La Lega dice “Prima il Nord”? La Toscana vada con la Catalogna

di EMILIANO BAGGIANI

In questi ultimi mesi, sotto la spinta del nuovo segretario federale Maroni, la Lega Nord ha deciso di rimodulare la sua politica puntando tutto sulla cosiddetta euroregione “padano-alpina” composta dalle regioni “padane” più la Slovenia, il Tirolo, la Carinzia, e la Baviera, più eventualmente la Svizzera e il sud della Francia, così come affermato in più di una occasione ufficiale . Francamente nutro seri dubbi che tedeschi ed austriaci, e soprattutto gli svizzeri, vogliano immischiarsi nelle beghe di questo stato burletta anche se, in questo caso, avrebbero a che fare con la parte economicamente più florida . Comunque l’idea ha un suo senso economico e strategico, insomma sarebbe una buona idea politica, e se perseguita con determinazione potrebbe anche trovare sponde internazionali che ne favorirebbero la nascita.

Ovviamente la principale, o almeno la più nota, forza politica promotrice dell’euroregione “alpina” è la Lega , movimento sul quale molti, me compreso, non scommetterebbero un soldo bucato sulle sue reali volontà indipendentiste. Ma stavolta non voglio soffermarmi su questo aspetto (visto che se ne parla già diffusamente sull’Indipendenza) ma concentrarmi per un attimo su questo risiko politico-economico delle euroregioni per potermi, e poterci, dare occasione per alcune riflessioni e proposte. Con la creazione dell’euroregione “padano-alpina” la Toscana ovviamente è out, a grave rischio di mettersi per sempre “a letto con il malato vaioloso”, colorita espressione con cui Massimo D’Azeglio definiva il Sud (1). Ci volevano artifizi, nonché salti mortali retorico-geocrafici, già per “trascinare” la Toscana in Padania (2), con le alpi, a meno che non si parli di quelle in provincia di Massa, diciamoci la verità, siamo completamente spacciati .  Già lo stesso slogan “Prima il nord” coniato da Maroni esemplifica meglio di mille parole il ritiro strategico della Lega sopra l’appennino , che forse è nell’ordine delle cose e assolutamente condivisibile .

Non devono trarre in inganno i palpiti melodrammatici della Lega nostrana che hanno portato alcuni consiglieri regionali in Regione a cambiare il nome del loro gruppo in “Più Toscana”: l’intenzione è probabilmente quella di ottenere qualche strapuntino politico , piuttosto che ribadire l’identità toscana a fronte della protervia “settentrionale”. Una identità toscana che dopotutto nella Lega Toscana è sempre stata molto flebile e che ne ha determinato la fragilità strutturale : un partito minuscolo che si è voluto di estrema destra , più interessato a prendersela con gli extracomunitari e coi comunisti, piuttosto che parlare di indipendenza della Toscana dallo stato centrale; un partito dove, per dirne due, il capogruppo era di origini brasiliane, il portavoce albanese e l’ultimo segretario del capoluogo Firenze era un simpaticissimo napoletano del vomero (e si potrebbe continuare quasi all’infinito); un partito dove era più facile vedere fasci littori che le insegne storiche della Toscana; un partito dove addirittura si esponeva fuori dalla sede l’odiato tricolore (come a Livorno).

Naturalmente non c’è nulla di male ad essere di origini brasiliane, albanesi o napoletane, anzi queste persone prese singolarmente sono ammirevoli, però questo ci da la cifra che la Toscana non è mai pervenuta, o è pervenuta in quantità minime ed anomale, dentro la Lega Nord toscana. C’è invece molto di male ad essere “fascisti” , un vero ossimoro in un movimento che dovrebbe essere indipendentista quando invece l’estrema destra è stata sempre sostenitrice del super-centralismo romano . Alla fine della fiera ci si chiede perché non nasca una vera spinta indipendentista da noi. Ed è questa, a mio parere, la vera tragedia politica della Toscana : nonostante abbia avuto una identità etnica ben definita , nonostante abbia avuto una storia indipendente lunga, illustre e prospera (circa 1300 anni) ed uno stato corrispondente.

Analizzare i “perché” e i “per come” sia possibile che la nostra terra non abbia sviluppato un forte movimento indipendentista, nonostante ci fossero state tutte le premesse, è una questione lunga e complessa che andrebbe approfondita. Dicono che forse c’entra la miopia e la grettitudine della classi dirigenti toscane ; dicono che forse è colpa della massoneria che, fiera sostenitrice dell’Italia unita, con la sua morsa ferrea tiene stretta la Toscana a Roma; dicono che è colpa dell’individualismo esasperato dei toscani che preferisce andare in rovina piuttosto che associarsi col “vicino”; dicono che forse c’entra il fatto che lo Stato italiano ci ha “scippato” e snaturato la lingua; dicono che forse c’entra il fatto che qui governano i nipotini di Stalin. Sarà, ma tutte queste mi sembrano motivazioni insufficienti, e nel frattempo la Toscana si ritrova nuovamente orfana di qualsivoglia referente politico che miri all’autonomia del nostro territorio (se escludiamo il piccolo movimento “Identità Toscana” di Staccioli e altri gruppuscoli ancora più minuscoli)  e rischia , per l’ennesima volta , di diventare una estrema periferia di Roma, o peggio .

