La Lombardia deve seguire la via catalana: unire le forze. C’è la volontà politica?

di GIULIO ARRIGHINICatalognaLombardiaVerticale

In una recente intervista,  Artur Mas, presidente della Generalitat catalana, ha avvisato che stanno per arrivare ore storiche. C’è il rinnovo del Parlamento di Barcellona, ovvero un referendum di fatto che cercherà di tradursi in plebiscito per la secessione da Madrid.

Conversando con La Stampa, di recente Mas ha affermato che per raggiungere l’obiettivo più volte tentato e ostacolato, “per rispettare le legge utilizziamo l’unico strumento che abbiamo: le elezioni. Abbiamo formato una coalizione di partiti diversi che vogliono l’indipendenza, se vinceremo allora andremo avanti con il processo di separazione dalla Spagna”. La via democratica ma anche e soprattutto la via della coalizione, delle alleanze tra diverse anime.

Mas spiega che se potesse, voterebbe un referendum, “come quello scozzese o quello che per due volte si è celebrato in Québec. Madrid prima ci nega di votare, com’è successo lo scorso 9 novembre, e poi ci dice che vanno contati i voti, è curioso. Non hanno considerato che l’80 per cento del parlamento catalano vuole un referendum”…  Da qui l’importanza del voto del 27 settembre, soprattutto dopo reiterati tentativi di collaborazione finiti nel nulla. La Catalogna, dice Mas, ha collaborato per l’entrata nell’Ue, per l’ingresso nell’euro. “Ma poi non siamo mai stati ascoltati. La storia dello statuto catalano è indicativa: il governo Zapatero lo ha scritto dopo lunghi negoziati, un referendum lo ha approvato e poi il tribunale costituzionale ne ha cancellato gli articoli principali. È finita che avevamo meno autonomia di altre comunità spagnole. Potevamo rimanere quelli di sempre, ma voleva dire accettare l’immobilismo”. Da qui, la scelta, criticabile o meno, di costruire una piattaforma autononista-indipendentista, per ottenere la maggioranza dei voti, vincere le elezioni e aprire il processo di autodeterminazione.

Rischio di autoesclusione dal processo economico? Neanche per idea. “Ricordo che si diceva lo stesso della Scozia: se avesse vinto il sì sarebbe rimasta fuori dall’Unione. Ma si sa per certo che è vero il contrario e la stessa Londra aveva già chiesto di ammettere la Scozia. In Catalogna ci sono centinaia di grandi imprese europee, qui vivono 300 mila stranieri. Siamo 7 milioni e mezzo di cittadini europei, conviene a qualcuno, a cominciare dalla Spagna, lasciarci fuori dall’Unione? L’Ue è sempre pragmatica”. Chi lascerebbe fuori la Lombardia? O il Veneto? Cadrebbe il paese.

“Di Cameron voglio ricordare queste parole sulla Scozia: “Avrei potuto impedire il referendum, ma sono un democratico”. Il punto è questo, è un fatto di democrazia”.

Ma ecco il punto chiave:  “Il nuovo parlamento farà una dichiarazione formale, si cominceranno a creare le strutture del nuovo Stato. A quel punto tenderemo la mano a Madrid per cominciare un negoziato”.

La Lombardia è indietro di almeno una generazione in questo processo di libertà, ma ha lo spazio per rivendicare sia autonomia che per aprire un negoziato, per trattare. Ha le forze. E oltre alla Lombardia c’è il Veneto. Esiste la volontà politica per agire su queste leve? E’ l’unico interrogativo, e se vogliamo, il solo dubbio che ci poniamo. “Non stiamo chiedendo la Luna, afferma Mas”. Appunto.

Segretario Indipendenza Lombarda

 

 

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1 Commento

  1. Marco says:

    C’è la volontà politica? NO. Ma tutto serve per non lavorare.

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