La Merkel sospende Schengen. In Germania solo con i documenti, vince la Baviera

di REDAZIONEgermania forte

L’ingresso in Germania d’ora in poi potrà avvenire solo con documenti validi. La polizia tedesca è in stato di allerta. “Tutti gli uomini disponibili vengono inviati in Baviera per chiudere il confine”, scrive Der Spiegel online. Il traffico ferroviario dall’Austria viene sospeso per alcune ore.

La Germania così sospende Schengen reintroducendo i controlli al confine con l’Austria, mentre nel cuore dell’Europa continuano senza sosta ad arrivare migliaia di migranti. A chiedere i controlli era stata soprattutto la Baviera, che si è definita al collasso per i troppi arrivi, mentre le ferrovie tedesche oggi hanno fermato tutti i treni provenienti dall’Austria. La decisione di Berlino, appoggiata dalla Commissione europea, è arrivata mentre sale l’attesa per il Consiglio dei ministri degli Interni Ue  a Bruxelles.

La riunione di emergenza si concentrerà sulle quote obbligatorie per la redistribuzione dei rifugiati volute dalla Commissione, appoggiate dalla Germania e osteggiate soprattutto dai Paesi centroeuropei. Intanto, una nuova tragedia si è verificata al largo della Grecia, dove un barcone è affondato vicino all’isola di Farmakonisi: almeno 34 persone sono morte, tra cui 15 bambini e neonati.

Il ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maiziere nel confermare l’immediato ripristino dei controlli al confine con l’Austria ha definito le quote come “una misura urgente” per motivi di sicurezza. I controlli dei confini, secondo il tedesco, permetteranno che i flussi “enormi” di rifugiati in arrivo possano essere gestiti in maniera ordinata, ma non sono la soluzione. “La Germania ha bisogno di proteggere se stessa”, ha detto, chiedendo una redistribuzione “solidale” nel blocco.

Il punto ‘caldo’ del Paese è la Baviera, dove continuano ad arrivare migliaia di profughi che attraversano l’Ungheria e poi l’Austria. Circa 13mila rifugiati e richiedenti asilo sono arrivati solo a Monaco, mentre da fine agosto sono stati 63mila. Ieri il sindaco aveva lanciato l’allarme sul fatto che la capacità di ospitarli era arrivata al limite. La Commissione europea ha fatto sapere di approvare la decisione di Berlino, affermando che essa sia legittima e rispetti le regole sui confini previste dagli accordi di Schengen.

“La temporanea reintroduzione dei controlli di frontiera tra Stati membri è una possibilità eccezionale esplicitamente prevista e regolata dal codice frontiere di Schengen, in caso di situazione di crisi”, ha affermato. La Commissione definisce la situazione, “a prima vista, prevista dalle regole”, specificando tuttavia che l’obiettivo è tornare alla normale assenza di controlli “non appena possibile”. Elogi alla decisione tedesca sono arrivati anche dal premier ungherese Viktor Orban, che ha parlato di “comprensione” e “solidarietà” alla Germania, in un’intervista alla testata tedesca Bild.

Ha parlato di “un primo passo”, in attesa che le frontiere meridionali europee siano protette anch’esse. L’Ungheria ha registrato un nuovo record di arrivi di migranti, toccando gli oltre 4.300. I profughi si stanno affrettando, mentre prosegue la costruzione della barriera al confine con la Serbia e soprattutto in vista del 15 settembre, giorno in cui entreranno in vigore le dure leggi che prevedono il carcere per chi attraversi illegalmente il confine. La decisione di Berlino è un segnale in vista del Consiglio dei ministri degli Interni europei.

De Maiziere ha sottolineato che la Germania si assume le sue responsabilità, ma gli altri Paesi non devono approfittare della sua apertura. Poco prima, il vicecancelliere Sigmar Gabriel aveva accusato “l’inazione Ue di portare anche la Germania al limite delle sue capacità”. Intanto,  Romania e Repubblica Ceca hanno ribadito che pronunceranno il loro fermo no alle quote obbligatorie volute dalla Commissione.

E la Slovacchia è andata oltre, promettendo che fermerà il piano. Secondo la proposta della Commissione, ogni Paese europeo dovrà accettare un numero di rifugiati calcolato secondo un meccanismo automatico, su un totale di 160mila da Ungheria, Italia e Grecia. Numero ben più alto dei 40mila previsti a maggio, piano che era però stato lasciato ‘cadere’ nel nulla dagli Stati membri. Il blocco è diviso in proposito; tra i favorevoli ci sono anche Italia, Francia, Grecia e Belgio, mentre Regno Unito, Irlanda e Danimarca possono contare su un ‘opt-out’ che permette loro di non aderire.

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