La Toscana, storicamente, dovrebbe stare politicamente col Nord padano e questo non già per affinità culturali, storiche ed economiche (che ci sono) ma per una squisita questione di “contiguità territoriale” e storico-culturale con la mitteleuropa. Perché se è impossibile pensare ad una Toscana “padano-alpina” è ancor più impossibile pensare, o magari sperare, in una Toscana separata dall’Europa centrale e relegata nell’europa mediterranea con il sud italia e Roma , Grecia, Cipro e Malta . Un affronto storico ed economico a cui non voglio neanche pensare. Ma se il nord padano, giustamente , vuole pensare solo a se stesso, visto che di grattacapi ne ha già abbastanza, cosa si può fare ? Nell’ottica delle euroregioni la soluzione per “salvare” la Toscana, potrebbe essere a portata di mano e organica alla creazione dell’euroregione “alpina”. Questa soluzione è rappresentata dalla cosiddetta euroregione “marittima”, composta da Toscana, Liguria, Corsica (3), Provenza, Linguadoca, Baleari e Catalogna ed, eventualmente, Sardegna . Una regione che, sovraintendendo il mediterraneo nord-occidentale, economicamente e strategicamente avrebbe un peso enorme , potendo contare su porti di rilievo internazionale (Livorno, Genova, Marsiglia, Barcellona) e di una forte economia turistica e terziaria.

Una idea che, timidamente e con grande discrezione, è stata lanciata negli anni scorsi dalle camere di commercio di Ajaccio, Barcellona, Genova e Livorno e che potrebbe trovare nuovo impulso fra pochi giorni con le elezioni in Catalogna dove gli indipendentisti sono dati in grande vantaggio. Una entità territoriale che non ha mai avuto nella storia, ovviamente, una fisionomia unitaria ma che ha sempre vissuto al suo interno intensi scambi commerciali e culturali (pensiamo alle imprese di genovesi, catalani e pisani in questa zona del mediterraneo ) tanto da far sperare che finalmente si arrivi anche ad una unità di intenti propedeutica ad una “federazione” vera e propria fra questi territori. Inoltre sarebbe un’area che unirebbe dei territori che , a vario titolo , hanno interessi a separarsi dell’entità centrale: pensiamo alla Corsica e alla Catalogna e , anche se molto più timidamente, alla Provenza, alla Toscana e alla Liguria . Una area forte e strategica di cui l’Europa non potrebbe fare a meno e che potrebbe far valere con forza le sue ragioni sui tavoli di Bruxelles.

Quindi faccio un appello a tutti i toscani di buona volontà e anche a quei movimenti che impugnano la bandiera dell’autonomismo (in primis “Identità Toscana”) a rimescolare le carte, a dimostrare di non essere più passivi e apatici rispetto a Roma o Milano, e a rispondere all’idea della euroregione “alpina” con l’idea di una euroregione del mediterraneo occidentale che credo debba essere proposta e divulgata nelle sedi opportune: in fondo conviene a tutti anche alle “grette” classi dirigenti toscane. E così, a mio parere, si potrà far uscire la Toscana dal “cul de sac” rischiosissimo in cui si ritrova.

NOTE

(1) cit. da una lettera a Diomede Pantaleoni, 17 Ottobre 1860 .

(2) Una nota di colore: con certosina pazienza, anni or sono, scrutai le cartine geografiche in cerca di un affluente del Po che nascesse in Toscana , e in effetti lo trovai : si tratta del Fiume Enza che nasce in Lunigiana. Questo per giustificare l’appartenenza della Toscana alla “Padania” .

(3) Ricordiamoci che la Corsica per i due terzi del suo territorio appartiene linguisticamente alla Nazione Toscana

