La giustizia sociale orfana di leader

 di ROBERTO BERNARDELLI*

E dopo Berlusconi? Ancora Berlusconi? Anche se dobbiamo rendere l’onore delle armi ad un combattente, che si presenta ad arringare fresco come una rosa, è chiaro che questo paese ha un evidente problema: oltre che di progetti, manca di leader. O sono fighette, o sono ottantenni. O sono cinquantenni con zeru tituli, capaci di portare un partito dal 12 al 2 per cento. La genialità, insomma, incombe. Al massimo, chi è pronto a fare da rincalzo, non ha mai lavorato un giorno in tutta la sua vita.

E mi chiedo: dopo che il Pd avrà consacrato il successo di 20 anni di antiberlusconismo, consegnando alla storia un martire, per di più vivo e vegeto e con tre televisioni e un mazzo di giornali, quindi più visibile di prima, che farà? Daranno il governo in mano ad un nuovo parolaio?

Di Pietro afferma che il Cavaliere dovrebbe andarsi a nascondere. Solo Berlusconi? Ma se l’Italia dei Valori per farla sparire è bastata una puntata della Gabanelli, di cosa stiamo parlando?

Letta, che doveva fare da portatore di nuovo, dell’ondata dei quaranta-cinquantenni al potere, che hanno aspettato una vita prima di decidere, sembra il pretino giovane con la chitarra dell’Azione Cattolica; Franceschini suo fratello scout che fa l’università; Alfano sembra il cugino di Checco Zalone; Cuperlo che ambisce a correre dietro a Renzi, è l’antipatico  col capello grigiobiondo che fa tanto salotto e profumo colto; Vendola più parla più si riempie di luoghi comuni e irreversibili ovvietà superate anche dalla Germania dell’Est; Grillo non ha scardinato nulla, nonostante la massa d’urto storica in Parlamento.

Non c’è un leader cosiddetto tale che abbia posto in cima alla politica, alle priorità del proprio agire la giustizia sociale.

Lascio perdere la Lega, alle prese con le grane e le granaglie del proprio congresso. Non si spara adesso sulla croce rossa.

Ma il punto da far quadrare è sempre lo stesso. Scriveva l’economista Friedrich von Hayek, in quasi 200 pagine dedicate al “miraggio della giustizia sociale”, che ci sono “ineguaglianze di opportunità non volute e inevitabili che le decisioni di una generazione creano per la propria discendenza”. E, ancora: “Se l’individuo avesse la certezza che in qualsiasi posto egli vada, o qualsiasi lavoro egli scelga, il governo garantisce che le possibilità per i suoi figli rimangono le stesse…”… appunto, diciamo noi: “Se”.

Ebbene, le decisioni di più generazioni di più politici, tutti uguali, accomunati dal verme dello statalismo, hanno generato un mostro che ha divorato la nostra libertà, negandoci la giustizia che non sono – per quanto il Pd si incaponisca a Palazzo di giustizia – gli affari di Berlusconi, ma la sopravvivenza della nostra gente.

Ci si perdoni la franchezza, ma la giustizia sociale non sono i processi della Boccassini, il Pd si scordi di farci credere che la libertà dipenda da una condanna per aver evaso o eventualmente trombato una eventuale minorenne.

La giustizia sociale è avere una pensione, è arrivare a fine mese, è avere una scuola che mi rappresenti, culturalmente e territorialmente. E’ sapere che 1000 lire investite al Nord rendono diversamente che se investite al Sud.

Affermava un economista per nulla “padano”: “Fino a ieri il governo che aveva in mano 1.000 lire da investire faceva a metà. Qual è il dramma? Che le 500 lire all’impresa del Nord erano insufficienti, non servivano per renderla più competitiva. Le altre 500 a quella del Sud servivano solo per coprire i costi”.

Ecco, se il pensiero nobile di Ettore Gotti Tedeschi (novembre 1984, l’attualissima intervista al settimanale “Il Federalismo”) si traslasse ad altre questioni come i contributi previdenziali (per chi li ha versati e per quelli che li versano per coprire chi li ha evasi ma percependo comunque la pensione), se si trasferisse sul fronte sanitario, dove le nostre tasse finiscono per coprire gli appalti corrotti e taroccati delle regioni in rosso, se si potesse dire che quelle 500 lire vengono investite per dare lavoro ai nostri figli e non per fare formazione per sistemare le orde degli stranieri senza lavoro, se insomma come invocava von Hayek, dipendessimo da scelte sane della nostra precedente o attuale generazione, non saremmo qui a gridare vendetta.

Ora, quale leader da destra o da sinistra spiega come affrontare la questione sociale? Come rendere giustizia a quella del Nord? Nessuno. La via dell’indipendenza da questa condanna è un’eresia.

La sinistra tronfia dei suoi successi giudiziari, può deporre il nemico grazie ad una sentenza, ma ha vinto la papera della fiera. La destra che si accanisce per difendere un individuo prossimo agli anni 80 ha vinto un giro sulla giostra. E la Lega, che si allea con il centrodestra per non perdere i posti, ha perso l’occasione per dimostrare di voler essere diversa. Nel dire cosa, nel fare cosa? Appunto.

La questione sociale del Nord resta inevasa, annacquata. Il Nord ha desertificato la rappresentanza ed è diventato il distretto della produzione di sedie. Comodi, ragazzi, restate seduti.

