La Fiat secondo Gramsci: uno Stato sovrano nord-americano già nel 1919

di ANTONIO GRAMSCIfiat-modelli1

La Fiat è diventata una colonia nord-americana, dove i probi pionieri wilsoniani, con tenacia e perseveranza, lavorano per creare il primo nucleo sociale italiano della Società delle Nazioni. Il capitalista Agnelli è convinto assertore della pace perpetua. Convinto e volenteroso. Una grande idea ha conquistato la sua coscienza. Può un uomo d’azione, un realizzatore, un creatore, un demiurgo della statura di Giovanni Agnelli, lasciare che le grandi idee ammuffiscano nelle soffitte della coscienza? La coscienza di Giovanni Agnelli è un granitico blocco senza interessi e screpolature: fede vi significa azione, concetto universale vi significa atto storico concreto.

L’Agnelli è un uomo moderno, è un militante dell’ideologia democratica; vuole la libertà dei popoli, il riconoscimento delle nazionalità battezzate e cresimate con l’autodecisione plebiscitaria e la costituente. Vuole concretamente e, pertanto, da fedele milite dell’ideale, suscita, nella sfera d’azione della sua volontà individuale, le condizioni necessarie e sufficienti perché il vero diventi fatto, perché l’ideale si attui in istituto storico efficiente. Ed ecco come la Fiat è diventata nucleo sociale organico della Società delle libere nazioni.

Perché le nazioni siano libere, è necessario che gli individui siano «disciplinati» alla libertà nazionale. Gli individui che, per dovere professionale e per ragion pratica di sussistenza, frequentano la Fiat, possono avere interessi contrari e idealità contrastanti con la Lega delle libere nazioni. È necessario quindi sottoporli a rigoroso controllo e disinfezione, e prevenire ogni loro azione che intralci l’inveramento dell’idea. La Fiat, nucleo originario della veniente Società delle Nazioni, si trasforma in uno Stato sovrano, che ha il suo monarca, il suo ministero esecutivo e gli organi di ordinaria amministrazione statale volgarmente conosciuti col nome di polizia.

Ecco dunque la giustificazione storica e razionale delle «colombe» che tutelano l’ordine interno della Fiat («colombe», intuizione gentile linguistica, in cui si contempera la realtà e l’ideale, la pace nell’ordine, la libertà ben intesa e l’autorità; aver scelto la colomba come distintivo della polizia interna nella Fiat, è documento della genialità moderna e wilsoniana del cav. Agnelli). Le «colombe» si sono rapidamente identificate con la dialettica finalistica della Società che sono destinate ad annunciare ed a far nascere; esse capiscono che il metodo migliore di governo è prevenire e non reprimere. Pertanto presuppongono che ogni cittadino del nuovo felice Stato della Fiat sia un ladro, e controllano, controllano, perquisiscono, frugano. Ma non bisogna offendersi; il regime delle libere nazioni ha le sue inevitabili esigenze, cui bisogna sottostare per il felice progresso dell’umanità.

Come bisogna sottostare al controllo politico? Potrebbe realizzarsi l’ordine nuovo wilsoniano, se fosse concessa libertà di propaganda e d’azione agli sconsigliati mestatori che pretendono insolentemente di pensarla in modo diverso da Wilson e da Agnelli? La Società delle Nazioni vuole instaurare la pace perpetua, all’interno e all’estero. La lotta di classe, turbando i rapporti di produzione e di scambio, genera malessere interno e genera necessità di guerre esterne.

Il capitalista, per soddisfare le domande delle maestranze, dovrebbe far pressione sullo Stato centrale per indurlo a conquistare nuovi mercati di esportazione; e allora, la pace perpetua, me la saluta lei? È necessario quindi il controllo politico che impedisca la concentrazione degli operai intorno a un’idea, all’idea socialista, che suscita bisogni insolenti e stimola insolenti domande e, insolenza insolentissima, suggerisce i mezzi adeguati e fruttuosi per costringere i capitalisti a soddisfare le insolenti domande. Ecco dunque la giustificazione razionale e storica della creazione, nel felice Stato sovrano della Fiat, di un corpo di sorveglianti politici che «prevenga» gli operai dal fare propaganda per l’«Avanti!» e per l’idea dei Soviet proletari.

Cosí la Fiat diventa nucleo originario ed organico della Società delle Nazioni, si badi, non degli Stati. Lo Stato accentrato politicamente nel parlamento è forma politica piccolo-borghese. Lo Stato capitalista è la Società delle Nazioni, Stato di classe squisitamente cosmopolita com’è il capitalismo. Gli organi efficienti e storici della Società delle Nazioni sono gli aggruppamenti industriali, o Soviet dei capitalisti. In Italia è nato il primo Soviet dei capitalisti, la Fiat di Giovanni Agnelli, piccolo Stato locale con polizia propria, con un organo giudiziario preventivo proprio, con una legge «generale» propria, che dovrà instaurare la Società delle Nazioni, ossia la esplicita dittatura del capitalismo che abolisce la lotta di classe col terrore bianco, per evitare che sorgano i Soviet dei proletari che aboliscano loro le classi col terrore rosso.

La dialettica storica continua a svilupparsi, unificando i contrari. Siamo giunti al Soviet. Lo sviluppo ulteriore dirà quale forza storica aggettiverà permanentemente il sostantivo: capitalista o proletario?

(5 febbraio 1919).

(DA Sotto la Mole 1916-1920 Antonio Gramsci)

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One Comment

  1. caterina says:

    Chissà cosa direbbe Gramsci oggi che la Fiat e diventata davvero americana e l’Italia e lo stato più vessatore del mondo…
    La casta più pericolosa oggi non è quella economica ma quella politica per mantenere la quale non lavoriamo mai abbastanza…
    L’URSS, il suo sogno, è finita…quanto resisterà ancora il tricolore che ha sostituito in casa nostra la bandiera rossa?

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