*Presidente Centro Studi Indipendentisti Toscani

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35 Comments

  1. Holux says:

    Onore e gloria allo stupenda e tenace stirpe longobarda che migrò da noi in massa , rendendo ancor più grande la regione toscana e tutte le altre regioni d’Italia (dal Regno di Pavia al Ducato di Spoleto fino a quello di Benevento) che aveva conquistato. Mi auguro che questo 3D aiuti i toscani e gli altri italiani della Longobardia che fu a riscoprire una parte importante del loro passato storico e soprattutto il retaggio etnico (sia biologico che culturale) che resta vivo e ben impresso nel proprio bagaglio genetico e nella memoria ancestrale del sangue. Se qui parlo in dettaglio soprattutto della Toscana , é proprio perché essa fu (particolare storico che forse molti ignorano) la regione più germanizzata d’Italia nel corso dell’epoca medievale ; ad opera in maggior parte dei Longobardi , ma non solo…poiché ci furono pure sensibili influenze di altre tribù germaniche come Goti , Sassoni , Franchi , ecc. La nascita della Nazione Toscana si fa risalire all’ottavo secolo: cioè dopo le invasioni barbariche. E vari storici sono convinti che la Toscana sia stata una delle parti più fortemente
    “barbarizzate” (germanizzate) della Penisola Italiana. I massicci insediamenti longobardi erano dovuti alla favorevole posizione strategica e ciò esigeva anche una germanizzazione nei fatti del territorio toscano , che in effetti ci fu ampiamente. Questa realtà é stata riconosciuta in Italia da storici come Volpe ed il toscano Montanelli , in tempi più recenti dal giornalista sportivo Brera , da Ciola in “NOI CELTI E LONGOBARDI” , e da altri toscani come Salvi e Cini , ecc. Insomma , l’identità toscana medievale e rinascimentale (ma anche odierna) si fonda in gran parte proprio su queste nobili radici! La Toscana medievale e rinascimentale è stata certamente ed innegabilmente la culla principale della cultura italiana di quel periodo ed é quindi giustissimo rendere e ricordare il privilegio del valore a questa bella terra ed ai suoi orgogliosi abitanti. E chi furono quei toscani famosi e geniali del tempo , se non degni discendenti (almeno in qualche misura) di quei popoli germanici sopra citati che si unirono al substrato italico e celto-ligure? Infatti la nobiltà toscana (come quasi ovunque in Italia ed Europa) era quasi totalmente di origine longobarda e germanica e da essa vennero fuori persone eccelse del calibro di Dante , Petrarca , Leonardo , Giotto , Masaccio , Buonarroti , Donatello , Michelangelo , Galilei , ecc. Già fin dall”800 autori pangermanisti e nordicisti come l’inglese Chamberlain ed il tedesco Woltmann se ne erano resi conto ed avevano attribuito proprio all’influsso genetico germanico il fenomeno storico del rinascimento italiano , e toscano in particolar modo. Houston Stewart Chamberlan scrisse nel 1899 in “Le fondamenta del XIX Secolo” , in cui illustrò il fenomeno :

    “Quando l’Italia fiorì stupendamente, illuminando il cammino agli altri paesi europei, verso un nuovo mondo, essa, pur latinizzata esteriormente, conteneva ancora nel suo seno dei puri elementi germanici ; il Bel Pese che per vari secoli, dopo la caduta dell’Impero , era diventata sterile per la fortissima denatalità, si dissetò ad una ricca fonte di sangue germanico : Celti, Goti, Longobardi, Franchi e Normanni avevano occupato quasi l’intero paese e vi rimasero di fatto per lungo tempo, si al Nord che al Sud, senza quasi mescolarsi agli Italici , per il fatto che da rozzi e bellicosi guerrieri quali erano, avevano costituito una casta militare aristocratica a se stante, in ottemperanza a norme dell’antico diritto romano e germanico 2, in base alle quali l’elemento germanico costituì una classe distinta dai ceti popolari fino al XII e XIV secolo (…) la Toscana (…) dalle quali ci vennero l’Ariosto, il Mantegna, il Correggio, il Galilei, il Petrarca e molti altri geni immortali, per non parlare della perla di tutte le città : Firenze, madre delle arti, che dette i natali a Dante, Giotto, Donatello, Leonardo e Michelangelo, da qui si irradiò quell’individualismo creativo e antiromano che plasmò di sé il cd. Rinascimento.”

    Tale teoria fu ripresa in dettaglio appunto da Woltmann ne “I germani e il rinascimento in Italia” , Guenther , ecc. fino a Ciola ed autori simili , ripresa anche dalla odierna “Comunità Odinista” di Paolo Gauna. Per saperne di più non vi resta che informarvi e leggere quanto vi riporterò…Gradirei vostri interventi a commento. Forumisti toscani in particolare : fatevi vivi e portate il vostro contributo per far nuova luce sulle origini etno-storiche della vostra regione! W la TOSCANA/TUSCIA LAMBARDA! HEIL LANGBARD! – Holux

    ARTICOLI e Links sulla TOSCANA LONGOBARDA del prof. LUCIANO CINI ed altri autori.
    http://www.prov-livorno.leganord.org…php?articolo=1
    “VIAGGIO NELL’ANNO MILLE / 3 Alle radici della Toscana”
    http://old.lapadania.com/2001/maggio…42001p12a2.htm
    “La moneta toscana? Nacque con i Longobardi”
    http://old.lapadania.com/2001/maggio…52001p14a3.htm
    “AVANZI LONGOBARDI E GERMANICI IN ALTO RENO E NEL PISTOIESE”
    http://it.geocities.com/kenoms3/longobardismi.html
    http://it.wikipedia.org/wiki/Toscana
    http://www.melegnano.net/longobardi/longobard07.htm
    http://www.frontetoscano.org
    Leggasi anche i libri di Sergio Salvi – “Nascita della Toscana Storia e storie della marca di Tuscia” e di Luciano Cini – “Toscana , sacro Romano Impero di nazione germanica” , ecc.

