La disgregazione del Belgio alla prova delle elezioni Europee

di CLAUDIO FRANCO

Le elezioni europee che si terranno nella primavera del 2014, giorno dopo giorno occupano sempre più spazio nei media e nella considerazione dell’opinione pubblica. Sono viste come un nuovo “anno zero” per l’Unione Europea, le cui istituzioni dovranno fronteggiare l’avanzata, ormai data per certa, dei partiti euroscettici. Nel frastuono della discussione e della politica, passa in secondo piano un altro avvenimento riguardante Bruxelles, e che segnerà il volto dell’Europa, forse ancora più delle consultazioni UE: le elezioni federali del Belgio.

Sicuramente prima di maggio ci sarà modo di parlare approfonditamente della situazione politica di questo particolarissimo Stato di circa 11 milioni di abitanti, per analizzarne caratteri, prospettive, contraddizioni. Già oggi però, sembra giusto dare un’idea del sistema giuridico-costituzionale in cui i partiti belgi (sarebbe meglio dire fiamminghi e valloni – infatti partiti unici per tutto il Belgio non esistono più) si sono mossi sinora e che essi stessi hanno contribuito a modificare negli anni. Un’idea, appunto, perché la complessità del sistema richiederebbe volumi e volumi.

Il Belgio nasce come Stato unitario nel 1830 e si dà la sua Costituzione l’anno successivo. Fin dal principio è attraversato dalla divisione tra i fiamminghi-olandesi a nord e i valloni-francesi al sud, una bipartizione tuttora esistente, mai superata, e anzi, alla base della crisi dello forma statale unitaria e forse dello Stato del Belgio tout court.

Il superamento della forma di Stato unitaria e la sua progressiva “federalizzazione” (si parla di “federalismo per disaggregazione”) ha inizio con la prima riforma del 1970 e prosegue… CONTINUA A LEGGERE QUI.

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