La Lombardia è diventata una “palude” come Roma

di ROBERTO BERNARDELLI*

Che barba, che noia. Tutto ruota attorno alle solite cose, in Italia. E purtroppo anche al Nord. Apprendiamo che i sostenitori di Silvio Berlusconi si sono dati appuntamento per dargli solidarietà dopo la condanna nel processo Ruby. Con tanto di palchetto e microfono pronto per dare la parola al vate. Ma chi se ne frega. Perché non si va più davanti alle fabbriche, piuttosto, a manifestare contro la condanna alla disoccupazione? Il berluscocentrismo di cui soffre il Paese, incapace di avere un altro leader del centro destra, e soprattutto di avere un centrodestra, colpisce ancora. La politica ruota solo attorno alle presunte mutande?

Di quello che ha fatto a casa sua il Cavaliere non frega niente a chi perde il posto, a chi paga e chiude bottega, non interessa proprio a nessuno, a parte le procure. E’ come essere fermi ancora a Mani pulite, a quell’ictus della politica e delle istituzioni da cui nacquero nuove forme di partito, movimenti, ma poi tutti ricomposti nella pacificazione della nuova spartizione. La storia è ferma da 20 anni. L’economia è ferma da quasi 40, come dice l’Istat sui dati della disoccupazione. E siamo capaci solo di erigere piccoli templi ai vitelli d’oro delle vecchie glorie politiche.

Fortuna che c’è Enrico Letta, che ci annuncia che “La politica interna italiana ha i suoi problemi. Ma giovedì mattina incontrerò la cabina di regia della maggioranza e sono convinto che in questi 60 giorni, come sempre, risolveremo i problemi che ci sono, con atteggiamento costruttivo e attento alla soluzione dei problemi”.

Quanto ci fibrillano le mani, Letta.  Verremmo noi a risolvere i problemi interni, portando all’esterno i ministri, accompagnandoli nei mercati, alle poste, a ritirare le pensioni. Venghino, che gli spieghiamo cos’è la fame della gente, la mensa per i padri separati, venghino che li portiamo in tribunale al processo rinviato di Schettino per lo sciopero dei “poveri” avvocati”. Poveri noi. Da qualche parte si dice “solo ciacole”. Chiacchiere, sì.

E se a Roma chiedono le verifiche, non è che qui in Lombardia ce la passiamo meglio. Già la Cisl aveva detto: ma insomma, che avete fatto? Adesso, e sono cavoli, la verifica di maggioranza, guarda un po’, la chiede il Pdl a Maroni.

“Agli alleati della Lega e al presidente Maroni, il gruppo Popolo della Libertà chiede di passare più rapidamente dagli annunci alle attuazioni effettive delle decisioni che il difficile contesto economico-sociale richiede”, si legge in una nota diffusa dal gruppo. E hanno ragione. Il verbo politico declinato sempre al futuro alla fine stanca, stomaca. Il faremo è un gioco che non intorta i lombardi, che non si fanno incantare dall’avvenenza mediterranea delle segretarie.

In Lombardia, non è ancora accaduto nulla. Ci ripetono che siamo una macroregione. Che il Prodotto interno lordo spinge l’economia delle piccole patrie, che il Pil più forte è quello di popoli e regioni d’Europa. Che il Pil di Piemonte, Lombardia e Veneto è di 650 milioni di euro e un miliardo e 567.851.000 euro quello d’Italia. E quindi? Sappiamo che l’area padano alpina è omogenea con la nostra macroregione di carta per scolarità, economia, sistema assistenziale, sviluppo delle imprese, leggiamo che il percorso del nuovo leader leghista, come scriveva il Corriere, era questo: “Il Carroccio tra Po e Baviera” o, come scriveva Repubblica, “Il Nord padano si scopre il Sud della Germania”. Scrivevano, Panebianco e Diamanti, questo a patto che la Lega diventasse partito territoriale, come tanti che ne esistono in Europa.

La cabina elettorale però ha detto altro, un’amministrativa dietro l’altra, politiche comprese. Di territoriale ci sono le poltrone, gli annunci, i proclami, e le verifiche di maggioranza. La Lombardia come Roma? Dire “via da Roma” era inutile, bastava infatti spostare lo stesso pacchetto vacanze dove ci govervano il territorio, nella palude padana che ricrea l’esatto umido habitat. Papatacci, zanzare, animali da stagno, pescegatto.

*presidente Indipendenza Lombarda

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2 Comments

  1. max says:

    Signor Bernardelli la critica è libera e giustificata ci mancherebbe altro,ma le vorrei far notare che non ricordo a memoria che nessuno e dico nessuno di voi ex-deputati,senatori,consiglieri regionali,sindaci,e chi ne ha più ne metta compresi gli attuali poltronari lombardo-romani,si sia mai in 25 anni interessato di contratti,stipendi,pensioni dei lavoratori privati,ve ne siete fottuti altamente.
    Anzi per paradosso quando eravate nel governo Berlusconi 1,avete firmato immediatamente l’aumento e la firma dei contratti pubblici,come del resto avviene alla nomina di ogni governo.
    La vostra preoccupazione erano le partite iva,infatti tutti i pirla delle fabbrichette,artigiani e via di questo passo correvano alla corte della lega per vedere se la possibilità di non pagare le tasse era veritiera,peccato che fosse una balla megagalattica.
    Dispiace ma l’amara verità è che fondamentalmente non ve ne fregava nulla e questi sono i risultati.

  2. Nazione Toscana says:

    C’è gente che il proprio leader non lo abbandona mai, soprattutto nel momento della difficoltà.
    C’è gente che, invece, il proprio leader lo infama tuttora dopo averlo abbandonato proprio nel momento della difficoltà.
    I risultati si vedono.

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