  2. Holux says:

    “TUSCIA o LAMBARDA?” in GUALTIERO CIOLA – “NOI CELTI E LONGOBARDI”
    A chi voglia farsi un’idea di quale doveva essere l’aspetto dei veri Longobardi consigliamo di venire a visitare la Toscana e ad osservare attentamente la gente che incontra per la strada: ci troverà tutta la gamma di umanità che si riscontra dappertutto, ma qui, più frequentemente che altrove, nelle regioni ove essi furono di casa, Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna, si imbatterà in fisionomie, occhi, facce, stature, portamento e carattere, che gli daranno un’impressione quanto mai veritiera della stirpe longobarda.
    Abbiamo notato tutto ciò sin dai nostri primi viaggi che vi compimmo in età giovane ed il fatto non mancò di provocare il nostro più vivo stupore: perché proprio lì, più che nel nostro Trentino?
    Il tipo biondo longilineo che si incontra con una certa frequenza in Toscana è assai simile a quello che è ancora possibile vedere nei 20 comuni veneti pedemontani di Verona e Vicenza e ciò si spiega col fatto che ambedue provengono dalla stessa matrice.
    Che gli Arimanni abbiano prescelto più spesso ed in gran copia la Toscana quale patria di elezione dimostra come essi non fossero degli sprovveduti perché si accorsero della bellezza di queste contrade, delle verdi vallate e delle ubertose colline che prediligevano, delle foreste della Verna, di Camaldoli, di Vallombrosa e dell’Abetone che ricordavano loro le selve germaniche della terra d’origine; anche il mare, da loro non particolarmente amato, fu un elemento positivo in un contesto strategico ed economico: in Toscana, Pisa costituì l’unico porto longobardo importante dell’alto Tirreno, prima che Rotari occupasse quello di Genova.
    Ma quanti dovevano essere questi “barbari” se ce li troviamo un po’ dappertutto nel nostro viaggio in Italia ed in Toscana in particolare, ove sosteniamo che se ne stanziarono tanti da costituire un proprio ceppo etnico-linguistico, separato per secoli dalla preesistente popolazione indigena? Un calcolo approssimativo, ma basato su certi dati, l’ha tentato Arturo Galanti : «Dato il fatto che la conquista venne divisa fra 36 duchi e ogni ducato fu suddiviso in 12 sculdascie o comitati, e ogni comitato in 12 decanie, e ogni decania in 12 fare o famiglie, dappoiché ogni fara, essendo rappresentata da un solo arimanno o uomo di guerra, non poteva comprendere in media più di 6 o 7 individui, si avrebbe pure sempre, a calcoli fatti, una cifra di circa 400.000 persone, e di questa una settima parte atta alle armi».
    Però se è giusta l’ipotesi della studiosa Alessandra Melucco Vaccaro (2), secondo la quale ogni fara comprendeva 80-100 individui, la cifra diventa enorme e senz’altro esagerata: oltre 4 milioni di anime, ammettendo che la fara raggruppasse un’ottantina di elementi! Il che spazza via la cifra irrisoria con cui gli storici in malafede hanno cercato di circoscrivere e minimizzare il fenomeno che noi, dopo secoli di oscurantismo, cerchiamo di evidenziare.

    Prima di entrare nel vivo dell’argomento c’è un mito da sfatare: quando si parla di Toscana ciascuno di noi è portato ad accettare il luogo comune che qui tutto fosse etrusco; nella realtà gli Etruschi avevano già trovato delle popolazioni indigene anche indoeuropee come i Villanoviani, i Celto-Liguri e gli Umbri.
    Anticamente l’area ligure arrivava sino alle zone paludose bagnate dal corso inferiore dell’Arno: l’attuale provincia di Massa con l’intera Lunigiana e quella di Lucca con la Garfagnana erano abitate da tribù celto-liguri; nella parte settentrionale della provincia di Arezzo e nel Casentino si avevano pure delle infiltrazioni liguri. La civiltà etrusca ebbe i suoi maggiori e più rigogliosi centri soprattutto nella parte più meridionale della regione; con la conquista romana le città meridionali e quelle delle coste tirreniche decaddero rapidamente e si vuotarono d’abitanti: ad essi subentrarono numerosi elementi latini immessi nelle colonie fondate dai vincitori, come a Firenze, Pistoia, Siena, Lucca e Pisa.
    Nel territorio aretino si ebbero poi degli insediamenti di Celti storici: i Biturgi nella piana di S. Sepolcro ed infiltrazioni senoniche nella Val di Chiana e nel territorio di Chiusi.

    La conquista longobarda.
    La massiccia invasione di guerrieri longobardi nella prima fase della conquista era motivata dalla particolare importanza politico-militare della Toscana, come terra di confine verso i domini bizantini e papali; la linea costiera con Pisa, rimase ancora per un certo tempo in mano bizantina. Ducati longobardi furono istituiti a Lucca, a Chiusi, a Firenze, e, pare posteriormente, anche a Pisa. Quello più importante fu il ducato di Lucca, prescelta per ragioni strategiche perché dominava il transito con la Lunigiana e teneva il contatto con il grosso dei possedimenti longobardi nella Valle Padana attraverso il passo della Cisa, che prese da. essi il nome di Monte Bardone; ciò conferì alla città un’importanza superiore alle altre, specialmente con la costituzione, secoli dopo, della Marca della Tuscia.

