La Grecia che non ci raccontano più. Nuove rivolte e uscita dall’euro

Continua la tragica storia di quello che Monti definì “il più grande successo dell’euro”. Dopo che Tsipras l’ha illusa e prevedibilmente tradita, la Grecia si è piegata all’ennesimo “piano di salvataggio” della Troika, che tutti sapevano fallimentare già in partenza.

L’odierna ricaduta in recessione ne è l’inevitabile conseguenza. Come riporta ZeroHedge, e come molti tuttora si rifiutano incredibilmente di ammettere, rimanere nell’euro significa per questo paese un’austerità infinita e fallimentare, che inasprisce inutilmente le sofferenze di un intero popolo.

Appena più di un anno la Grecia eleggeva Alexis Tsipras e Syriza con un moto popolare anti-austerità. Le cose non sono andate proprio come previsto.Il nuovo Primo Ministro e il suo ministro delle finanze “radicale” Yanis Varoufakis pesavano di poter cambiare le cose a Bruxelles e sottrarre la Grecia dalle grinfie della rettitudine fiscale voluta da Berlino. Come si è visto, Wolfgang Schäuble non è uomo che si possa facilmente battere al tavolo delle trattative e dopo più di sei mesi di negoziazioni, l’imposizione dei controlli di capitali, un referendum sull’euro che Tsipras ha presto tradito, i Greci si sono ritrovati di fronte a una vera e propria depressione.

Alla fine, Varoufakis ha dato le dimissioni senza tante cerimonie e Tsipras ha concordato un terzo salvataggio prima di indire nuove elezioni che hanno poi visto il Primo Ministro rieletto seppure al timone di un partito completamente distrutto dalle dure trattative di salvataggio.

Il parlamento di Atene ha approvato l'accordo firmato martedì scorso tra governo ellenico e creditori internazionali sul terzo piano di salvataggio greco
© AFP 2016/ ARIS MESSINIS

Come noi e parecchi altri sostenevamo, il nuovo accordo e le sue condizioni non avrebbero fatto nulla per risollevare l’economia greca. Appoggiamo completamente la responsabilità fiscale ma non è possibile fare una stretta discale durante una depressione, a meno che non si intenda rimanere per sempre nella depressione, ma ahimè, questo è esattamente quello che Bruxelles ha imposto di fare alla Grecia e venerdì abbiamo scoperto che il paese è tornato in recessione.

Poliziotto tra migranti in Grecia al confine con la Macedonia
© AP PHOTO/ SANTI PALACIOS

Il PIL è calato dello 0,6% nell’ultimo trimestre, dopo che era già sceso dell’1,4% nel precedente. “Mentre aumenta l’opposizione al piano di riforma delle pensioni del governo,l’Unione Europea che fa pressioni perché la Grecia fermi l’ondata di rifugiati che entra nel paese e le difficoltà globali dei mercati che affrettano le vendite di asset greci, le nubi si stanno di nuovo addensando” scrive Bloomberg.

Ironicamente, i controlli dei capitali sembrano aver aiutato l’economia a funzionare meglio del previsto: “l’economia è andata meno peggio delle attese iniziali in parte a causa dell’aumento annualizzato del 90% dei pagamenti elettronici a partire dall’introduzione del controllo sui capitali a giugno, che ha portato alcune attività fuori dall’economia sommersa”. Si tratta di una nuova scusa per bandire i contanti, supponiamo.

All’inizio del mese abbiamo segnalato che le azioni delle banche greche avevano dimezzato il loro valore nel giro di 72 ore, mentre le azioni greche in generale sono scese al loro minimo dal 1989. Il rendimento dei titoli di stato greci a 10 anni è balzato sopra il 10%.

La Grecia, ha detto una fonte all’MNI, “sembra incapace di implementare” una serie di misure che Bruxelles ritiene indispensabili da parte di Atene per avere un piano efficace di consolidamento fiscale. “Siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo”, ha detto un funzionario. “A giudicare dai colloqui della scorsa settimana, le negoziazioni potrebbero prolungarsi per mesi. In ogni caso, non sono previste necessità di finanziamento per la Grecia fino a giugno”, ha proseguito il funzionario.

Le proteste in Grecia
© AP PHOTO/ GIANNIS PAPANIKOS

Forse non sarà così, ma la situazione sta tornando rischiosa. All’inizio del mese Tsipras ha dovuto fronteggiare la più grande rivolta pubblica da quando è stato rieletto, quando uno sciopero generale di massa ha cancellato i voli aerei, i traghetti e i trasporti pubblici, ha chiuso le scuole, i tribunali e le farmacie e ha lasciato gli ospedali pubblici col solo personale di emergenza. Perfino le onoranze funebri hanno scioperato.Decine di migliaia sono scesi in piazza per protestare contro la riforma delle pensioni e, in un attimo, tutto è tornato come nel 2015.

