LA LEGA DEL FUTURO? PARTITO DEI SINDACI SENZA MILANO

di REDAZIONE

VENEZIA — «Monti rischia la vita. Il Nord lo farà fuori». Umberto Bossi barrisce da Piacenza l’ennesimo attacco al Professore e quando l’eco arriva in Veneto è tutto un allargar di braccia, un alzar di sopraccigli, uno scuotere la testa sconsolati. E stiamo parlando della Lega, beninteso. «Sparate come queste ci costano migliaia di voti a botta» sospira un colonnello mentre un altro, lì accanto, avverte: «L’opposizione a Monti va fatta sulle cose concrete, in modo puntuale. O davvero qualcuno si illude di poter contrastare il calo dello spread, che fa risparmiare 100 euro al mese alle famiglie col mutuo, parlando di moschetti e balle varie?». Guarda un po’ il destino cinico e baro, la boutade del Capo è arrivata proprio nel giorno in cui i giornali veneti pubblicavano «il manifesto per la Lega che verrà» scritto da Bepi Covre e Marzio Favero, l’eretico e il filosofo del Carroccio. Un manifesto che ha fatto infuriare qualche senatore di lungo corso (l’inciso sugli amministratori «inesorabilmente in attrito con chi ha fatto l’abitudine ai privilegi romani e nemmeno se ne accorge» non è piaciuto affatto) ma ha pure raccolto larghi consensi, specie tra i nomi di quella new wave padana chiamata a governare il cambiamento. Se mai ci sarà.

«Bepi e Marzio pongono alcune questioni condivisibili, per nulla scandalose o rivoluzionarie – commenta il governatore Luca Zaia – anzi, il manifesto mi pare quasi una sintesi di cose che sento ripetere da un po’ di tempo nel nostro dibattito interno, che fortunatamente è sempre piuttosto vivace. I capisaldi della Lega, ossia l’autonomia e il federalismo, restano fermi e vanno coniugati con un pragmatismo che ci porti a preoccuparci dei problemi della nostra gente, lasciando perdere il resto». Un punto, in particolare, sta a cuore al governatore: «Rifiutiamo la logica delle correnti, che non ci appartiene. I veneti hanno un’identità forte, che non dipende dalla Lombardia». Un punto, questo del «mai servi di Milano» che da sempre attraversa come un fiume carsico il corpaccio padano ma che ora sta sgorgando più violento, perché com’è, come non è, quando si parla a livello nazionale di un possibile ricambio al vertice, pare sempre una partita da giocarsi tutta tra Varese e Milano.

E i veneti, che hanno fatto di questa regione la più leghista d’Italia, non ci stanno più a fare i portatori d’acqua. «Abbiamo condotto per vent’anni delle battaglie giustissime – aggiunge Nicola Finco, coordinatore dei Giovani Padani – ma nei prossimi anni ci attendono nuove sfide, che non possiamo affrontare con vecchi slogan e vecchi schemi che rischiano solo di esporci al vento dell’antipolitica. Dobbiamo concentrarci sulle imprese, così da far ripartire il Veneto, e sui giovani, che comprensibilmente chiedono di avere un ruolo nella Lega che verrà. E poi ripartiamo dal territorio: a Roma, fino a quando non avremo il 51% dei consensi, saremo sempre laterali, per quanto ci impegniamo. Qui, invece, possiamo essere davvero incisivi e fare del Carroccio una Svp del Nord che contratti di volta in volta con lo Stato centrale le sue pretese».

Abbandonare Roma, dove ancora ci si deve riprendere dal mortifero abbraccio del Cavaliere, e ripartire dal territorio, dall’esercito di amministratori che si è andato formando in questi anni, di elezione in elezione: «Il loro lavoro, dalla Regione al più piccolo dei Comuni, sta emergendo e viene riconosciuto dalla base, dal partito e spesso, anche se non lo ammetteranno mai, dai nostri avversari – sorride l’assessore regionale al Bilancio Roberto Ciambetti, venetista appassionato -. Ecco, spero che su questo continueremo a concentrarci, invece di spendere energie inutili su Facebook: ciascuno è chiamato a rappresentare la Lega secondo la sua sensibilità, per il bene del movimento». Proprio qui sta un altro dei problemi posti da Covre e Favero: come coniugare le diverse anime che convivono nella Lega, il passato e il futuro. «Abbiamo un elettorato diverso da quello di tutti gli altri partiti – avverte Massimo Bitonci, onorevole sindaco di Cittadella tra i primi Sceriffi allievi di Gentilini – da noi convivono moderati ed estremisti ed il compito del movimento è proprio quello di fare sintesi, con buoni risultati visto il numero di sindaci che possiamo vantare. Sindaci che sono stati poi mandati in parlamento a rivendicare le istanze del territorio e sono diventati classe dirigente. Questa è la strada su cui dobbiamo proseguire».