    Intensi insediamenti di arimanni si ebbero nella Lucchesia, Garfagnana, Lunigiana, nel Pistoiese, nel Senese e nel Chiusino: la toponomastica delle località minori ce ne dà una conferma. I Longobardi, sempre per motivi strategici, abbandonarono la Via Cassia, aprendo il percorso attuale attraverso Radicofani, Siena, la Valdelsa e Lucca: ciò ebbe come conseguenza il decadimento della città di Chiusi e di Firenze e, di contro, il progresso di Siena; essa diventò la via più importante dell’Italia Centrale, che, per essere percorsa dai pellegrini diretti a Roma, prese il nome di Romea o Francigena, punteggiata da ospizi e abbazie come quella di S. Salvatore sul Monte Amiata, il più grande centro monastico dell’epoca longobarda, fondato da re Ratchis.

    I maggiori feudatari della Valdelsa e del Chianti appartenevano a famiglie praticanti la legge longobarda e la salica, come gli Alberti, i Cadolingi, i Guidi, gli Aldobrandeschi, i Lotteringi e molti altri.

    Il dominio franco (774-888) non alterò la situazione: i Signori longobardi rimasero per lo più al loro posto: se ne aggiunsero solo di Franchi e di altre stirpi germaniche. In questo periodo, a causa dell’aumentata attività dei corsari saraceni la zona costiera si spopola sempre più: Luni, Populonia, Ansedonía si svuotano d’abitanti: il vescovo di Luni si insedia nel castello di Sarzana, quello di Polulonia a Massa Marittima e quello di Rosselle a Grosseto; la sola a resistere sarà la città di Pisa.

    Anche un autore dell’autorità di Gioacchino Volpe ammette che la Toscana, per la sua posizione, sia stata fra le regioni d’Italia quella più fittamente popolata da Goti, Longobardi e Franchi. In particolare la densità numerica degli stanziamenti arimannici autorizza molti storici a parlare di «Tuscia Longobarda», mentre noi provocatoriamente ci domandiamo nel titolo, visto che anche l’egemonia politica si trovava nelle mani dei conquistatori, se la denominazione di “Lambardia” non sarebbe più appropriata per la Toscana che per la regione lombarda.

    Perché “Lambardia”? Lambardia da “Lambardi”, denominazione con la quale solo in questa regione i Longobardi ed i loro discendenti erano chiamati e conosciuti. Ma esaminando attentamente questo termine ci accorgiamo che esso è il più vicino, foneticamente, al vocabolo originale “Langbardo”, “Langbardi”, ted. “Langbarde”, “Langbarden”; nella cui pronunzia germanica la “g” è muta e non si avverte, per cui gli Italiani intendevano la voce così come era universalmente pronunciata in Toscana dai Longobardi medesimi. Ciò dimostra in parte quello che noi andiamo asserendo e cioè che qui i Longobardi e i loro eredi dettero vita ad una vera e propria minoranza etnica e linguistica, che veniva chiamata nella corretta pronuncia con la quale questi Germani tra loro si appellavano; minoranza linguistica sino al X-XI secolo e solo etnica e giuridica sino al XIII-XIV secolo (3).

    Incontriamo Lambardi in gran copia «nelle carte toscane della metà dell’XI a tutto il XIII secolo, chiamati dalle piccole terre dove abitano e posseggono: i Lambardi di Vaccule, castello del versante nord dei monti pisani; Longobardi de Bujano, forse Buggiano in Val di Nievole; Lambardi Stagienses e Lambardi de Carmignano nel pistoiese. Molti di più in quel di Pisa, a Massa Pisana, a S. Cassiano, a Riocavo, a Colognole, a Cerigliano, a Fagiano, a Casanova, a Pomario, a Montecchio, a Ponte, a Ghezzano, a Cascina, ecc., tutti castelli di Val d’Arno e di Val d’Era. E nel contado fiorentino sono i Lambardi di S. Miniato, Casanova, Rovezzano, Sommaia, Quercinola. Ne brulica tutta la valle dell’Arno, attorno ad Arezzo, cioè a Faitulo, Sassello, nel podere Obertengo, a Poiano, Celle, Caprese, Tulliano, Carpineto, Turrita. E ricordo ancora Stersi, Castel Nuovo, Gambassi, Buriano, Elci, nel senese, nel volterrano e nella Maremma; Pantalla, Acquapendente, Fraiano, Loreto, Castellardo ecc., nelle vicinanze di Orvieto e Viterbo. Potremmo, nei documenti editi ed inediti spigolare altri Lambardi a centinaia» (4).
    Nominiamo ancora i Lambardi di Maona, di Buriano, di Dorna (toponimo germ. da “Dorno”= spina), di Casciaula, di Montemagno, di Lamporecchio, di Piuvica, di Anghiari, di Castellina Lombardorum, di Titinanno, di Castiglion Bernardi e di Monte Verdi in Maremma. (…)

