La Macroregione del Pdl e i rischi di un federalismo “omogeneo”

di DANIELE TRABUCCO*

L’idea avanzata a Verona, nel corso di un recente vertice del Popolo della Libertà e sostenuta dalla Lega Nord, di una Macro Regione dell’Italia settentrionale che coinvolga Lombardia, Piemonte e Veneto riporta alla mente, almeno parzialmente, un progetto del prof. Gianfranco Miglio dell’inizio degli anni ’90. Pur non entrando nel merito politico di un’iniziativa di questo tipo, va reso evidente un equivoco fondamentale. Come dimostrano i due Stati federali geograficamente più vicini all’Italia, Austria e Svizzera, nonostante la loro ridotta consistenza demografica e territoriale, sono rispettivamente articolati in 9 Länder e in 26 Cantoni. In altri termini, questi ordinamenti, per riprendere proprio il pensiero di Miglio, hanno colto il punto di forza di un vero sistema federale, ossia nella stabile e garantita “ripartizione delle competenze di governo fra una pluralità di comunità politiche territoriali, da una parte, e un’autorità federale dall’altra” (Cfr., G. MIGLIO, L’asino di Buridano, Neri Pozza, 1999). Nel caso della proposta pidiellina, invece, si cerca di condurre ad “omogeneità”, almeno sotto il profilo politico-istituzionale, le diverse realtà regionali che sarebbero coinvolte, con la conseguenza di irrigidire il carattere pluralistico che dovrebbe assumere un ordinamento federale che voglia davvero proclamarsi tale.

Inoltre, sebbene questa proposta sia costituzionalmente praticabile ai sensi dell’art. 132, comma 1, della Costituzione, che consente la fusione di Regioni esistenti (e i fautori del progetto hanno parlato di un’idea da portare avanti a Costituzione invariata e non con un’impronta marcatamente giacobina come in altri disegni di legge, ossia in assenza del coinvolgimento delle popolazioni interessate), mi pare non possa essere disgiunta da una riforma organica e complessiva della Parte II della Carta costituzionale. Si potrebbe obiettare che Palazzo Madama, in prima lettura, ha già deliberato una proposta di modifica costituzionale con l’introduzione del Senato federale. A riguardo, tuttavia, al di là del fatto che si tratta di una riforma non sistematica, lo stesso Senato non ne esce molto diverso da com’è oggi, poiché manca un’immissione delle entità sub-statali (Regioni ed enti locali territoriali) nei processi decisionali centrali, a nulla valendo l’attribuzione di funzioni tipiche degli omologhi organi presenti nei sistemi veramente federalisti, né la mera partecipazione di un “rappresentante di ogni Regione, eletto tra i propri componenti, all’inizio di ogni legislatura regionale, da ciascun Consiglio o Assemblea regionale” (art. 57, comma 4, del nuovo testo). Insomma, per dirla ancora con Miglio, non rattoppandolo, ma solo smontandolo per rifarlo in modo diverso, è possibile salvare lo Stato (sempre, aggiungo io, che lo si voglia salvare).

(*) Università degli Studi di Padova

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4 Comments

  1. Rinaldo C. says:

    Cerrtamente la macro regione dobbiamo solo proporla con un referendum di tutti i cittadini del Nord, e della Padania, chiedere a loro o a noi cittadini del nord, cosa vogliamo fare, per me è da accettare subito organizzando e raccogliendo firme a tutto il popolo del nord, sicuramente siamo tutti stanchi di proposte è ora di cominciare a muoverci, è inutile il peniero di Trabucco, l’Italia non sarà mai federalista, non interessa ai partiti politici che hanno aiutato Monti o si lotta per avere un nuovo stato federale con 9 land e moltissimi cantoni, perchè sicuramente quasi tutti gli abitanti del nord nel suo intimo lo vogliono, sono stanchi dello stato italia, dei politici italiani per cui è ora di scendere in piazza con tutti i gazebo della lega Nord e di altri movimenti di tutto il nord. Alziamo la voce di tutti noi, muoviamoci tutti insieme, siamo una moltitudine e sappiamo cosa vogliamo, la lega nord non deve parlarne con il celeste pirla, anzi è da cancellare e eliminarlo politicamente.

    Rinaldo

  2. silvia garbelli says:

    Però questo scenario di impossibilità ad attuare la cosiddetta macroregione sarà la scusante per l’ennesimo fallimento della nuova politica dell’attuale Lega, facendo perdere altro tempo.

    E’ tanto chiaro e lampante il ‘gioco delle parti ! E credo proprio di non potermi sbagliare…

  3. Fabrizio says:

    Non posso che concordate con Daniele Trabucco. Sono altresì certo che l’esempio citato con la svizzera e l’austria siano in questo caso illuminanti. Costituire una macroregione basata su una sudditanza amministrativa centralista ( rimarrebbe ancora in capo al governo centrale ) in quanto, solo con questa ipotesi potrebbe poi essere approvata da una maggioranza in parlamento, significa oltraggiare il federalismo. Da Veneto quale sono, mai e poi mai, appoggerei una iniziativa “furbesca” volta solo a soddisfare un interesse politico (come appare evidente dalla proposta ) piuttosto che popolare. L’Italia non è un paese federale e, per diventarlo, occorre una grande riforma costituzionale federalista. Questa politica e questii partiti, non potranno mai essere adatti a realizzare una riforma di tale portata.

    • Salice triestino says:

      Prima di tutto perchè non hanno capito veramente cosa significa federalismo. Però, ormai nel 2012 il binomio Italia-federalismo è diventato un ossimoro.

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