La Lega è morta, il leghismo è più vivo che mai

di ALTRE FONTI

Questo editoriale appare oggi su La Stampa a firma di Michele Brambilla.

Nessuno parla più della Lega. Quando si fanno ipotesi su come andrebbe a finire in caso di elezioni in primavera, tutti si chiedono se un Pd di Renzi potrebbe vincere da solo, se Grillo farà il bis, se Berlusconi compirà l’ennesimo miracolo, se il Nuovo Centrodestra morirà in culla o risulterà determinante. Ma nessuno, appunto, parla della Lega.

Quando se ne parla, se ne parla come di roba da Storia illustrata. Infatti nei giorni scorsi sulle prime pagine dei giornali la Lega è sì tornata, ma c’è tornata appunto per vicende passate: il processo contro il cerchio magico, il tesoriere infedele, la laurea finta del Trota. Fatterelli, o misfatterelli, un po’ provinciali, in fondo la prova del mesto tramonto di un’epopea durata anche troppo. Soprattutto la scomparsa dalla scena politica di Umberto Bossi – che della Lega era non solo il fondatore, ma anche l’unico vero leader – fa pensare che una stagione sia finita per sempre.

Tutto questo è innegabile. Ma comporta il rischio di una grave sottovalutazione politica.

Il rischio di non vedere che, se la Lega è morta, il leghismo è più vivo che mai. Per leghismo non intendo un progetto politico, federalista o secessionista che possa essere, ma la rabbia del Nord. Una rabbia che è ancora più forte di quella sul cui fuoco poté soffiare, ormai quasi trent’anni fa, l’allora politico da bar Umberto Bossi e, ancor prima di lui, l’orgoglio veneto che diede vita alla Liga. Allora infatti si recriminava contro l’occupazione dei meridionali nelle scuole e negli uffici pubblici, contro l’arrivo dei primi immigrati, contro Roma ladrona e sì, certo, anche contro le tasse e la burocrazia: ma non c’era, ad aggravare tutto, la drammatica crisi economica di oggi. Il Nordest era in pieno miracolo, e la Lombardia il Piemonte e la Liguria erano sempre e comunque il triangolo industriale d’Italia.

Oggi, chi uscisse dai Palazzi della politica (per Palazzi intendendo anche l’astrazione di molte analisi giornalistiche) e incontrasse gli imprenditori (grandi, medi e piccoli) del Nord – ma anche i professionisti, gli artigiani e pure molti lavoratori dipendenti a rischio disoccupazione – si accorgerebbe che la crisi ha acuito a dismisura il rancore contro Roma e contro l’Italia, più che mai ritenuti capitale corrotta e Nazione infetta, o come minimo inetta.

Lunedì sera, a Milano, c’è stata una cena con Maurizio Lupi e un centinaio di imprenditori. A un certo punto uno di questi imprenditori si è alzato e ha detto: «Caro ministro, la mia azienda ha un carico fiscale di quasi il settanta per cento. Sa che c’è di nuovo? Che con il mio socio abbiamo deciso di aprire un’altra fabbrica in Svizzera, dove produrremo le stesse cose e risparmieremo fin da subito il venticinque per cento di tasse». Tutti i presenti hanno dimostrato di pensarla così, e il problema è che nessuno stava contestando Lupi, al quale anzi riconoscevano buone idee e buona volontà. Il problema è che ormai questo mondo pensa che, anche se c’è un ministro che dice cose giuste, non lo faranno lavorare. Il problema insomma è una sfiducia insuperabile in un sistema che stritola le migliori persone e le migliori intenzioni.

Anche un mese fa, a Verona, all’assemblea della Confindustria provinciale, ho sentito discorsi del genere. E quando, la scorsa settimana, sono stato nella Bergamasca per raccontare una storia di «nero» depositato in banca, ho sentito quanto gli imprenditori siano solidali con chi fa appunto «il nero». E badate bene: se è vero che la furbizia e l’egoismo non sono estranee a queste inclinazioni, è vero pure che sarebbe miope non cogliere anche una giusta esasperazione per un carico fiscale al di là di ogni confronto internazionale («Quest’anno chiudo in perdita, perché devo pagare l’Irap?», mi ha detto uno) e per una burocrazia che rende quasi impossibile l’apertura di una nuova impresa.