    Sorgono così in Toscana, come è possibile riscontrare nei cartulari medievali, centinaia di località poderali con le tipiche denominazioni della Germania: Gerardingo o Gherardingo dalla famiglia dei Gherardenghi, Rolandingo dai Rolandinghi, Suffredingo dai Soffredinghi, Tedicingo dai Tedicinghi, Ubertengo dagli Obertenghi, Upezzingo dagli Upezzenghi; e così Sestinga, Beritinga, Ghisolfinga, Sassinga, la rocca Suidinga, la rocca Flaminia sopra Lucca, l’Abbadia Ardenga e molti altri.”

  3. Culitto Salvatore says:

    una cosa che non riesco a capire, si continua in vari modi a battere e ribattere che l’italia non esiste, non è mai esistita ecc ecc, eppure quando si parla di regioni si parla di nord centro e sud..ma nord centro e sud di cosa? se l’italia non esiste il centro di che? per i siciliani che vengono appioppati con il sud e napoli, dallo stretto di messina,da reggio calabria in poi si parla di nord, di italiano in-continente…ciò che non capisco quindi è se l’italia non esiste perchè continuare con questa suddivisione? mi sa che non ci credete neppure voi…

  4. Sandro says:

    Io sarei per la riedizione del Granducato di Toscana, che è stato Nazione per quasi 600 anni, prima con la famiglia Medici e poi con gli Asburgo (infatti la bandiera Toscana è uguale identica a quella Austriaca, cambiano solo gli stemmi nel mezzo).
    E’ stata la prima Nazione al mondo, ad abolire la pena di morte, nel 1796. Storicamente importantissima, ha inventato il Rinascimento, le Banche, la cambiale, il Capitalismo moderno e con personaggi che hanno segnato la storia mondiale, basta citarne quattro: Dante, Michelangelo, Leonardo e Galileo, economicamente sempre florida e indipendente. Sarebbe un bellissimo Stato a se, di certo non si può mischiare con i sultanati del Lazio e del Sud, troppo diversa.
    Io, pur essendo lombardo, la amo moltissimo, è la mia seconda casa

    • Culitto Salvatore says:

      io è l’unica parte dell’italia che non sopporto proprio…che sarebbero i sultanati del sud? è la prima volta che li sento nominare, so che c’è il califfo, ma il sultano non l’ho mai sentito…

    • Emiliano Baggiani says:

      Se consideriamo anche il Ducato di Tuscia longobardo e il Marchesato di Toscana carolingio si arriva a 1300 anni di storia (a partire dal 574 d.C. ).
      Inoltre la bandiera toscana a strisce rosse e bianche fu adottata perfino prima che in austria , e richiamava quella di Ugo di Toscana. Ma sulla questione della bandiera toscana vi rinvio agli studi del salvi che è immensamente più preparato di me….

      • Veritas says:

        Sono totalmente d’accordo per i 1300 anni.
        Avendo io vissuto a Firenze per i primi ventidue anni della mia vita, anche se di origini lombarde, ho un bellissimo ricordo e un po’ di Toscana me la porto addosso… E a volte penso: ma come mai i Toscani, che nascono con spiriti così liberi, sopportano tanto a lungo i “nipotini di Stalin?” Nel ritornaci, di solito d’estate, ho visto paesi che una volta erano bellissimi, pieni di graziosi negozi di artigiani, veri specialisti, e piccole botteghe dove la gente si frequentava, diventati deserti; quei pochi rimast tenuti male,,e con tre grossi ipermercati con nomi diversi ma con una sola origine, dove si è praticamente costretti ad andare per ogni acquisto
        (Un esempio: Pontassieve). E il mio cuore piange, ricordando i bei tempi che,poi, non sono così lontani, e l’Arno, che allora era d’argento….i
        Comunque,ho la convinzione che Voi abbiate una marcia in piu’ e lo affermo spesso.
        Pertanto, o con il Nord o da soli.Degli altri popoli di cui Lei parla, non credo ci andfeste d’accordo,.Forse con l’eccezione dei Catalani, che conosco pure molto bene: Certo che i Catalani le battaglie per l’indipendenza le iniziarono alla fine dell’ottocento…

        Grazie per l’articolo e tanti sinceri Auguri

  5. alberto says:

    la toscana è CHIARAMENTE centro italiana come lo è il lazio. legata storicamente a roma, ma fieramente indipendente tanto da roma quanto da milano. la toscana è la madrepatria dell’italiano e il suo “dialetto” e la sua cultura sono CHIARAMENTE centro italiane.la crisi starà dando alla testa a molta gente, ma come si può solamente supporre che la baviera lasci la germania a favore dell’armata brancaleone? come si può minimamente pensare che la svizzera si sobbarchi i casini e gli scandali della regione lombardia? non in questo mondo, non in questo periodo, dico io. ancora peggio: come si può pensare che i francesi ( popolo fieramente nazionalista) si spezzettino per fare un involtino primavera con culture e lingue differenti (dallo slavo balcanico alle lingue germaniche)? fantapolitica allo stato puro, soprattutto se si conta che più del 10% della popolazione in Italia e il 20% di quella francese, non ha più alcuna connotazione etnica europea ma differente origine. sono queste le “affinità” culturali?

