La fine di Theresa May? È una lezione da imparare a memoria, per chi combatte i populisti

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rassegna stampa

de linkiesta – Non giratevi dall’altra parte, adesso. Guardatela, Londra. Guardatela soprattutto voi, europeisti, anti-populisti, o come vi volete chiamare. Voi che alzavate il sopracciglio, serafici, nel dire che la Brexit sarebbe stata il più grande spot a favore dell’Unione Europea. Voi che dicevate, parafrasando Montanelli, che mettere i populisti di fronte alle loro responsabilità, sarebbe stato il grande vaccino contro il populismo. Voi che nelle piazze piene di bandiere europee vedevate la riscossa di un popolo e chiedevate a gran voce un secondo referendum che avrebbe mondato il Regno Unito dal suo peccato originale. Voi che ridevate sotto i baffi per lo psicodramma delle negoziazioni e per tutte le nefaste conseguenze che i sudditi di Sua Maestà avrebbero subito per aver esercitato male il loro diritto di voto.

Le cattive notizie sono per voi, oggi. Perché oggi è il giorno in cui il Regno Unito vota per le europee e a distanza di tre anni dalla Brexit a finire sotto un treno saranno i Tories di Theresa May e i laburisti di Jeremy Corbyn, mentre il Brexit Party di Nigel Farage, nato meno di due mesi fa, è annunciato sopra il 30%.

Perché Theresa May, all’indomani del voto, presenterà le dimissioni da premier, chiudendo ignominosamente una delle peggiori carriere politiche che si siano mai viste, tra campagne elettorali fallimentari e quattro proposte di accordo con l’Ue su quattro bocciate dal parlamento nonostante i Tories avessero la maggioranza. Perché gli ultimi sondaggi su un ipotetico secondo referendum raccontano che, ops, la Brexit avrebbe buone probabilità di essere confermata: «Non credo che un nuovo voto produrrebbe effetti tanto diversi», ha dichiarato giusto ieri Nathalie Loiseau, viceministra agli affari europei del governo francese, colei che per Emmanuel Macron segue il dossier della Brexit. Perché la Brexit è stata e sarà la tomba politica di chi l’ha avversata – Cameron, May, forse Corbyn – e non di chi l’ha proposta. Perché, in altre parole, i populisti hanno vinto e voi avete perso.

Ah, se pensate sia un caso isolato, vi sbagliate di grosso. Negli Stati Uniti, gli ultimi dati raccontano che Donald Trump ha un tasso di approvazione del 45%, in decisa crescita proprio negli ultimi mesi. La sua rielezione, in altre parole, è più che possibile, soprattutto se l’economia americana dovesse continuare a correre come un treno, nonostante la guerra commerciale contro la Cina. Lo stesso vale per noi in Italia: abbiamo raccontato con dovizia di particolari un anno di disastri di un governo gialloverde, e da tre mesi assistiamo allo spettacolo indecoroso della rissa permanente tra Lega e Cinque Stelle. Ecco, fino a che i sondaggi potevano essere pubblicati (e pure dopo, fidatevi) non ce n’è stato uno che ha dato alle forze di governo un risultato peggiore del complessivo 49% conquistato alle scorse elezioni.

Quindi, no. Se siete teorici del tanto peggio, tanto meglio, se pensate che il modo migliore per battere i populisti sia farli schiantare contro gli effetti delle loro azioni, o contro le responsabilità di governo.

Se credete, per dire, che la prossima legge di bilancio sarà lo showdown definitivo dei nostri gialloverdi di fronte all’irrealizzabilità delle loro promesse, ci dispiace, ma sarete voi, e non loro, a farvi malissimo. E se sperate che basti l’incompetenza altrui per spegnere il fuoco che ha generato la grande ribellione contro le élite, lo status quo, o come lo volete chiamare, avrete brutte, bruttissime sorprese. Roba da far andare il popcorn di traverso.

da https://www.linkiesta.it/it/article/2019/05/23/theresa-may-populismo-sovranismo-governo-salvini-di-maio/42253/

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