La Lombardia non insorge più, ha perso la memoria e le palle

di MARCELLO RICCI
Si immaginino le 5  Giornate di Milano oggi,  d’accordo dal marzo del 1848 d’acqua ne è passata sotto i ponti, non c’è più l’impero austro-ungarico, ma con una trasposizione fantastica temporale, come nei racconti di Borges,  si immaginino  gli stessi contrasti, affrontati dai cittadini di oggi. Nessuna barricata, nessuno scontro armato, forse neanche l’iniziale sciopero nell’acquisto dei sigari. Certamente comizi, forse qualche corteo, ma nulla di più. Ci si chiede, perché ? Cosa ha cancellato le rivolte? I presupposti ci sono, Roma Capitale ladrona è lì , la sua lupa anche, ma al posto dell’insorgenza c’è il mugugno, che a volte diventa urlo.cinque_giornate
Che è cambiato? Il tessuto sociale, e non si parla della cinese via Sarti. I milanesi non sono tali perché residenti, ma basta sentirli parlare per capire che tra napoletani, calabresi pugliesi …, i milanesi veri di molte generazione sono presenze da museo etnico. Chi si straccia le vesti o prende il forcone per difendere una terra che non gli appartiene, in cui si è trovato proiettato per ragioni diverse? E’ l’identità perduta o mai avuta. Certamente se la scuola insegnasse anche la storia del luogo e il dialetto, vera lingua madre, si potrebbe sperare in un diverso attaccamento al territorio; così non è e la ragione è nel fatto che deve essere cancellata ogni identità per favorire l’invasione di clandestini.  L’ Eurabia è il progetto di menti criminali.
(Marcello Ricci)

 

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5 Commenti

  1. mailander says:

    Mi scusi tanto, ma mi sarebbe piaciuto fare una bella “predica” sul titolo dell’articolo, pero’ forse possiamo rimandarcela alla prossima birra.
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    Credo, quel che il sig. Ricci non ha osato dire l’abbia detto il sig. Wolf…..
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    ma la sostanza non cambia: quella lì non ha la “S” maiuscola perche’ l’ha scritta l’ultimo arrivato, come diceva il sig. Gpaolo mi sembra.
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    Avevo anche detto che non siamo obbligati a legger quella che scrivono i vincitori o gli ultimi arrivati: abbiamo il dovere di leggere quella che abbiamo scritto noi, specialmente se l’abbiamo scritta col sangue.
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    Era quel lì il richiamo alle Cinque Giornate, mi pare.
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    Nel nostro caso secondo me gli ultimi arrivati sono i “leghisti” ad aver scritto ‘sta Storia. Malamente, ovvero politicamente corretta vale a dire scorretta. E questo vale anche per gli ex-leghisti salvo vistosa e ripetuta dimostrazione completamente contraria.
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    Ci state raccontando una “storia” come la raccontano loro, che ripetono quel che gli han detto di ripetere alle nostre auricole.
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    Che Milano (oppure Treviglio Atene Vicenza Padova Roma Londra Firenze Cuneo e Cantu’ Napoli Venezia Cartagine Saigon Kualalumpur) fosse stata un centro di “piccoli” gretti interessi economici e’ storia di tutte le citta’ di questo mondo.
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    E ci volesse taja’ la crapa per questo?
    Ma perche’ (?) non possiamo essere come tutti gli altri?
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    Cosa interessa (?) ai turisti un sig. Visconti se poi quel che trovano (che troviamo) in Citta’ e’ un castello Sforzesco cioe’ il castello che alla fine pretendiamo di ricordare per un sig. Sforza?
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    Stiamo forse pretendendo (?) che la Storia la fa l’una o l’altra “azienda leader” piuttosto che i fantaccini (o i palvesari) in una fangosa trincea?
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    Credo che il sig. Barbarossa comandasse l’esercito piu’ potente del mondo a quell’epoca, ed e’ letteralmente scomparso (scomparso) sul campo di battaglia, non davanti a un Visconti ma davanti a un tizio sconosciuto (ancora oggi) tra i tanti che stavan laggiu’ perche’ il destino aveva detto che bisognava starci.
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    E noi ci stavamo per Diana!
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    Federico Barbarossa giorni piu’ tardi arriva trafelato in Pavia spalancando l’uscio della cattedrale sotto gli occhi della moglie e di tutto il codazzo dei “crucchi” che stavano facendogli il “suo” funerale perche’ oramai disperavano di rivederselo tra i piedi.
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    Abbiamo fatto a pezzi l’esercito piu’ potente del mondo: chevvordi’ (?) “rivendicazioni indipendentiste” se non miseri slogan legajoli appiccicati “a posteriori” su cose di cui non conoscono una beata mazza?
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    Eppoi il resto (ce lo dite voi) sono occupazioni: per cui colle nostre “radici” non c’entrano un fico.
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    Quanto siano profonde lo sappiamo prima di tutto dallo screening genetico dei mitocondri femminili (60.000 years come minimo) se non proprio dal cromosoma ypsilon maschile (30.000 years) ma
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    soprattutto lo sappiamo da quel che la lingua originale oggi comunemente detta dialetto porta con se stessa (rivelandolo) nella parlata “incosciente” dei fantaccini dei contadini dei bambini e delle bambine che non hanno mica fatto fagotto quando arrivano le occupazioni…..
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    capirai che spavento, di regola gli “aborigeni” son sempre quei che restano sul posto dopo che e’ passata la buriana.
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    La Storia insegna che passa sempre una buriana.
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    Guardate pure a Venezia visto che avete tirato i remi in barca.
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    Non e’ che a noi ce ne freghi piu’ di tanto.
    Guardate, guardate pure.