Non sappiamo chi raccoglierà, nelle urne, i frutti di questa rabbia: probabilmente nessuno. Ma non è questo, comunque, l’aspetto che deve preoccupare la politica. L’aspetto principale è che il declino della Lega non deve illudere: al Nord c’è qualcosa di più profondo di una protesta, c’è una voglia di andarsene. E una rabbia che non è più contro i politici, ma contro lo Stato, il che è molto peggio.

da: www.lastampa.it  di Michele Brambilla

 

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27 Comments

  1. egenna says:

    Sempre incinta le “mamme” di sx,povera italia…

  2. cristiano says:

    in tutti i partiti e movimenti italioti c’è il marcio da estirpare,anche nella lega si sono fatti errori ma non per questo si deve smettere di credere in un nord libero dal Grande Parassita. è una cosa ,questa che non si ottiene in poco tempo(vedi scozia).Se non si lotta e non si continua a promulgare il pensiero indipendentista,al di là di tutto,allora non ci si crede. è questo il momento per alzare la voce e farsi sentire,in molte nazioni europee tira brutta aria per il pensiero “finto-democratico”.la pseudo sinistra italiana è nel caos e si auto- estingueranno da soli in mille rivoli ,molte idee radical-chic si stanno rivelando per quello che sono e molti italiani sono stanchi di essere succubi di uno stato in bancarotta e lontano dalla realtà. RIVOLTA FISCALE E NORD LIBERO.

  3. L'incensurato says:

    Quando si vuole far passare un messaggio “controcorrente” basta darlo per assodato. La busiarda tenta questa disperata mossa de “la certa scomparsa della Lega Nord e del suo leader unico,certissima” anzi probabile. Un argomento retorico che i copywriter americani hanno abbandonato da anni ma che resiste nella mente dei calabresi direttori de La stampa.

  4. Gianfrancesco says:

    finchè c’è italia daremo battaglia… se ne è accorta anche la Stampa!

  5. carla 40 says:

    Certo che i padani non hanno la furbizia dei pelasgici, altrimenti non ci sarebbe da parte di nessuno il desiderio di INDIPENDENZA E SECESSIONE. Il canone rai l’ho disdetto, regolarmente, da parecchi anni.

  6. luca says:

    L’indipendentismo è nato morto…

  7. dani says:

    Come si può pensare che tipi del calibro di Cota,Leonka Gordo, Tosi o i Bellerio boys che si presentano a lavoro dopo pranzo rappresentino il famoso nord produttivo e i suoi imprenditori?

    Della Lega si parla ancora in realtà ma in circostanze poco edificanti come il raduno di barbuti organizzato lunedì dagli amici calabresi di Salvini a Milano a cui ha partecipato il Ghota dell’estrema destra duosiciliana della Lombardia.Non è elegante citare un altro giornale,ma il link che segue può aiutare a capire bene a cosa si sia ridotta la Lega 3.0 per fare numero e cosa davvero sia il modello Verona che manda in brodo di giugiole Musemeci:

    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/12/03/salvini-si-prepara-a-guidare-la-lega-alleanze-con-destra-estrema-ci-ragiono-volentieri/256346/

    Grazie Salvini,grazie Tosi.

    • Gianfrancesco says:

      a forza di chiamarlo Gordo me lo state facendo diventare simpatico… complimenti.

    • L'incensurato says:

      Chissà se le pasionarie che si scandalizzano per un epiteto crudo ma legittimo,come gordo=rotondeggiante,facevano mostra della medesima sensibilità quando Umberto Bossi,il probabile rieletto segretario visto che Teo va avanti a rinnegare l’indipendentismo, si stava riprendendo dall’ictus nel lontano 2004..

    • Pietro says:

      mio dio che schifezza…alla faccia della Lega “moderata” 2.0 di Maroni!!!

  8. Giordano says:

    Invece il leghismo il nord lo ha reso migliore… certo. Migliaia di abitazioni sfitte e mai vendute. Pil drogato da costruzioni e nuovi poli industriali diventati nel giro di un lustro veri e propri cimiteri di cemento.
    Qualità della vita nelle città sempre più in calo.
    Distruzione della cultura contadina e della struttura e coesione sociale tipiche di quelle società legate al territorio e fortemente interconnesse.
    Polarizzazione delle idee e volgari zabaione dello scontro politico.
    Un bel Nord ci ha regalato la Lega, bellissimo.

    • Gianfrancesco says:

      come per dire che quelli del Pd e del Pdl non sono stati genuflessi per decenni al dio mattone, dai per favore, non diamo alla lega più colpe di quelle che ha, qui a Bergamo 5 MILIONI di metri cubi in città li ha messi il centro sinistra e di mattonari di destra centro sinistra c’è n’è piena la Padania.

  9. giancarlo pagliarini says:

    Bè, questa mattina ero a telelombardia e quando hanno detto ecco Pagliarini ex leghista ho detto “No no, calma: io sono più leghista che mai. E’ la lega che non è più la Lega”. Ciao

  10. FRANCO says:

    I veri responsabili della situazione di crisi attuale sono i cattocunisti, in prima file il presidente, i sindacati e la burocrazia figlia degli altri due..Complimenti a loro. Sono riusciti a distruggere il paese come nei loro voti e nelle loro aspettative. I duemilalmiliardi di debito non è stato leuro a farli.

  11. carla 40 says:

    Deciomeridio (sic!) , mi sa che sei tu a non capire. Intanto, l’odio non giova alla salute. La Lega e’, forse, finita; gli ideali che i leghisti hanno condiviso, NO! Mi riaffiora il sentimento (dirai, ma che e’?), chissa’ che Gesu’ Bambino non ci porti in regalo qualcuno (non gia’ intruppato) che porta nel cuore quegli stessi ideali, non si lasci attirare da poltrone o seggiolini, e ci aiuti a uscire dalla melma che da anni ci sommerge. Che ci faccia ritrovare la LIBERTA’ perduta, con L’INDIPENDENZA E CON LA SECESSIONE!!!

