La memoria corta del Nord “rivoluzionario” che ora tutela l’unità nazionale

di STEFANIA PIAZZO

Abbiamo la memoria corta o sono gli altri politici a cavalcare cose già dette e malamente messe nel dimenticatoio per questioni ideologiche interne, di bottega, di uno dei principali movimenti un tempo rappresentativo di casa nostra?

I prefetti, ad esempio. Ma non dovevano abolirli? Li hanno raddoppiati. Ma non doveva esserci una proposta di legge per cancellare l’istituzione napoleonica del controllo delle colonie conquistate? Certo che ci fu, ma poi il politicamente corretto, avendo un ministro che invece li nominava e li sceglieva, i prefetti, mica si poteva dar corso alla rivoluzione. Semmai venne rimosso il promotore della proposta di legge. Era troppo vicino a Berlusconi. Ah, ecco…

Poi? Poi adesso ci pensa Grillo e infine i nuovi Che Guevara del Nord a ricavalcare l’onda antiprefetti. Col seguito di chi pensano ancora gli dia credibilità.
Infine, si parla di Made In. Adesso è la parola d’ordine di un assessore regionale al Commercio, che lancia la crociata ai saldi: compriamo solo made in, dice. Certo, ci aveva pensato lo stesso politico rimosso che propose la legge antiprefetto. Ma non erano tutti fratelli su futuro libero suol?

L’uomo antiprefetto  nominò Re Giorgio per la prima volta nel dicembre 2011, nel defunto Parlamento Padano. Nessuno, prima, aveva pensato a Giorgio come ad un re. “Non è mai successo che nella lotta di affermazioni di autonomia di un popolo non si sia arrivati al dunque: è ora di dire basta”. Nel rilanciare le richieste autonomiste, citando la lotta di indipendenza degli Stati Uniti d’America, veniva lanciata una  frecciata al presidente della Repubblica. “Anche in Inghilterra c’era un re che si chiamava Giorgio”. Ma non mancò la ribellione al tiranno. “E’ successo in India per dire con Ghandi no alla tassa del sale. E’ successo ai danesi con il tabacco. E’ successo negli Staty Uniti con il Tea Party. Noi non paghiamo tasse se non ci ascoltate. Questo è il momento per far sentire la vostra voce”.

Il movimento che rappresentava in parte il Nord, non aveva uno dei suoi uomini tra i dieci saggi del re?  Quanti prefetti, infine? Tutti presenti, a salvaguardare l’unità nazionale.

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3 Comments

  1. Marco Green says:

    Sfruttando l’unico slogan che per gli strateghi belleriani contava, “prima gli italiani”, lo sfondamento della Lega al centro-sud è finalmente arrivato.
    Un voto di destra vera, nazionalista, che (lo ammetto, non mi aspettavo così consistente) sta surclassando il consenso identitario che ha rappresentato per 30 anni il forziere di voti di quello che una volta era un movimento padanista.
    L’affermazione della Lega era certa ma pensavo che, nonostante gli sforzi di trasformarla in un partito italianista, questa tornata elettorale avrebbe visto forse per l’ultima vola la vittoria del partito “territoriale” che i salviniani vogliono soffocare e invece…ci sono riusciti…dalla distribuzione dei voti si capisce che hanno vinto davvero loro: oggi possono cantare vittoria perchè finalmente ieri hanno celebrato elettoralmente il funerale della vecchia Lega Nord per l’indipendenza della Padania.

  2. caterina says:

    In piu’, un candidato a capo del Governo un personaggio che non aveva neppure vigillato sulla designazione della sede dell’agenzia del farmaco tanto interessante per Milano.. errore fatale per chi lo ha designato…incapacita’ o disinteresse… o troppo ligio a interessi di altri piu’ forti e potenti da non disturbare… e Salvini ha saputo giocare bene a suo vantaggio sulla delusione di tutti nei confronti di un’Europa cosiffatta.

  3. RENZO says:

    Cara Stefania
    La forza politica della fu Lega Nord Padania è stata buttata al ces …….
    Un dato emerge dal voto politico di ieri la straordinaria visione di Miglio…. le tre macroregioni…. l’ultima possibilità prima di affondare per sempre …..
    Chi vivrà vedrà
    WSM

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