E non è finita qui. “La polizia antisommossa greca ha sparato gas lacrimogeni contro i contadini che venerdì protestavano contro i piani di riforma delle pensioni, tirando pietre al ministro dell’agricoltura in centro ad Atene prima delle dimostrazioni di massa davanti al parlamento avvenuta più tardi lo stesso giorno”, ha scritto la Reuters venerdì. “Secondo la riforma prevista al sistema pensionistico richiesta dai creditori internazionali della Grecia, gli agricoltori vedranno triplicarsi i loro contributi sociali e avranno tasse più alte sugli utili”.

Agricoltori protestano di fronte al Ministero dell'Agricoltura greco durante le proteste contro le riforme delle pensioni ad Atene il 12 febbraio,2016.
© AFP 2016/ LOUISA GOULIAMAKI
Agricoltori protestano di fronte al Ministero dell’Agricoltura greco durante le proteste contro le riforme delle pensioni ad Atene il 12 febbraio,2016.

Quindi no, la Grecia non è “sistemata”. E anche se i contadini giurano che “non ci piegheranno”, qualcuno dovrà cedere perché come ha scritto Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo del FMI in un blog giovedì, “le paure di un Grexit torneranno ancora a galla se tutti i partecipanti adottano un piano con assunzioni ultra-ottimiste”.

In altre parole: le riforme sono obbligatorie se la Grecia vuole rimanere nell’euro e queste riforme implicano tempi duri per gli agricoltori e per tutti quanti vivono nel “paradiso socialista”.

Aggiungiamoci qualche centinaio di migliaia di rifugiati che stanno letteralmente sbarcando in Grecia e otteniamo una situazione decisamente precaria, che probabilmente degenererà sempre più spesso in un caos simile a quello mostrato nelle foto qui sopra.

Originariamente pubblicato sul sito Sapere è un dovere

Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/economia/20160219/2128785/grecia-crisi-recessione-proteste-contro-riforme-pensioni-uscita-dall-euro.html#ixzz40ixn0O32

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. Fil de fer says:

    Sono completamente solidale con il Popolo Greco.
    E’ vero che la classe politica greca in passato ha creato le premesse per questo sfacelo, ma l’Europa non è stata da meno tanto che definisco criminale ciò che è stato attuato nei confronti della Grecia.
    Ora l’Europa è combattuta se far fare la stessa fine anche all’italia. Infatti Grecia e Italia farebbero comodo all’europa diventassero la pattumiera del mediterraneo. LO DICO NATURALMENTE CON TUTTO IL RISPETTO PER I PROFUGHI E GLI IMMIGRATI morti e vivi giunti nei due paesi.
    E’ chiaro che l’europa è nata solo ed esclusivamente per motivi finanziari,bancari e poco politici e manco ancora per ideali o altre belle parole che vengono usate ancora oggi quando si parla di come è nata l’europa.
    La verità è che questa europa affosserà anche l’italia è solo questione di tempo.
    Non esiste futuro per l’italia dentro l’europa perché abbiamo politici senza visioni e strategie degne di questo nome. Dunque l’italia sta viaggiando come sempre alla cieca o alla giornata come si dice.
    Soluzioni ? La solita medicina. Scollare dall’italia una regione alla volta, quelle del nord ed io dico prima fra tutte il VENETO, le quali potrebbero risollevarsi e quindi aiutare l’italia abbassando drasticamente le tasse, l’iva, le accise e via dicendo creando zone franche di alto sviluppo e benessere.
    Le regioni potrebbero diventare anche indipendenti con vincoli particolari circa un periodo prestabilito che permetta all’italia di uscire dal labirinto in cui si è cacciata.
    Senza questa soluzione, l’unica fattibile, affonderemo tutti uniti ed indivisibili !!!!
    Contenti tutti, noi Veneti no e ci stiamo preparando quando verrà il giorno di scollarci definitivamente dall’italia senza rancore né trionfalismi.. L’italia avrà perso, noi vinto la battaglia per un futuro che ci gestiremo noi direttamente e finalmente con i nostri giovani che non andranno più all’estero per lavorare e fornire i loro giovani cervelli….alla concorrenza straniera !!!
    WSM

Leave a Comment