La Germania ha espulso il 51% dei profughi

italia-sprofondadi ROBERTO BERNARDELLI – Cosa c’è di diverso tra noi e la Germania? Tutto. Soprattutto quando si apprende che la metà dei profughi, cui fra il 2014 e il 2015 non è stato riconosciuto il diritto d’asilo in Germania, è stata costretta a lasciare il Paese.

In Italia registriamo solo papa Francesco che proclama che gli immigrati sono una benedizione del Signore, il cardinale Scola a Milano che sostiene che il milanese del futuro sarà immigrato. Poi c’è il governo Renzi-Alfano, grazie al quale gli arrivi sono incontrollabili e la gestione impossibile. La notizia tedesca, che si apprende dalla risposta del governo a un’interpellanza parlamentare, si riferisce ad una.quota esatta è del 51%.

Allo stesso tempo l’ufficio federale per l’immigrazione (Bamf) ha reso noto che, alla fine di marzo 2016, erano ancora 410.000 circa le domande di asilo inevase e si ritiene che un numero di profughi compreso fra 300.000 e 400.000 entrato in Germania non abbia ancora potuto presentare domanda. Che fine faranno? La signora Merkel li sbatterà fuori di casa. D’altra parte difende il suo territorio come fanno Ungheria, Polonia, Croazia, Slovenia, Olanda, Francia a Ventimiglia e via discorrendo…

La maggior parte di chi  ha lasciato la Germania dopo il mancato riconoscimento dell’asilo è composta da cittadini dei Paesi balcanici. Ce li troveremo tutti a casa nostra. A questo, d’altra parte, serve l’Europa.

Presidente Indipendenza Lombarda

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One Comment

  1. renato says:

    Alla luce di quanto sopra qual è l’azione da intraprendere ? E’ di chiedere/imporre ad un nostro rappresentante di sicura fede e risolutezza la presentazione dell’interrogazione parlamentare come da copione tedesco (triste dover essere imbeccati per darci la necessaria mossa). Quindi chiara, breve, categorica. E prepararsi alla prevedibile risposta di Alfano con dati ufficiali, se disponibili, o comunque inconfutabili (per non fare la figura dei pisquani). Le palate di guano non devono essere trattenute di fronte ad un ministro che ci sta portando alla rovina o ad una toga purpurea. Chi siede in parlamento per sua decisione e non per costrizione deve attivarsi e non tirare a campare. Chi si è proposto come rappresentare di cittadini non votati alla rassegnazione ha il dovere di difenderli con la dovuta, indispensabile combattività.

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