La magistratura spagnola ha denunciato Mas. Processo alla Catalogna

di ELSA FARINELLIcatalogna francoforte

Sempre più in salita. Sempre più I magistrati spagnoli promuoveranno un’azione legale contro il presidente della Catalogna, Artur Mas, che ha portato avanti il suo simbolico referendum per l’indipendenza della regione malgrado un’ingiunzione di tribunale contro di lui.
Oltre due milioni di catalani hanno preso parte al voto del 9 novembre, che Mas ha organizzato dopo il blocco legale del governo centrale contro i suoi piani di indire un referendum vincolante e non ufficiale sulla questione nella stessa giornata.

Quattro reati a processo

Il procuratore generale della Spagna, Eduardo Torres Dulce, ipotizza i reati di disobbedienza, abuso d’ufficio, usurpazione di funzioni e malversazione di fondi pubblici nell’ambito delle indagini sulla consultazione non vincolante, alternativa al referendum sull’indipendenza, che si è  svolta il 9 novembre scorso in Catalogna. Lo si apprende da fonti giudiziarie citate dai media. Le accuse sono contenute in un rapporto trasmesso oggi dal procuratore generale ai 27 membri della Giunta dei procuratori, prima della riunione cominciata questa mattina per discutere della denuncia nei confronti del presidente della Generalitat catalana, Artur Mas.

La Procura Catalana però respinge

Per la Procura Superiore della Catalogna, territorialmente competente, non esiste invece una base a fondamento delle accuse nei confronti di Mas, della vicepresidente del governo catalano, Joana Ortega e dell’assessore all’educazione, Irene Rigau. La riunione della Giunta dei procuratori, che deve risolvere questo conflitto, si prevede lunga, secondo fonti giudiziarie. In ogni caso, la decisione della Giunta dei procuratori non è vincolante, in quanto l’ultima parola spetterà al Procuratore generale dello Stato, Torres-Dulce.

Intanto Rajoy non molla il colpo

E in questo quadro di tensione, ripicche e minacce giudizirie, il premier spagnolo Mariano Rajoy si è detto pronto a “dialogare” sulla questione catalana, ma non a mettere in discussione la sovranità nazionale o a trattare sul diritto all’autodeterminazione, non previsto costituzionalmente. Rajoy ha risposto in Parlamento alle richieste avanzate dal Partito Socialista di una riforma costituzionale in senso federalista, invitando il Psoe a “lasciar perdere gli slogan”; il premier ha poi confermato la visita in Catalogna fissata per il 29 novembre prossimo, senza tuttavia precisare l’agenda. Non è infatti chiaro se Rajoy incontrerà o meno il presidente regionale catalano, Artur Mas: al momento è infatti prevista unicamente la partecipazione ad un comizio del suo partito, il conservatore Partido Popular.

 

Cresce il fronte indipendentista

Nei giorni scorsi Rajoy aveva minimizzato l’esito del “processo di partecipazione popolare” sull’indipendenza catalana del 9 novembre scorso, insistendo sul fatto che due catalani su tre non sono andati alle urne. D’altra parte – non considerando un astensionismo tradizionalmente piuttosto elevato – il fatto che 2,3 milioni di persone siano andate a votare malgrado la consultazione fosse solo simbolica, in parte illegale e in condizioni logistiche non facili non è un dato trascurabile, così come il fatto che l’80% degli elettori si sia espressa a favore di uno Stato catalano indipendente. La tattica attendista di Rajoy non ha fatto altro che aumentare l’insoddisfazione dei catalani e rafforzare il fronte indipendentista, prima nettamente minoritario rispetto ai nazionalisti: di fatto l’opzione di uno Stato catalano proprio (anche se non necessariamente indipendente dalla Spagna) appare oggi maggioritaria.

E’ muro contro muro

A un anno dalle elezioni politiche e con i conservatori in forte calo nei sondaggi, tuttavia, difficilmente Rajoy potrà permettersi di mostrarsi debole o troppo conciliante agli occhi del suo partito e dei suoi elettori, eredi della destra franchista e ideologicamente fautori del centralismo. Questo renderà difficile lo sbocco più sensato della crisi, ovvero un negoziato che porti ad aumentare – soprattutto dal punto di vista fiscale – l’autonomia catalana pur senza arrivare all’indipendenza. Mas da parte sua cercherà di trasformare la questione da spagnola ad europea, ma può anche minacciare il ricorso anticipato alle urne per un voto plebiscitario, elezioni regionali dalle quali verosimilmente uscirebbe una maggioranza non solo nazionalista ma indipendentista: il che complicherebbe ancora di più la situazione per Madrid, esacerbando il muro contro muro e chiudendo la porta ad una soluzione di compromesso come ad esempio la riforma costituzionale proposta dal Psoe.

 

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