di Marco Bonet

FONTE ORIGINALE: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2012/7-marzo-2012/lega-futuro-partito-sindaci-sganciato-milano-2003577511056.shtml

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5 Comments

  1. Arcadico says:

    Che dire! I segni inequivocabili di una deriva partitocratica sono ormai presenti da tempo!
    Riuscire a raddrizzare una pianta cresciuta storta non sarà per nulla semplice. L’errore più grossolano e’ stato quello di non essere riusciti ad aprire alla società civile in tempo sufficiente per emarginare i carrieristi e gli arrampicatori sociali. Credo che ormai sia troppo tardi perche’ le persone, la gente, il popolo cioe’ noi stessi siamo rimasti delusi da tante piccole cose che messe assieme alla fine ci hanno fatto dire: e’ inutile sono tutti uguali!! Ripartire dalla difesa del lavoro e di un tessuto imprenditoriale? Giusto ma Perche’ non lo si e’ fatto prima???

  2. Franco says:

    La”vecchia”storia che si ripete con “parole,parole,parole e ancora parole” che vogliono far sembrare nuove.E’ vecchia “fuffa” da propaganda stantìa.Sta di fatto che in VENTI ANNI la lega(che non è più nord)NON HA CONCLUSO NIENTE,l’unico risultato è stato quello di creare una “dirigenza” di stampo romano,che invece di guardare agli interessi del proprio territorio,ha pensato soltanto ai propri interessi personali,per sopravvivere al “vecchio”capo che da parte sua ha pensato a sistemare se stesso e la”famiglia”,non accorgendosi che il territorio è cambiato,la gente del nord è cresciuta e non ha più alcuna intenzione di farsi prendere per il”culo” da nessuno!E’ una brutta fine per chi voleval’indipendenza del NORD,e che invece ha ottenuto soltanto la dipendenza da ROMA!

  3. fabio ghidotti says:

    abbandonare Roma!
    La “Lega che verrà” sarà credibile se scriverà nel proprio Statuto la proibizione a partecipare a qualsiasi governo italiano, non importa di quale tendenza ideologica o programmatica. Sarà anche il caso di discutere l’opportunità di avere rappresentanti nel parlamento italiano: io su questo non sono drastico, ma non siamo più nell’Ottocento, quando l’unico modo per far sentire la propria voce allo Stato centrale era quella di andare fisicamente nella sua capitale.
    Io sono lombardo, ma mi rendo conto che i Veneti sui problemi dell’identità e dell’autogoverno sono molto più avanti di noi (anche facendo la tara di un po’ di ciacole inutili e di beghe di cortile). Credo abbiano storicamente diritto a una rivincita sulla disgraziata decisione bossiana di sconfessarli ai tempi dello Statuto regionale nel ’98: la palla di neve da cui era partita la valanga che poi ha travolto (e stravolto) la Lega. E ci ha fatto perdere altri anni.

  4. Rinaldo C. says:

    Giusto e radicato il pensiero che in veneto bisogna raggiungere il 51% e questo si dovrà raggiungere anche in Lombardia questa percentuale, così due egioni così importanti e completa di leghisti, o movimenti inipendesti, possono avere la forza per essere veramente propretari dei propri territori e chiedere un domani l’indidempenda dallo stato centrale. Questo sarà poi utile nel tempo per far capire all’Emilia -Romagna, al Piemonte e Liguria la strada per conquistare il 51%, così si potrà fare un nuovo stato “PADANIA”.

    Rinaldo

  5. alberto says:

    dal titolo avevo paura che avessero copiato le nostre idee, invece è la solita pippa partitica di chi ha problemi interni a non finire e pensa che la soluzione siano i soliti slogan”ripartire dal territorio” o arrivare alla maggioranza in veneto per contrattare con Roma. palle. vecchie e puzzolenti.

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