La maschera della “morte rossa” nei palazzi del potere: obiettivo, la Casta

di DANIELE VITTORIO COMERO

Una chiave di lettura per interpretare i fatti politici di questi giorni, a Milano come a Roma e Torino è in un tetro racconto di Edgard Allan Poe: “La maschera della morte rossa “.

Tutto ruota intorno all’allegoria della morte rossa, rappresentata da una terribile epidemia di peste che si diffonde portando devastazione in Europa, nel tardo medioevo.

Il racconto tratta la vicenda umana e politica di un potentissimo principe, con possedimenti e ricchezze enormi. Il suo nome è Prospero, ed è convinto che la sua ricchezza e il suo potere lo rendano praticamente invulnerabile.

Il principe Prospero visto il diffondersi della peste decide di rinchiudersi in un suo sontuoso e immenso castello con una compagnia di amici scelti. Sicuro di essere più forte di quel male, che aveva come emblema l’orridezza del sangue, che cominciava coi dolori acuti, poi macchie rosse sul corpo e specialmente sul viso della vittima, che la mettevano al bando dell’umanità.

Il principe aveva pensato a tutto, per chiudersi al sicuro nello splendido palazzo, accumulando tutti i mezzi del piacere: grandi riserve di cibo, un buon numero di buffoni di corte, degl’improvvisatori, dei ballerini e ballerine, dei musicisti, insomma il bello sotto tutte le forme e il vino.

Fuori nel contado la Morte rossa dilaga, dentro il potente proprietario si è circondato di tutte quelle belle cose, con la sicurezza dei sigilli apposti a tutte le porte in ferro.

Però, c’è sempre l’imponderabile, la morte è ovunque e giunge inaspettata anche all’interno di quel rifugio, proprio quando il principe decide di dare una festa verso la fine del quinto mese, mentre il flagello infieriva più rabbiosamente che mai nel principato.

Il principe Prospero volle regalare ai suoi mille amici rinchiusi con lui nella fortezza una festa, un grande ballo in maschera, di una magnificenza rara. Aveva preparato tutto con cura, allestendo appositamente sette sale di vari colori, nell’ultima ha posto un’enorme pendola che scandiva minacciosamente le ore.

Quando l’orologio cominciò a scoccare la mezzanotte, il ballo e le licenziosità si fermano. Tutti si guardano attorno con aria spaventata, aspettandosi qualcosa di insolito e terribile. L’attenzione cade su di una maschera, disgustosa e terribile, avvolta da capo a piedi in un sudario macchiato di sangue. Il principe fu percorso da un brivido, chiede a gran voce di smascherare l’intruso, ma nessuno osa toccarlo. La maschera rossa prosegue il suo cammino verso l’ultima stanza, rincorsa dal principe con la spada sguainata. Giunta nell’ultima sala, la figura si gira ed affronta il suo inseguitore, che con un grido disumano cade a terra, morto. Allora un gruppo di partecipanti si avventa e strappa il mantello allo sconosciuto. Con orrore tutti si accorgono che sotto non c’è alcuna forma tangibile.
Subito dopo la Morte rossa lì colpisce tutti, uno dopo l’altro, inesorabilmente. L’orologio cessa di segnare il tempo, i bracieri si spengono. La fortezza diventa così la grande tomba del principe Prospero, come imperituro monito ai “potenti”.

Morale: la Casta politica pensa di proteggersi chiudendosi dentro i palazzi del potere. Palazzo Montecitorio a Roma, palazzo Lombardia o palazzo Marino, a Milano, ne sono un bel esempio. L’isolamento non protegge dai rischi, ma crea più pericoli di quanto riesca in verità ad allontanarne. E’ più saggio stare in mezzo al popolo, la sola vera fortezza di difesa dai nemici.

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One Comment

  1. Alessandro says:

    Bella fantasia! Però la storia narrata nel Decameron è più realistica. I penso che chi stà al potere si salva sempre in qualche modo, a meno di una rivoluzione. Nessun grande cambiamento avviene senza spargimento di sangue. A meno che si ricuperi l’usanza medioevale che ha dato origine al verbo “defenestrare”, sempre che le finestre del parlamento siano ben alte!

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