La Germania va troppo forte e la Ue vorrebbe fermarla

di REDAZIONE

Siamo al punto che se un Paese Ue è troppo competitivo, non si chiede agli altri di crescere ma a “l’imputato” di rallentare. Succede ovviamente con la Germania che respinge, attraverso il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, le critiche del presidente della Commissione Ue, Jose’ Manuel Barroso, secondo il quale l’ingente surplus commerciale di Berlino costituisce un fattore di squilibrio per l’Eurozona. “La Germania viene invitata ripetutamente, a livello internazionale, ad allentare le proprie politiche fiscali cosi’ da strozzare il proprio surplus”, ha affermato Weidmann, “pero’ non credo che questo argomento sia a prova di bomba e gli eventuali effetti sugli altri Paesi sarebbero minimi”.

Weidmann ha affermato che l’elevato surplus della Germania e’ “in larga parte nei confronti di Paesi esterni all’unione monetaria, rispetto alla quale l’avanzo e’ stato dimezzato tra il 2009 e il 2012”.  Secondo il presidente della Bundesbank, la risposta non sta nel rendere le aziende tedesche meno competitive ma nel “risolvere gli handicap competitivi dei paesi in disavanzo” e, in riferimento alla bassa domanda interna tedesca, “porre la crescita tedesca su una base piu’ larga”.

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4 Comments

  1. Alberto Lusiani says:

    Il fascino dell’appiattimento verso il basso ha ancora i suoi fan specie nei Paesi piu’ arretrati.

  2. giuliano says:

    E’ quello che sta avvenendo in Italia ormai da decenni: il governo di Roma toglie al nord per dare al sud, questo anche grazie ai Sindacati .

  3. il grigio says:

    E’ il “liet motiv” degli statalisti: chi lavora tanto e meglio di te deve essere fermato. Questo atteggiamento è stato sempre sostenuto dai sindacati. Questo atteggiamento è una delle concause di questo declino.
    Via i legacci e lacciuoli e chi saprà fare trascinerà con il buon esempio tutti gli altri.
    Basta socialismo ed egualitarismo: libertà e autonomia!!

  4. Filippo83 says:

    In Italia ne sappiamo qualcosa: decenni di politiche a favore del mercato interno protetto, e per “riequilibrare” verso il basso le regioni piu’ avanzate e piu’ arretrate.

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