*presidente Indipendenza Lombarda

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10 Comments

  1. giorgio says:

    Bravo Bernardelli, tutto giusto, citando la fiera dei cavalli di verona, come da un tuo recente articolo, e come del resto ciò che è avvenuto in questi ultimi anni, è tutto peggiorato. Come la fiera di Verona , che conosco da cinquant’anni, ed ho frequentato anche come espositore, innamoratissimo della fiera di quegli anni, e non stò ad elencare le ragioni, che probabilmente tanti conoscono, è pure lei decaduta, ne più ne meno come la politica ed i politicanti, come tu stesso hai ben descritto. Detto questo, io continuo a ripetermi , e mi sembra che anche qualcun altro freme. ma vorrei sapere, per quanto tempo dobbiamo ancora rimanere alla finestra a guardare ed a criticare tutti ?
    A Bovolone sono prossimi alla partenza del 9 dicembre, ma noi quando partiamo ? Sono in tanti a chiederlo, quando si parte ? Quanto ancora dobbiamo aspettare per fare i fatti , io ho proposto in passato, almeno di scendere in piazza per farci conoscere, ma come al solito lettera morta. Ho quasi la sensazione di essere circondato , ancora una volta, solo da teorici ed inguaribili sognatori. Spero tanto di sbagliarmi.
    .

  2. Dan says:

    La giustizia sociale non necessita di un leader ma di gente coraggiosa pronta a rovesciare il sistema tutte le volte che questo cerca di tagliargli i viveri.
    La giustizia sociale non fabbisogna di un pastore che conduca le pecore ma di leoni e lupi pronti a sbranare tutte le serpi e le iene che cercano di banchettare col lavoro della gente di buona volontà.

  3. riccardo says:

    Che cosa vuol dire aver lavorato in vita sua ? È uno schema da pregiudizio , quindi senza vero valore: la vera domada è cosa sa fare , dove vuole andare , con chi , a fare cosa . Secondo l’Italia dei valori , se apriva gli occhi , capiva che erano furbastri di tre cotte , Gabanelli a parte . Terzo, simpatie a parte , se l’Italia fosse piena di parolai come Silvio saremmo la prima democrazia del mondo , caro lei ! L’interdizione di oggi che va in onda è alla voglia di lavorare e di intraprendere che questa Italia talebana e drogata di parassitismo vuole fregiarsi dello scalpo di un uomo positivo , pieno di idee e voglia di far bene e che fatturava , non parole soltanto . Capirá bene che l’idea finchè rimane tale produce anche terreno fertile per essere sviluppata e la passione ardente l’aiuta a crescere sana e forte ; la questione nord da idea è divenuta ideologia unendosi di fatto alle altre speculazioni storiche del novecento che insieme agli speculatori del bisogno interiore di ricerca e bisogno spirituale degli esseri viventi è divenuta invece che linfa , oppio dei popoli. Non esiste giustizia se manca il coraggio , se avete vergogna vi attaccherete continuamente a scuse e a seghe mentali e l’indipendenza dalle schiavitù in fondo vi fa gioco e scuse arrendevoli al senso di impotenza che costantemente alberga nell’impotenza dei vostri bla bla . Con Silvio come Bossi vi hanno messo nel sacco mandandoli al patibolo al posto delle vostre debolezze ; han pagato loro che in fondo , al netto di tanti errori , sono gli unici leader degni di rispetto .

  4. Stefano Gamberoni says:

    Friedrick von Hayek, Legge Legislazione e Libertà, 14,50€
    Il Saggiatore.
    un libro che si deve leggere chiunque vuole capire cosa dovrà essere l’indipendenza.

  5. L'incensurato says:

    P.s. mi pare che Pdl e Lega abbiano gli stessi problemi: se Berlusconi non salva la baracca, con buona pace del “giovane” Alfano,sparisce il centrodestra (come è sparita An dopo fini).

  6. L'incensurato says:

    Quanto vorrei che fosse Bernardelli l’alternativa a Bossi. (altro che Stefanazzi,scusate la franchezza..)

  7. il grigio è il colore del momento says:

    Tutto questo declino ha origine dal mito che in democrazia (ossia con il 50+1%) tutto è giusto e possibile. La maggioranza tende sempre a fare il proprio interesse, non quello di tutti! La democrazia uccide il merito, solo la libera associazione di individui riescono a mettersi a capo elementi validi, riconosciuti validi.
    Qua è stato un “magna magna” non combattuto da un Nord intento a lavorare per crearsi una solidità economica ma ora questa solidità si sta sgretolando sotto il peso dello stato, un Leviatano che è cresciuto a dismisura. Il fabbisogno di questo mostro ha superato già negli anni 80 la ricchezza realmente prodotta. Gli individui che sono stipendiati/pagati dalle tasse hanno superato di gran lunga coloro che le pagano.
    Quando sentirò dire queste cose da qualcuno, vorrà dire che ci sarà la possibilità di cambiare qualcosa.
    Nel frattempo appuntamento al 9 DICEMBRE!!

  8. Caro Bernardelli, l’aspettiamo venerdì a Brescia

    http://www.lindipendenzanuova.com/indipendenza-dallitalia-come-arrivarci-convegno-con-brescia-patria/

    per esporre il vostro punto di vista non su come salvare l’italia, ma come portare in un porto sicuro la nostra scialuppa che da parte nostra, Brescia Patria, è già scesa dalla nave italiana che ancora galleggia grazie a chi vi resta aggrrappato sperando non affondi.

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