La Lav: sindaco Marino, riesci a tutelare i cani di Roma?

SEQUESTRO CANILE PARRELLI (ROMA), NUOVA ISTANZA-APPELLO DELLA LAV AL SINDACO MARINO PERCHE’ REVOCHI SUBITO L’AUTORIZZAZIONE SANITARIA A QUESTA STRUTTURA DI SOFFERENZA: “NON AGIRE SIGNIFICA ESSERE COMPLICI. INOPPORTUNO IL PARERE CHIESTO ALL’ASL RMB, OGGETTO DI FINE INDAGINI PER OMESSA DENUNCIA. IRREGOLARITA’ SEGNALATE DA 20 ANNI: ROMA SIA UNA CAPITALE ALL’ALTEZZA ANCHE NELLA TUTELA DEGLI ANIMALI”parrelli2

Il canile romano Parrelli, posto sotto sequestro giudiziario dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ottobre del 2013 per gravi maltrattamenti, inidoneità strutturale e gestionale, potrebbe riaprire a causa di un’autorizzazione sanitaria mai revocata dal Sindaco Ignazio Marino, nonostante l’istanza avanzata dalla LAV. Proprio per scongiurare la possibilità di riapertura di questa struttura di sofferenza, la LAV ha presentato al Sindaco della Capitale una nuova istanza-appello, supportata da ulteriori importanti evidenze, affinché revochi subito tale autorizzazione in quanto di sua esclusiva competenza, e non si renda complice della malagestione e delle sofferenze dei quattro zampe vittime di questo canile.

Ricade infatti sotto la competenza del Sindaco la verifica dei presupposti di opportunità e necessità, costituendo illecito amministrativo: dunque il Sindaco è l’unico che ha il diritto e il “dovere” di vigilare e revocare un‘autorizzazione sanitaria, ed è l’unico organo che la concede, come fatto per il Rifugio “Parrelli” nel lontano 1999.

Da allora la struttura è stata pluridenunciata e più volte segnalata per irregolarità; ma solo nell’ottobre 2013, in seguito ad una precedente ispezione scaturita da una dettagliata denuncia presentata dalla LAV per gravi ipotesi delittuose – tra cui il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter del Codice penale), detenzione incompatibile di animali (art.727 C.p.) ed esercizio abusivo della professione medico veterinaria (art. 348 C.p.) – il canile è stato posto sotto sequestro giudiziario. La palese inadeguatezza della struttura e la sua illegalità, sono state poi confermate dal Tribunale del Riesame.

Secondo la LAV, in questi anni, gli animali hanno subito una situazione di gravissima costrizione, lesiva del loro benessere psicofisico, anche in considerazione del fatto che lo stesso gestore ha continuato ad accogliere indiscriminatamente e frequentemente una gran quantità di animali, pur consapevole delle inadeguate condizioni in cui tali animali avrebbero vissuto. Per tale ragione nei mesi scorsi l’obiettivo primario della LAV (autorizzata in un primo momento dalla Procura della Repubblica di Roma ad entrare nel “Rifugio” con l’obiettivo di promuovere le adozioni degli animali, con il supporto delle associazioni Alfa e AVCPP, considerato il lassismo del Comune di Roma nelle adozioni degli animali, ha chiesto e ottenuto la custodia dei cani e dei gatti in uscita) è stato il trasferimento di tutti gli animali, l’assistenza veterinaria necessaria e urgente per molti di loro e la ricerca di famiglie adottive, fino al definitivo svuotamento della struttura, avvenuto nel marzo 2015.

“Una vicenda a dir poco penosa, che si trascina da troppo tempo e che non deve ripetersi: Roma deve dimostrare di essere una Capitale all’altezza anche nella tutela degli animaliafferma la LAVIn attesa che la giustizia faccia il suo corso e che vengano accertati i segnalati profili di illegalità relativi a questo rifugio, sollecitiamo il Sindaco Marino a farsi garante della necessaria limpidezza nella gestione di questa struttura: secondo la normativa vigente (combinato disposto della Legge nazionale 14 agosto 1991 n. 281, della Legge Regionale del Lazio 21 ottobre 1997 n. 34, del D.G.R. del Lazio n.866 del 2006 e n.43 del 2010) i canili privati possono essere autorizzati solo nel rispetto di rigidi requisiti minimi gestionali, strutturali e sanitari, atti a garantire il benessere degli animali, la sicurezza degli operatori e l’igienicità degli ambienti. La mancanza di uno solo di tali requisiti comporta la revoca dell’Autorizzazione Sanitaria da parte del Comune competente su segnalazione della  ASL. Nel caso specifico, proprio l’omissione della segnalazione da parte della ASL RMB ha determinato – stando a quanto riportato da organi di stampa – il coinvolgimento della stessa ASL RMB nel procedimento penale relativo al canile Parrelli, per l’ipotesi di reato di omessa denuncia”.

Dalla prima istanza presentata dalla LAV mesi fa (16 marzo 2015) al Gabinetto del Sindaco, per la richiesta di revoca dell’autorizzazione sanitaria, si è purtroppo perso inutilmente tempo prezioso: tale atto fu girato dal Gabinetto del Sindaco di Roma Capitale al Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute, il 3 giugno 2015, quale Direzione competente alla revoca dell’atto autorizzativo.

“Ma appare quanto mai anomaloprosegue la LAVche tale Dipartimento, invece di verificare gli elementi di opportunità e necessità evidenziati nell’istanza di revoca o chiederne conferma all’Assessorato all’Ambiente di Roma Capitale – delegato dalla Procura di Roma alla custodia giudiziale proprio del canile in oggetto – abbia chiesto un parere tecnico al Dipartimento di Prevenzione veterinaria della ASL RMB. Anomalo per due motivi: perché la ASL non ha alcuna competenza specifica nel caso in questione, dato che la concessione della revoca spetta esclusivamente al Sindaco, e perché la stessa ASL RMB, risulta indagata in questa vicenda per l’ipotesi di reato di omessa denuncia: dunque chiedere alla stessa di confermare o confutare la sussistenza dei requisiti della struttura è quanto meno inopportuno”.

A supporto di questa reiterata richiesta al Sindaco, la LAV ha presentato anche una relazione medico-veterinaria nella quale è indicato: “I suddetti aspetti di carattere strutturale, gestionale e sanitario, già valutati in una mia precedente relazione del 09.04.2014 con la quale esprimevo la necessità di trasferire immediatamente gli animali in essa detenuti in ambienti idonei, mi portano a ritenere che la revoca dell’autorizzazione sanitaria del ‘Rifugio Parrelli’ da parte del Sindaco di Roma Capitale, in qualità di organo competente, sia da adottare con urgenza”.

La documentazione agli atti, infatti, evidenzia in modo evidente l’inagibilità della struttura a causa di carenze strutturali, gestionali e sanitarie. Sono 218 i cani e i gatti messi in salvo dalle gabbie del rifugio Parrelli – a spese della LAV, che ne ha curato il trasferimento presso strutture idonee e si è fatta carico delle cure veterinarie, spesso urgenti e “salvavita”. 103 gli animali che sono già stati concessi in affido a famiglie idonee, mentre 35 cani sono ancora in cerca di accoglienza.

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