    • Culitto Salvatore says:

      i francesi del nord della francia (ile de france, alta e bassa normandia, bretagna) sono piuttosto nazionalisti e direi che quasi disprezzano chi non parla correttamente la loro lingua, quelli del sud (languedoc, provence, ma anche france comte) sono un po più…italianizzati, a me piacciono però quelli del nord 😉

  6. Flit says:

    Qui al Nord siamo subissati di problemi che cerchiamo di affrontare nel migliore dei modi per risolverli in tempi brevi !

    Lì in Toscana non avete proprio niente di serio da fare ?

  7. Giancarlo says:

    A me interessa solo che la Toscana non venga aggregata al Lazio, con cui non ha nulla a che spartire, ma più che altro per non doversi ritrovare a finanziare i toga parties di Fiorito e per non dover mantenere il Vaticano. E’ una regione sostanzialmente in pareggio, anzi in avanzo per quanto riguarda il residuo fiscale, ha una lunga e bella storia civica nonché civile, quindi l’essenziale e che debba mantenere solo se stessa.

  8. liugi II says:

    La Toscana ha una identità un po’ complicata poiché non c’entra nulla con l’attuale Stato italiano. I toscani che hanno partecipato al Risorgimento si contano sulle dita delle mani. La Toscana però è il modello linguistico di riferimento per la lingua italiana. Si può dire che lì è nata l’italianità: oltre alla lingua, è toscana la letteratura che poi si è espansa su scala nazionale, è toscana l’arte rinascimentale che caratterizza Roma e il centro-nord, è toscana persino la riflessione politica che, secoli dopo e in altri luoghi, porterà all’unità d’italia.
    Paradossalmente i Toscani sono gli unici veri italiani, ma al tempo stesso sono avviluppati in un apparato statale che, nonostante il nome, non è mai stato il loro.

    • Don Ferrante says:

      “i toscani che han partecipato al Risorgimento si contano sulle dita delle mani” !

      Ma vai a raccontarlo alla Lega Araba !

    • Veritas says:

      Ma come si fa a sostenere che i Toscani siano gli unici veri italiani?? Quando è risaputo che Siena fino al 600 ca. è stata divisa in due, metà gente locale, metà Longobardi… e andavano d’accordo: Poi Lucca, ancora con le grandi mura Longobarde, se pur ricostruite ma tali e quali alle precedenti, ecc….ci sarebbero ancora tanti casi.

  9. Andrea del Gattaperata says:

    la cultura medievale, il rinascimento, la Langobardia Major fanno dei tusci il popolo più centro europeo che esista

    • Don Ferrante says:

      Se avessi continuato con le mele, invece di farti le pere, non scriveresti certe corbellerie !

      • Andres do Màr says:

        invece di intervenire ossessivamente attraverso repliche scomposte e desolatamente inutili dovresti sforzarti per argomentare il tuo pensiero in modo che tutti possano capirti, sempre che tu disponga di un pensiero.

        • Don Ferrante says:

          Gattamelata/Gattaperata ! Andres o Màr! Andate a…..!

          Pensate ai Lupi si Toscana, a Giuseppe Giusti, a Bettino Ricasoli……

          Il mio pensiero è in vendita a 18, 21 € nelle migliori librerie, pirlotti !

          In questi interventi non devo far altro che stroncare le farneticazioni di chi danneggia la cultura !

          Con cervelli come il vostro il Nord sarà sempre schiavo !

          • Emiliano Baggiani says:

            bettino ricasoli è stato un traditore della toscana….barone e massone , completamente avulso dal vero sentimento dei toscani che invece salutarono Canapone, ultimo ed amatissimo granduca, fra le lacrime, mentre si avviava verso l’esilio . Si legga , visto che parla di cultura , “Storia del Movimento anti-unitario in Toscana” di Salvestrini, ed . Olshki, 1967 e capirà che l’annessione della Toscana all’italia non fu un movimento di popolo ma solo un colpo di mano delle élites .. Citare una fogna politica come ricasoli a proposito della Toscana e della sua identità è vergognoso …

            • Veritas says:

              Cioì non toglie che il barone Ricasoli, che era stato assai fagocitato dali unitaristi, ci mise ben poco a fare marcia indietro, abbandnando il parlamento di Torino!!!

          • Andrea Ebasta says:

            Il tuo pensiero è in vendita (punto)

          • giuseppe says:

            Campione di autostima, il tuoi libri sono firmati Don Ferrante? O avrò frequentato solo pessime librerie?