    • Deciomeridio says:

      La secessione con chi la fai ? con quei coglioni di Padani che neanche si sforzano di NON pagare il canone della Rai ? La Lega ha dovuto prendere atto che ci sono ancora troppi codardi…

      • Gianfrancesco says:

        parla per te, c’è gente che il canone non lo paga da più di 10 anni. tiè.

      • Aquele Abraço says:

        Ma con questo nikname, non è che per caso hai partecipato anche tu a quella festosa pagliacciata alla regione Lazio con centurioni, matrone fedifraghe, baccanali, troie e prostituti che sculettano alle terme romane?
        E poi parlano dei celti padani e degli elmi bicorni dei leghisti!

  12. Deciomeridio says:

    Si certo, la lega è finita.
    E’ un po’ di anni che sento questa storia.

    Intanto Maroni si è preso la Regione Lombardia solo pochi mesi fa.

    Il fatto è che il gruppo di dirigenti e amministratori locali della Lega non ha subito danni rilevanti dalle inchieste e i militanti ci sono ancora…

    Credetemi,il leghismo è una brutta bestia da estirpare.Purtroppo anche nel mio comune, Albosaggia in provicia di Sondrio, sembrava fossero spariti ma poi hanno preso un sacco di voti.

    Quelli de la Stampa non capiscono niente…

    • lory says:

      vota il PD !

      • Aquele Abraço says:

        E se sei renziano, consiglia il tuo leader di evitare di parlare, anche solo al telefono, di riforma della giustizia e cose strane che potrebbero dar fastidio alla casta dei magistrati, potrebbe vedersi recapitare un avviso di garanzia.

    • Stilicone says:

      “Il fatto è che il gruppo di dirigenti e amministratori locali della Lega non ha subito danni rilevanti dalle inchieste e i militanti ci sono ancora—-“!!!!!!!!!!!!!

      meglio invece se il nord estirpi il fascismo e non i leghismo, i fascisti si che sono dannosi per il popolo del nord

    • il grigio says:

      La questione è semplice: a chi avresti dovuto dare il voto in regione pochi mesi fa? Al PD? al PDL? a SEL?
      L’unica alternativa era la lista Maroni. Adesso le cose sono cambiate, Maroni non sta facendo nulla a favore dei cittadini — quelli che pagano tasse producendo ricchezza e valore aggiunto, non parlo degli impiegati e stipendiati a vario titolo statali che sono, invece, pagati dalle tasse — e, peggio, le tre regioni del Nord non stanno facendo “fronte comune” contro lo stato italiano ma sono coalizzate con lo stato, legiferando a più non posso come lo stato, per mantenere se non ingrossare il più possibile l’influenza della regione sulla cittadinanza.
      Maroni non ha la possibilità di fare alcunchè in regione, in una alleanza dove CL controlla ancora tutta la sanità e le decisioni importanti.
      Allora, è il momento di guardare con occhi diversi la situazione, senza essere condizionati da TV e giornali di stato (finanziati dallo stato).
      Quelli della Stampa hanno capito benissimo che il momento della rivolta è vicina, ne riparleremo martedì prossimo.
      Personalmente voglio partecipare e vedere con i miei occhi cosa succederà lunedì prossimo. Lo ritengo l’inizio della fine!

      • Mirko Autonomista Felsineo says:

        ciao, condivido il tuo pensiero anche se credo (rivolto a tutti) che sia ora di smetterla di dire che la lega governa le TRE regioni del nord.
        Primo le regioni del nord sono otto, a meno che le altre cinque non siano state spostate stanotte senza dirmelo.
        Secondo… la lega governa con i voti dei partiti unionisti italici. Cosa può fare se non piantare bandierine e fare finta di “avere” tre regioni (su otto)?

        poi pd, pdl1, pdl2, grillo, sel, monti, casini, eccetera. tutti uguali, tutti centralisti tricoloruti. A me non fa nessuna differenza se il mio comune è amministrato da uno qualsiasi di questi qui. La cosa cambia se il mio comune è amministrato da una forza Autonomsta. Quella è la differenza, quindi speriamo che anche la lega impari che è ora di darci un taglio con alleanze pro-cadrega con i partiti unionisti.

    • lorenzo says:

      che poi il contenuto dell’articolo parlasse della rabbia dei cittadini, della crisi economica e di lavoro al nord, dell’esasperazione, del fallimento e della fuga delle imprese di questo non ti frega niente invece…? fortunato te se non te ne frega niente…

      • Gianfrancesco says:

        bello l’accenno rabbioso alle mancate conseguenze sulle indagini, insomma per far fuori l’avversario si spera sempre nella magistratura. Democratici come sempre!!!

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