La dittatura delle rendite di posizione, la regola del Made in Italy

Il meglio dell’Indipendenza

dittatura

 

 

 

 

 

di CLAUDIO MARTINOTTI DORIA

Murray Newton Rothbard era convinto che le persone ricche e potenti dietro le quinte tendano ad accordarsi, a trovare intese, a tramare per usare i poteri politici e lo Stato al fine di interferire con il libero mercato in modo da consolidare le posizioni dominanti acquisite. Fu anche questa chiave di lettura che lo portò su una posizione fortemente ostile alla riserva frazionaria, da lui equiparata ad una sorta di furto, cioè di violazione della proprietà privata.

Qui sta il punto. Nella gestione del potere che è insito nella gestione del denaro, chi ha il monopolio della creazione del denaro ha il vero potere. Ma parlare di questi argomenti in una società totalmente digiuna di economia monetaria e storia economica è impresa ardua, anzi impossibile. In particolare nel nostro paese, talmente ignorante secondo numerosi studi condotti negli ultimi anni (cito il linguista Tullio De Mauro, ma ce ne sono molti altri) da renderlo irriformabile ed ingovernabile. Se anche si riuscisse, come sperano alcuni movimenti della società civile che hanno partecipato alle ultime elezioni, a rinnovare la classe politica collusa, corrotta e degradata, rimarrebbero migliaia e migliaia di burocrati agli alti livelli gerarchici, pseudo intellettuali ed economisti di regime, media mainstream, un esercito di cortigiani sparsi in una molteplicità di istituzioni, ecc., che impediranno qualsiasi rinnovamento e cambiamento radicale, temendo di perdere i loro privilegi e rendite da posizione.

In pratica la vera lotta è tra chi occupa posizioni parassitarie (pubbliche e correlate) e chi produce veramente ricchezza. Questi ultimi sono ormai ridotti allo sfinimento, dissanguati, anche a causa del senso di responsabilità e sensibilità personale che li ha indotti a sostenere l’attività imprenditoriale e professionale anche con le ultime risorse famigliari disponibili (che erano state accantonate per altri scopi). Molti hanno già desistito e sono emigrati all’estero, soprattutto giovani dotati, creativi, geniali, qualificati. Il problema più insidioso attualmente è rappresentato soprattutto da coloro che non appartengono alla classe dei parassiti e sembrano volerli combattere, ma senza adeguati strumenti culturali e di comunicazione, senza esperienza, competenza ed una motivazione radicata e consolidata, senza un’organizzazione stabile alle spalle, rischiando di fare danni, essere fagocitati, o passare dalla parte dei parassiti, magari con modalità graduali e mistificatorie. Del resto l’Ego è sempre in agguato ed è sensibile alle lusinghe e cadere in tentazione è questione di attimi. Scusate il mio solito ottimismo…

In collaborazione con www.cavalieredimonferrato.it

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