La legge Fornero è costata all’Inps 34 milioni

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“Sarebbe paradossale che il confronto in atto fra governo e sindacati sulla flessibilita’ in uscita si concludesse ancora una volta con interventi estemporanei e parziali”. Lo sottolinea il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nella relazione al rapporto annuale, dopo aver osservato che “da una parte l’uscita flessibile e sostenibile puo’ permettere a molte persone che volgono verso la fine della loro carriera lavorativa di dedicare piu’ tempo alla loro famiglia, dall’altro puo’ facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani”.

L’Inps documenta “le conseguenze del brusco innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione imposto sul finire del 2011 dalla legge 214. Secondo le nostre stime, questa riforma attuata nel mezzo di una pesante crisi finanziaria potrebbe avere ridotto in modo consistente le opportunita’ di impiego per i giovani perche’ imprese con vincoli di liquidita’ si sono trovate di colpo a dover trattenere lavoratori che erano in procinto di ritirarsi dalla vita attiva, dunque spesso demotivati. Le conseguenze sull’occupazione giovanile di queste mancate uscite sono ancora piu’ evidenti nel pubblico impiego”.

Non solo, prosegue Boeri: “I correttivi sin qui apportati per stemperare le conseguenze di questo blocco, a partire dalle 7 salvaguardie, appaiono molto costosi e inadeguati. Le salvaguardie hanno eroso fino a un sesto dei risparmi conseguiti dalla riforma del 2011 e questo senza contare gli alti costi amministrativi di queste misure sia a livello centrale che sul territorio. Stimiamo che queste operazioni abbiamo assorbito 181 posizioni a tempo pieno per un anno, distogliendo il personale dell’istituto da altre attivita’, con un costo ombra di quasi 34 milioni di euro”. Per Boeri quindi bisogna discutere “di uscita flessibile definendo opzioni che siano al contempo chiare a chi dovra’ scegliere e neutrali rispetto al debito pensionistico

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