LA LEGA FA QUADRATO INTORNO A BONI. GHEZZI SCARICATO?

di GIANMARCO LUCCHI

”Bossi ha detto che siamo tranquilli, anche io conosco Boni e come Bossi ho piena fiducia in lui”. Cosi’ Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, fa il punto sullo ‘stato d’animo’ del Carroccio di fronte all’inchiesta per presunta corruzione che sta travolgendo Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia. Borghezio si e’ detto convinto che non ci sia ”nessun danno di immagine” per la Lega, dal momento che ”il danno di immagine c’e’ quando la Lega fa errori, ma grazie a Dio non e’ questo il caso”. Al massimo, ha insistito arrivando al quartier generale di via Bellerio, ”l’errore lo commette chi fa queste indagini su una persona che merita fiducia. La Lega e’ severa con tutti e prima di tutti lo e’ con se stessa, e fa bene ad esserlo, ma un conto – ha concluso – e’ indagare, un conto e’ provare”.

Toni non di attacco frontale all’opera della magistratura sono venuti anche da Roberto Castelli che, colloquiando con i giornalisti al termine del vertice svoltosi nel tardo pomeriggio in via Bellerio, ha voluto escluder eil “complotto” e ha parlato più della possibilità che le “Procure possano prendere cantonate”. L’ex Guardasigilli ha poi confermato che, dall’analisi dei bilanci effettuata insieme al collega Stiffoni, non risulta un euro entrato nelle casse della Lega riconducibile alle persone coinvolte nell’inchiesta.

Il Carroccio, dunque, fa quadrato intorno a Davide Boni, confermando la propria fiducia al presidente del Consiglio regionale della Lombardia, ed evita di appesantire i toni nei confronti dei magistrati. Boni, poi, ha fatto sapere che riferirà sulle vicende contestate al Consiglio regionale nella seduta di martedì prossimo.

La posizione assunta dal vertice leghista è del tutto conseguente a quanto deciso ieri da Bossi, quando il Senatur aveva detto no alle dimissioni che Boni sembrava intenzionato a rassegnare. Se oggi la posizione fosse stata ribaltata, con un Boni dimissionario, l’immagine diffusa sarebbe stata quella di un partito che in qualche maniera confermava i sospetti sui comportamenti del proprio esponente. Evidentemente il politico lombardo, nel segreto del consesso di via Bellerio, deve essere stato anche convincente nel riaffermare la propria estraneità ai fatti contestati.

La Lega perciò si compatta intorno a Boni e questa sera appare ancora più dissonante l’intervento della mattinata da parte del sindaco di Verona Flavio Tosi che aveva auspicato un passo indietro da parte del collega di partito. Ma forse in quella uscita c’era anche il tentativo di “soddisfare” in qualche maniera la parte della base leghista più frastornata dalle notizie degli ultimi due giorni e che si sarebbe aspettata da Boni almeno le dimissioni dalla presidenza del consiglio regionale.

Più sorprendente, rispetto al comportamento leghista, appare invece l’uscita del segretario del Pdl Angelino Alfano che, dopo aver sentito Umberto Bossi al telefono, ha dichiarato: «Se viene dimostrato che c’è un attacco politico alla Lega, noi dobbiamo sostenerla. È un nostro alleato». Strana la cosa perché solo qualche giorno fa lo stesso Alfano, in una intervista al settimanale Chi, aveva in pratica liquidato l’alleanza con la Lega praticamente finita. Si vede che quell’uscita così netta non era piaciuta a Berlusconi. E comunque nel partito di Berlusconi deve esserci parecchia confusione in atto se un esponente di primo piano come l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini ha invece espresso l’auspicio di un’autosospensione da parte di Boni.

Il vertice di ieri in casa leghista ha invece deciso di rimuovere Dario Ghezzi, il portavoce di Boni, anche lui indagato, dall’incarico di commissario del Carroccio a Pavia. In questa mossa c’è già chi intravvede la strategia di difesa: se passaggio di soldi effettivamente c’è stato, esso è avvenuto ai livelli sottostanti, per leggerezza e colpa di qualche collaboratore che ha tradito la fiducia, senza che il politico di primo piano coinvolto nell’inchiesta ne sapesse nulla.

 

 

 

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4 Comments

  1. batwoman says:

    Eppure è semplice. a) i commissari sono rimossi quando si va a elezioni del segretario.
    b) il pdl non è confuso, è solo diviso. Mentre per un leghista perdere le elezioni amministrative può essere strategico, perchè i leghisti hanno una visione complessiva della battaglia, (e pensano che spesso è meglio avere dei consiglieri comunali all’opposizione piuttosto che averli in maggioranza ma con le mani legate) per loro che sono individualisti e giocano ognuno per sè, e hanno i consiglieri comunali che quando perdono spariscono, è quanto di peggio possa capitare.
    Il Pdl è diviso fra i ciellini formigoniani e gli alfanini.berlusconiani.
    i cielllini volgiono il controllo del pdl e sono dipsosti a tutto, gli alfanini invece pregano ancora la lega nord di tornare sui suoi passi.

    Un’altra paura degli alfanini berlsuconiani è di ritrovarsi formigoni a roma a pretendere un ministero.

    • batwoman says:

      Ma guarda… Ho sbagliato e ho scritto Berlsuconiani ine
      ce di Berlusconiani. Sembra una parolaccia molto volgare, ma non era mia intenzione. Potreste correggere?

    • Ferruccio says:

      I segretari democraticamente eletti con il 75% dei voti dei militanti abituati a camminare con la spina dorsale dritta vengono commissariati su ordine dei CAPIBASTONE di VIA BELLERIO….In lega si trova sempre qualche CIALTRONE dispostoa questo…..vero CALDEROLO ????

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