    • mailander says:

      Mi pare che una delle utlime righe del mio papiro si debba leggere a questo modo:
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      La Storia insegna che la passa (sempre) una buriana.

  2. Schwefelwolf says:

    Il fatto che i milanesi (e lombardi in genere) siano “spariti” dipende – a mio avviso – oltre che dall’invasione sudista anche dalla mancanza di una Storia con la “S” maiuscola. Quel poco di Storia che può vantare la Lombardia (o il ducato di Milano) è sostanzialmente legato ai Visconti e non è proprio una stella di prima grandezza. In precedenza Milano era stata un centro di “piccoli”, gretti interessi economici, spesso uniti a presunte rivendicazioni indipendentiste (come ai tempi del Barbarossa). Il resto è storia di occupazioni, spagnole, francesi, austriache – per finire con calabresi, siciliani prima e marocchini e senegalesi poi. Dove erano le radici che si sono – in teoria – perse? Devono essere state radici poco profonde. Guardiamo invece a Venezia e al Veneto: tutta un’altra musica (ma anche un’altra “razza”). E lo dico (ammetto) da milanese…

  3. mailander says:

    Va bene, mi sembra una bella chiaccherata da Bar, mi piace: posso partecipare anchio?
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    Mi e’ piaciuto che la Stefania abbia ri-pubblicato l’articolo del prof. Umberto Eco perche’ vuol dire che vogliamo mettere in guardia dagli strafalcioni un po’ tutti i lettori.
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    Naturalmente come al solito Umbertoeco prende una cantonata solenne: ha parlato bene (anzi benissimo) ma poi ti consiglia gli strafalcioni wichipedofili che tutti sappiamo sono il non plus ultra de le “bufale” tanto e’ vero che il motore groog le te li mette sempre spaparanzati in prima fila.
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    Voglio dire che oggi colla Splendida Piccola Guerra alle Cinque Giornate di Milano nel 1848 stiamo rischiando anche noi la nostra bella cantonata.
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    La questione e’ proprio (ma non ce lo insegna il prof. Echo ultimo ‘rivato) quella di mettere i puntini sulle “u” o altrimenti si prendono cantonate ogni volta, ieri oggi domani.
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    Chiaramente sto’ parlando dei miei puntini, non ce l’ho mica col sig. Ricci o col sig. GPaolo, casomai ce-l’ho-col’Eco.
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    Allora, se il 95% dei Milanesi non sapeva e non gliene frega nemmeno oggi dove siano Torino Firenze Roma Casablanca Detroit e Timbuctu’ pero’ han fatto una Rivolta….. e’ evidente che la Rivolta aveva un senso. Per i Milanesi evidentemente.
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    E’ chiaro che se mi sbalio poi mi corigerete.
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    A quei tempi ed anche oggi alle famiglie interessava ed interessa soltanto arrivare a sera senza saltare la cena e a pochissimi interessava ne’ tantomeno interessa oggi cambiare padrone:
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    ho letto gli Atti di Governo di quell’epoca cioe’ Decreti e Proclami e Bullettini etc. etc. del Governo Legittimo della Lombardia (li ha pubblicati Pirola) ed in nessun caso si dice che si stesse combattendo per cambiare padrone ma per ammazzare quello che c’era….. e per fare la Repubblica.
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    Mi sono permesso in piu’ occasioni di esporre in luogo pubblico proprio questi documenti, nelle giornate appropriate, anche facendo spendere al Comune l’impresa di allestire l’esposizione per piu’ giorni,
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    ma non e’ necessario leggersi le copie che mi sono comprato coi danari miei: si trovano nelle Biblioteche pubbliche e si trovano pure sulle bancarelle dei libri usati, basta cercarle e comprarle e soprattutto leggerle, direi.
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    Voglio dire, son d’accordo che la storia la scrivono i vincitori ma non siamo mica obbligati a leggerla: dobbiamo leggere quella che abbiamo scritto noi (!) piuttosto di buttarla nel cesso, per poi leggere l’ultimo strillo wichipedofilo o televisionario del momento.
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    Lapalissiano.
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    L’articolo di Ricci mi piace perche’ corto. Ma devo trovare il tempo di leggerlo, prima.

  4. GPaolo says:

    Che senso aveva per i Milanesi fare una rivolta contro l’impero se il 95% delle persone non sapevano nemmeno dov’era Torino o Firenze. A quei tempi alle famiglie interessava solo arrivare a sera senza saltare la cena e a pochissimi interessava cambiare padrone. La storia la riscrive sempre l’ultimo arrivato nel bene e nel male!

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