forza del diritto.

Il potere entro l’ordine e al servizio del diritto è il polo opposto alla violenza, intesa come il potere privo di diritto e a esso contrario.
Di conseguenza, per ogni società è importante superare il sospetto sul diritto e i suoi ordinamenti, poiché solo così si può bandire l’arbitrio e vivere la libertà in quanto bene condiviso. Il sospetto nei confronti del diritto, la rivolta contro di esso sorgeranno sempre quando il diritto stesso non apparirà più come espressione di una giustizia che sia al servizio di tutti, ma come il prodotto di un arbitrio, di una pretesa di essere nel diritto solo perché si detiene il potere su di esso». (da Etica, religione e Stato liberale di Joseph Ratzinger, Jùrgen Habermans, Editrice Morcelliana, pag. 41). Ciò che angustia la società mondiale, che ha visioni diverse del diritto e della morale (non dimentichiamoci che anche i diritti umani, quelli che conseguono dall’essenza dell’essere uomo, non sono universalmente riconosciuti), che ha molteplici forme di potere, è la ricerca di «un’evidenza etica efficace, che abbia sufficiente forza motivante e di affermazione per rispondere alle sfide suaccennate e per aiutare a sostenerle». (da Etica, religione e Stato liberale di Joseph Ratzinger, Jùrgen Habermans, Editrice Morcelliana, pag. 48).

Eppure l’interculturalità resta un tratto caratteristico del nostro mondo, una dimensione imprescindibile per discutere dell’uomo, da non confinare nella sola tradizione occidentale della razionalità e del Cristianesimo. È di tutta evidenza, infatti, che almeno ad oggi non esiste affatto una formula valida per tutto il mondo, etica o religiosa che sia, su cui trovare tutti d’accordo. Che fare allora, cosa fare per tenere unito il mondo? Far dialogare ragione e fede, ragione e religione, perché insieme possano riconoscersi.
Ci ricorda l’allora cardinale Ratzinger: «Questa regola fondamentale deve allora essere concretizzata nel contesto interculturale
del nostro presente. Senza dubbio i due partner principali in questa correlatività sono la fede cristiana e la razionalità “secolare” occidentale. Questo può essere affermato senza cadere in eurocentrismo errato. Entrambi determinano la situazione mondiale in una misura quale nessuna altra delle forze culturali possiede. Il che non significa sia lecito accantonare le altre culture come quantité négligeable: sarebbe il segno di una hybris occidentale, che pagheranno a caro prezzo come in parte già succede. È importante per le due grandi componenti della cultura occidentale farsi coinvolgere in un ascolto, in una vera correlatività anche con queste culture. È importante coinvolgerle nel tentativo di una correlazione polifonica, in cui aprano se stesse alla complementarietà essenziale tra ragione e fede, cosicché possa crescere un processo di purificazione universale, in cui in ultima istanza i valori e le norme essenziali in qualche modo conosciuti o presagiti da tutti gli uomini possano conseguire nuova forza d’illuminazione, cosicché possa ritornare ad avere
forza operante quanto tiene unito il mondo». (da Etica, religione e Stato liberale di Joseph Ratzinger, Jùrgen Habermans, Editrice Morcelliana, pagg 56-57).

 

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