      • Sandro says:

        I Toscani sono i più longobardi d’Italia, lo dice la Storia. Lo disse anche un certo Gianni Brera, grande giornalista e scrittore, studioso di etnologia ed antropologia, lombardo al 101%, ma anche personaggio obbiettivo, oltre che scomodo e sincero.
        P.S.: Quando vi era il Servizio di Leva,per molti decenni gli italiani più alti di statura sono sempre stati friulani e toscani, qualcosa vorrà pur dire?

        • Don Ferrante says:

          Guarda, sapientino, che con Gianni Brera ho pranzato più volte quando veniva a Pusiano a pescare con la barca di suo fratello !
          Conosco bene il suo pensiero, che ha ben divulgato quando era candidato alla Camera per il PSI !

          Secondo te, quindi, i Watussi, notoriamente più alti di toscani e friulani, sono longobardi ?

          Fai come Brera, bevi della sana Barbera e riposati !

          • Emiliano Baggiani says:

            dire che i toscani siano mediamente più alti significa dire che non appartengono , evidentemente , alla etnia mediterranea che è mediamente più bassa…
            e dire questo non c’è nessuna valutazione negativa o positiva sull’essere alti o bassi (io pur essendo toscano da generazioni arrivo “solo” ad 1,71 m) ma dicendo questo si rimarca una distinzione antropologica fra i toscani e il resto della penisola, almeno quella da roma in giù . Questo senza avere nessun pregiudizio verso la c.d.” etnia mediterranea”. Se la peculiarità dei toscani sia dovuta ai longobardi e agli altri germanici che sono arrivati nella tuscia non lo so, è probabile visto che molti concordano in questo senso , ma mi sento di difendere quanto hanno detto coloro che mi hanno preceduto… Poi se si vogliono fare polemiche sterili tanto per fare si possono fare pure , dopotutto il sito è libero…..

            • Veritas says:

              Possibile che nessuno di quest signori qui sopra non si ricordi del compianto Indro Montanelli il quale spesso diceva o scriveva di
              essere un Longobardo, per la sua altezza, gli occhi chiari e, da giovane, perfino i capelli biondi??
              In effetti, a Firenze è nato il Risorgimento che poi si è diffuso non solo a Roma e nel resto della penisola ma anche in molti paesi d’Europa.
              La diffusione di tale cultura, pero’, è in gran parte dovuta anche ai banchiesi milanesi: Già, perchè le banche sono nate a Siena e Firenze, ma sono state fortemente diffuse da Milano, dove quei banchieri avevano portato molte loro sedi….
              Per questo, e diversi altri motivi, che richiederebbero una lunga esposizione, vedo un nesso piuttosto stretto traToscana e Lombardia.

              • Sandro says:

                Forse volevi dire Rinascimento e non Risorgimento. E comunque i banchieri fiorentini hanno dominato per 2 secoli in Europa, fino al 1600, che prestarono grosse somme anche ai reali d’Inghilterra (mai restituite).

                • Veritas says:

                  Sandro, al museo del Castello di Milano si possono vedere dei magnifici portali in marmo bianco, tutti lavorati splendidamente, delle banche che erano a Milano nell’epoca risorgimentale.

              • Veritas says:

                Scusate, volevo scrivere RINASCIMENTO, ovviamente

    • Sandro says:

      Ha ragione Andrea del Gattaperata, la storia è storia. Don Ferrante frequenta solo ubriachi..bevi meno Barbera

  10. Paolo says:

    Ma impiegare il tempo in cose utili invece che giocare alla fantapolitica?

  11. Culitto Salvatore says:

    in una ipotesi di macro-regioni si deve forzatamente parlare di indipendenza, il perchè è semplice, se dopo un secolo e mezzo di sfruttamento delle colonie si vuole rendere libere le colonie le si deve dare la totale indipendenza, non una falsa autonomia che porterebbe ad una forma di sfruttamento strutturato differentemente, un nord un centro e un sud indipendenti che gestiscono liberamente autonomamente e indipendentemente il loro futuro senza pesi per chi deve fornire assistenza senza pesi per chi si vede depredato, l’indipendenza potrebbe essere considerata una fuga dei debitori e degli sfruttatori ma sarebbe anche liberazione, il sud potrebbe accettare, per il nord significherebbe togliersi il peso dell’assistenzialismo, di fondi che svaniscono senza sapere per cosa e dove sono diretti, insomma sia il nord che il sud gioverebbero da un indipendenza, certo in modi differenti ma avrebbero benefici, il centro? beh il centro è spacciato pazienza 🙂

  12. Gigi says:

    Non conoscendo Identità Toscana sono corso sul loro sito per capirne di più. In home page campeggia il loro simbolo associato a quello del movimento IO AMO L’ITALIA di Magdi Allam. Si parla di proposta politica nazionale, intendendo con questo termine quella italiana. Davvero si aspetta ciò che chiede a queste persone?

  13. Unione Cisalpina says:

    komplimenti x la tua kiara visione gopolitika ed analisi storika, sociale ed ekonomika ….

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