La libertà di stampa non esiste perché non esiste più il lavoro di giornalista. Cosa state tutelando?

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di STEFANIA PIAZZO – Marce, commemorazioni. Fiori. Ci stanno, per ricordare chi è morto perché la mafia o il terrorismo l’ha ucciso. Ma che senso ha celebrare la libertà di stampa quando il mestiere di giornalista sta sparendo? La gente si accontenta di leggere le notizie sui social. O sui blog. Poi ci si scandalizza se dilagano le fake news, le notizie false, i siti patacca, l’informazione di qualità sotto lo zero. La gente è felice di sapere che i giornali chiudono perché così “imparano a rubare i soldi pubblici”.  Magari se ne parlasse, magari si aprissero i libri contabili degli editori! Guardate il caso del Sole24Ore ma senza andare lontano di alcuni giornali di partito che utilizzavano i contratti di solidarietà pagati dall’Inpgi spostando poi il personale in altre testate, gratis, senza tirar fuori una lira. Sono quelli che si vantano di fare i giornalisti di mestiere. A casa nostra si chiama truffa all’ente previdenziale.

O che dire di quegli editori che nella causa di lavoro riconoscono davanti al giudice il danno arrecato al giornalista e lo pagano, a patto però lui rinunci alla tutela legale nei processi che ha in corso per aver difeso le idee di quella linea editoriale? Editori di partiti che vogliono liberare il Paese. Liberiamoci di loro, e si fa prima!

La libertà di stampa non c’è più ed è comatosa semplicemente perché hanno azzerato gli aiuti all’editoria, in un campo in cui si svolge un pubblico servizio come la sanità pubblica, i trasporti pubblici. La libertà di opinione e stampa è garantita dalla Costituzione. Ma nessuno ne vuole più sostenere i costi. Sarebbe come dire agli ospedali o ai treni o alla scuola: state in piedi solo se vi pagano la pubblicità. Siamo seri. L’informazione è democrazia, averla massacrata così è la fine di tutto. La degenerazione di ogni cosa parte da dove puzza la testa.

Glissiamo poi sul’obbligo dei crediti formativi presso l’Ordine dei giornalisti. Cosa difende l’Ordine? Ha mai fatto pulizia del web dove dilaga il falso giornalismo mentre i giornalisti veri cooptati ai corsi di formazione se non si attengono alla regolina dei 20 crediti annuali subiscono sanzioni? E dove vive il sindacato, che non apre bocca su nulla ormai? Oltre a mandare a casa il cedolino per il rinnovo per la tessera? Che miseria.

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2 Comments

  1. ingenuo39 says:

    La libertà di stampa non c’è più ed è comatosa semplicemente perché hanno azzerato gli aiuti all’editoria? Penso che un imprenditore per fare impresa (seria) ed essere libero, debba affidarsi alle sue capacità imprenditoriali e non da aiuti che quando arrivano, pochi o tanti, sono sempre lesivi alla libertà. Penso che per riconquistare i lettori gli editori debbano impostare campagne di informazione seria, contestazioni verso le illegalita, amministratori del bene pubblico incapaci, ecc. ecc.. Se non succede una cosa del genere, il motivo per aquistare i giornali è solo per vedere i necrologi e gli oroscopi. Senza cattiveria.

  2. giancarlo says:

    Fare i giornalisti da tanti anni qui in italia è diventato un lavoro subordinato e sottomesso.
    Se i giornalisti potessero fare il loro mestiere senza alcun condizionamento allora potremmo avere un giornalismo libero, democratico e senza censure o condizionamenti politici o economici.
    Sono sempre stato contrario al finanziamento pubblico dell’editoria perché andava a regalare denaro a editori fasulli, scusatemi volevo dire imprenditori interessati all’editoria solo per curare i propri interessi a livello personale e nulla più. Se i giornali dovessero stare in piedi solo con le vendite…….molti avrebbero già chiuso i battenti.
    Ma, si dimentica che quando c’è veramente libertà esiste la possibilità di avere giornali che vendono perché scrivono quello che pensano, ma soprattutto per quello che scoprono.
    Fare il giornalista vuole dire muovere il culo dalla scrivania più spesso che starne seduto. Vuole dire andare personalmente a cercare notizie, prove e quant’altro per poter scrivere articoli che altri non sarebbero in grado di fare. E’ quasi un detective il giornalista. E’ quello che si trova sul luogo del delitto un secondo dopo l’arrivo della polizia e via dicendo e talvolta addirittura scopre prima di tutti delitti, altrimenti rimasti nascosti, di qualsiasi tipo o genere.
    Oggi in italia fare il giornalista è diventata una passione per chi ci crede veramente e i guadagni sono quasi sempre molto scarsi perché fuori dal coro generale e dal pensiero unico.
    Chi invece lavora nei grandi giornali italiani sono giornalisti che hanno rinunciato a fare i giornalisti ma fanno unicamente i professori di italiano ( talvolta male) e scrivono solo quello che la linea politica del giornale ha dettato come imput obbligatorio.
    Non compro più giornali da diversi anni, ma leggo solo quelli on line e specialmente quelli che hanno il coraggio di scrivere quello che gli altri non scrivono.
    Diverse domande salgono dall’anima di chi vorrebbe un giornalismo puro e libero.
    Ma perché nulla i smuove su questo fronte ? Perché anche grandi organizzazioni mondiali non denunciano in quale stato è stato ridotto il giornalismo. Perché i giornalisti stessi non si ribellano e chiedano di poter fare il loro mestiere secondo etica professionale ed onestà intellettuale ? Perché i parlamenti non legiferano in favore della libertà di espressione dei giornalisti sui giornali ed impediscano ritorsioni o querele se non su fatti calunniosi o notizie false o palesi conflitti di interesse ??
    Perché i giornalisti non scioperano contro le morti e gli arresti di giornalisti che avvengono continuamente chiedendo quanto sopra già detto???
    ‘?”
    WSM

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