La lezione delle Elezioni-fantasma di domenica scorsa per i Consigli metropolitani

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di DANIELE VITTORIO COMERO – Il dato politico nazionale è che i sindaci cinquestelle di Torino e Roma, nonchè De Magistris a Napoli, non hanno una maggioranza nei rispettivi consigli metropolitani, mentre i consigli metropolitani di Milano e Bologna si confermano a guida PD. Questi sono i risultati emersi dagli scrutini del voto metropolitano di secondo livello di domenica 9 ottobre.

Però, se è vero che i grillini romani e torinesi non hanno una maggioranza predefinita, è anche vero che hanno ottenuto un peso enorme nei consigli metropolitani di Torino e Roma, pari o superiore al PD, che invece ha impiegato anni a costruirsi una base diffusa a livello territoriale.

Questo è il frutto acerbo del sistema ponderato della legge Delrio, che fa da moltiplicatore, con effetti collaterali che sono da tenere bene a mente quando si tratta di sistemi elettorali in vario modo manipolativi. Come sono la riforma Delrio e l’Italicum.

Da un punto di vista governativo il voto “fantasma” si è svolto senza intoppi o fastidiosi clamori. Peccato che nessuno sappia niente dei programmi, dei candidati e delle liste che si sono presentate. Si è visto che gli addetti ai lavori hanno potuto lavorare indisturbati a costruire con calma il risultato delle elezioni a tavolino, per non avere dopo il voto sorprese sgradite.

Un chiaro esempio di come sarà fatto il futuro Senato della riforma Boschi. L’unico grosso risparmio è sulle idee: tutte conservate gelosamente nei cassetti.

A Milano i grandi elettori votanti sono stati 1.510, su un totale di 2.025, per le elezioni di secondo grado del consiglio metropolitano.

I risultati elettorali confermano la situazione di due anni fa: la lista C+, composta da PD con pezzi di SEL e ex arancioni, mantiene i suoi 14 seggi su 24, la Lega conferma i 2 seggi che aveva, la lista Civica Città dei Comuni scende da 2 a un seggio, entrano per la prima volta i grillini con un seggio. Sotto questa apparente stabilità si cela un profondo ricambio, di persone e di impostazione politica. In pratica si è visto che il voto è stato giocato sulle reti di appartenenza all’interno dei partiti.  Sono cambiati moltissimi eletti, con poche riconferme. Hanno contato i voti pesanti dei 48 consiglieri milanesi, che in parte si sono defilati dalla partita metropolitana, lasciando spazio ai politici del “contado”, almeno nel centrodestra milanese.

Affaritaliani.it sostiene che il vincitore politico in Forza Italia è il consigliere regionale Mario Mantovani, che ha ripristinato tutta la sua ramificata rete sul territorio, in pratica stoppando qualsiasi rinnovamento. “E’ un bel risultato, perché abbiamo confermato lo stesso numero di amministratori, come lista, dell’altra volta, però senza Fratelli d’Italia. Lo dico da coordinatore di Forza Italia. A livello personale è chiaro che la soddisfazione più evidente è che Vito Bellomo, senza avere il sostegno di nessun consigliere comunale di Milano è arrivato primo tra tutti i consiglieri metropolitani”, spiega ad Affaritaliani Luca Squeri, uomo di Mantovani su Milano.

La Lega Nord, che ospitava nelle sue liste anche dei larussiani, porta a casa due posti: uno per Massimiliano Bastoni l’altro per il sindaco di Parabiago Cucchi, che soffia il posto al battagliero sindaco di Opera Ettore Fusco. Alla fine, l’operazione d’imbarco di politici di Fratelli d’Italia in Lega non ha prodotto voti aggiuntivi.

Il Movimento 5 Stelle riesce ad entrare con il suo capolista Marco Carrettoni, giovane ingegnere consigliere a Sedriano.

I Civici della lista Città dei Comuni ottengono un solo consigliere e passa Braga Alessandro, consigliere a Inzago, sostenuto dal voto pesante dell’esponente storico della sinistra milanese Basilio Rizzo. Fine del progetto politico trasversale che era nato nell’estate del 2014 con Biscardini, Cappato, Croci e Bertani.

Nel centrosinistra emerge Francesco Vassallo, sindaco PD di Bollate, arrivato secondo senza aiuti dal Palazzo che domina la piazza della Scala.

Dopo il voto arriva la caccia ai posti. Adesso nei nuovi consigli metropolitani di Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli si aprono le lotte per gli incarichi di vice sindaco metropolitano, nonché per quelli di consigliere delegato, che sono come degli assessori metropolitani.

Entro fine ottobre le prime riunioni dei Consigli metropolitani, con le presentazioni delle squadre di governo. Si spera che dopo l’assalto ai prestigiosi incarichi, che sono a titolo gratuito, come prevede la legge Delrio, non ci siano alibi e spazi per il lamento rituale “lavoro a gratis, non ho tempo, come posso fare, mancano i soldi...”

 

 

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